Ecco come si legge l’oscuro documento sui 21 indicatori regionali del Covid 

Lunedì 9 novembre il Ministero della Salute ha pubblicato un documento dal titolo “Monitoraggio Fase 2 Report settimanale (periodo 26 ottobre-1 novembre”), con i dati dei 21 indicatori regione per regione. Un numerino per ogni casella, talvolta una valutazione espressa in frasi. È un primo passo importante, ma certamente non semplice da comprendere. Chi scrive, che certo non è un genio ma si occupa di dati sanitari da un po’ di anni, ci ha messo una mattinata di massima concentrazione a capirci qualcosa.

Proveremo qui a capire quali sono gli indicatori che hanno inciso di più sulle decisioni del governo di attribuire le zone rosse, arancioni o gialle. Nelle tabelle i dati considerati gravi sono colorati in rosso, il che aiuta a livello visivo i non daltonici.

Come è fatto il documento in Pdf

Il documento, in .pdf, riporta una prima tabella di sintesi, che pero spiegheremo alla fine di questo articolo perché riteniamo che risulti più comprensibile solo dopo aver esaminato le altre. Passiamo quindi oltre, ai tre ulteriori paragrafi, ognuno dei quali descrive una “dimensione” del monitoraggio.

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#6 – Bandiera Gialla

Finché vedrai | Sventolar bandiera gialla | Tu saprai che qui si balla.

Gianni Pettenati ha fatto un bel caos. Da ieri accanto al Leone di San Marco sventola bandiera gialla. Sul ponte invece, sventola bandiera bianca. Sarà che io, affezionata alla follia di Battiato, a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie. 

Da qui

Altra settimana interessante sul fronte Italico. Iniziamo con le segnalazioni EP (Esenti Puttanate). [Disclaimer: non trovate nulla sulle elezioni americane perché sinceramente non sto seguendo bene la cosa. Tutto non si può fare. Mi limito solo a rilevare, dato che vedo le discussioni sui social che neanche Che Guevara, che spero fortemente che vinca Biden, ma è anche vincesse non significherebbe aver sovvertito un sistema: sempre uomo bianco, anziano, eterosessuale e privilegiato è. Così per non perdere di vista i fondamentali.] Comincio col segnalare il video della conferenza stampa con cui il Governo ha spiegato questi 21 indicatori che hanno composto la matrice giallo-arancione-rosso delle nostre regioni. Lungo, noioso, però penso che se si vogliono commentare le scelte bisogna almeno conoscere di cosa si sta parlando, perché se no si parla a vanvera.

Per quanto riguarda la trasparenza dei dati, il gruppo di data scientist e attivisti OnData ha lanciato la petizione per avere i dati aperti, che significa che tutti possono vederli e lavorarci. La trovate qui. Consiglio anche due articoli di Isaia Invernizzi (il giornalista dell’Eco di Bergamo che da qualche giorno ha iniziato a lavorare al Post): il primo su come vanno le cose a Milano, titolo “A Milano non si farà più il tampone ai contatti stretti” e il secondo sul Piemonte, titolo “In Piemonte non sanno più dove mettere i pazienti”.

Per facilitare le cose, su Infodata faremo il Calendario dell’Avvento degli indicatori, il primo è uscito ieri qui (Rt). “Non avete proprio nulla da fare eh”. Eh no, i nostri eroi lombardi sono chiusi in casa, e per distrarsi pensano ai dati del COVID. Io glielo avevo detto di prendere la via della Serenissima, gliela ho anche cantata Siamo noi Bandiera gialla| Vieni qui Che qui si balla | E il tuo cuore batterà. Ma niente, sono persone responsabili.

Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti 
mentre tutti intorno fanno rumore

Questa settimana insomma ho cantato parecchio, Pierangelo Bertoli in primis: ma parlando della vita, e pensando al mio paese | mi è sembrato come fosse tolto un velo | e mi pare di sapere, e finalmente di capire, 
nella vita ogni cosa ha un suo colore |e l’azzurro sta nel cielo, ed il verde sta nei prati, ed il rosso è il colore dell’amore
. E poi c’è quel genio di Gigi Proietti: mica si può non omaggiarlo. Ho fatto la polvere ascoltando quel capolavoro della musica francese che è “Non me rompe er ca”. Ma con l’accento alla Jacques Brel quando canta “Amsterdam”. Nel frattempo mi si è staccata una corda della chitarra. E mai una gioia.

Sempre per la serie “Non me rompe er ca” sul sul profilo twitter dei manoscritti medievali della British Library ho trovato una lettera di protesta dell’allevatore al padrone, datata 2270 anni fa. Dice:”I will not pasture the pigs until I get my salary I have not been receiving in the past 4 months. Greetings!” (Traducono: Non darò da mangiare ai maiali finché non mi pagate 4 mesi di salario).

Comunque, ci siamo anche distratti, e in particolare con Andrea Pennacchi (sì, il magico Pojana) su twitter, insieme a Jacopo Giliberto si dibatteva di Crusca Veneta: delle sfumature di “tepolmainarte”, arrivando ad analizzare la semantica di “mariavergine”. Ho proposto una lettura. Voi che ne pensate?

Concludo, non con libri perché è stata una settimana complicata e non ho letto nulla ma sono andata a camminare nel bosco (senza monopattino elettrico e senza bonus bici). Vi segnalo questa Sonata a tre. Cvetaeva, Pasternak, Rilke su Doppiozero, e questa poesia di Brecht, tradotta da Strehler, postata stamane dall’amico Giorgio Bert, che il Novecento l’ha visto da vicino (seguitelo):

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Si mutano i tempi, l’inutile lotta
di galli violenti futuro non ha.
I folli progetti di tutti i potenti
si oppongono invano al tempo che va.

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Come funziona un reparto di terapia intensiva

“La vera cura dei pazienti COVID-19 in terapia intensiva è la ventilazione: il nostro lavoro è tenerli in vita affinché possano, quando possono, guarire da soli. Al momento l’unico farmaco che dà risultati è il cortisone, a cui si aggiunge l’eparina a basso peso molecolare per evitare embolie e trombosi.” Sono le parole di Maria Luisa Radice, responsabile di struttura di un piccolo ospedale della provincia di Genova, che in queste settimane si ritrova a dover riconvertire la propria terapia intensiva di 7-8 posti – perché questi sono i posti letto di una terapia intensiva di un ospedale di provincia – in reparto COVID, spostando i pazienti non COVID-19 in altre strutture.

È importante valutare la dimensione di un ospedale: abituati a sentir parlare dei grandi centri delle metropoli, fatichiamo a inquadrare l’impatto di questa pandemia sul resto del territorio.

A inizio novembre, contiamo oltre 2000 pazienti COVID-19 in terapia intensiva, l’equivalente di 200 reparti di un ospedale medio solo per pazienti positivi a COVID-19. Da più parti si levano le voci di chi sostiene che l’impatto del nuovo coronavirus sia irrisorio. Non è così: i flussi in terapia intensiva sono stati enormi, la mortalità complessiva in questi reparti è aumentata – almeno stando alle testimonianze dei nostri intervistati – e di fatto si tratta di polmoniti sempre gravissime.

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#5 – Il gioco di Paperopoli

Giovedì ho composto come numero telefonico di un ospedale la sua partita iva. Bene, ma non benissimo: segno che era il momento di fermarsi, bersi una birra e andar per boschi. E, sarà stata la Pedavena, ma pensavo che è un ottimo esempio di quello che sta accadendo, adesso più che a marzo (e qui il paragone lo faccio, eccome): datacaos totale. Uno pensa di avere un dato, e invece non ce l’ha e a un passo dalla fine deve tornare indietro. Pare di stare al gioco dell’Oca. Io da bambina ne avevo uno di Paperopoli particolarmente bello (in foto). Penso sia stato la vetta della FIAT dopo la Panda Young. Se arrivavi alla penultima casella in alto ti diceva di tornare all’officina, collocata dove vedete il mio dito.

Prima su twitter Marco Cattaneo rispondeva a un mio tweet “altro che alzare la cornetta: ci sarebbe da alzare bandiera bianca”. Come sapete a Infodata stiamo cercando da settimane di capire quali caspita sono i dati reali dei ricoveri in terapia intensiva regione per regione. “Ma dai, lo sappiamo: li dice la protezione civile”. Eh, ni. Non siamo certi siano proprio precisi, anche perché ci sono giornali che riportano dati che a noi non tornano. Il nostro Sapomnia che quando si altera non è – diciamo in Veneto – “farina da far ostie” sta telefonando a tutte le regioni per sentire come vanno le cose. Io invece, dopo aver capito che quella era la partita iva e non un numero di telefono, sono riuscita a contattare un ospedale siciliano e mi hanno risposto gentilmente che in questo periodo non autorizzano nessuna intervista perché i medici sono troppo impegnati nell’emergenza. “C’è un motivo per cui parlano sempre gli stessi Grandi Nomi in TV signora, qua non abbiamo proprio tempo!” Aggiungo che qualche giorno fa ho parlato per un’ora e mezza con un’infermiera che lavora in terapie intensive da 15 anni, e quando ho messo giù il telefono mi sono fatta un piantino. Il pezzo uscirà prossimamente. “Eh ma che piagnisteo che sei, non puoi demoralizzare sempre gli italiani!”. Giuro che non è un atteggiamento teatrale il mio: ma penso che siano anche questi gli aspetti reali da raccontare, accanto ai dati. Mi sono segnata una frase di Erasmo da Rotterdam letta su twitter: “Dolce è la guerra a chi non l’ha provata”. Già. Peraltro ieri riguardavo i libri che ho sul comodino da mesi, ma che non ho la forza di leggere (in foto). Notavo che ho scelto due cose proprio piene di allegria.

Un secondo esempio di datacaos sono i dati sulle scuole. Proprio ieri è arrivato il dardo infuocato del Ministero dell’Istruzione contro l’ISS che si sintetizza in “noi abbiamo raccolto e inviato i dati, poi è colpa loro se non ci hanno lavorato”. Un. terzo esempio di datacaos: in questi giorni sta girando online l’immagine di alcuni numeri secondo cui in tutta Italia ci sarebbe stato solo un contagio in teatri o cinema. Purtroppo questo dato non può rispecchiare la realtà, è appunto opaco: la verità è che non vengono raccolte in modo omogeneo le informazioni sul luogo di contagio per il semplice fatto che è difficile risalire a dove è avvenuto il contagio.

Passiamo ad alcune cose che abbiamo fatto questa settimana su Infodata e che non ho segnalato a parte. Anzitutto abbiamo pubblicato la seconda puntata di racconto dei dati AIFA sull’uso dei farmaci durante il lockdown e c’è una buona notizia (voo giuro!) Fra marzo e maggio, nonostante la chiusura, gli italiani non hanno dovuto rinunciare alle cure farmacologiche che già seguivano. A livello nazionale nel periodo pre e post COVID-19, non si evidenziano infatti differenze significative nei consumi per tutte le categorie di farmaci per malattie croniche esaminate. Segno che complessivamente le strategie poste in atto per favorire la continuità assistenziale dei malati cronici e fragili hanno retto. Poi, sulle visite, quella è un’altra faccenda. Poi segnalo la mappa sull’impatto della prima ondata di pandemia sulla mortalità, in tutte le province d’Europa. Perché ancora sento dire “ma se non è morto praticamente nessuno!” Qui non si tratta di decidere se si è morti per o con COVID. Molto semplicemente l’impatto del COVID si è fatto sentire in termini di morti complessive. Tendenzialmente chi controbatte a questo punto tira fuori l’argomento “w la selezione naturale”, ammettendo quindi che la mortalità c’è stata, ma che è un bene svecchiare. E ripenso sempre alla prima volta, in quarta liceo, che lessi Lucrezio e rimasi folgorata da questo passaggio: È una dolce sensazione, quando i venti turbano le acque del mare, assistere da terra al gran travaglio altrui, non perché sia un dolce piacere che qualcuno soffra, ma perché è bello vedere di quali mali tu stesso sia privo.

Suave, mari magno turbantibus aequora ventis, e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est.

De Rerum Natura, II

+++ Ah, prima di proseguire chiedo se per caso sono stata nominata in qualche articolo/post/tweet, di cui non so nulla, perché da un paio di giorni ricevo parecchie richieste di amicizia su Facebook più del solito, e non possono essere certo i miei selfie a-sensuali in tuta con mascherina FFP2 ad attirare cotanta attenzione.+++

Passiamo ai consigli di lettura, sempre EP (Esenti puttanate). Prima di tutto un chiarimento su ciò che ha detto davvero Ilaria Capua sull’immunità di gregge”: questo è l’articolo che lei stessa ha twittato chiedendo di leggerlo prima di insultarla. Altri consigli: il tema è come si diffonde il virus. segnalo questo articolo su Science. Anche El Pais ha scritto un pezzo utile. “Eh ma è in inglese!” Lo so. La verità è che su Infodata abbiamo provato a tradurre il pezzo di El Pais, citando chiaramente la fonte, con l’intento di fare un servizio pubblico. “Ah bene, grazie!” E invece no: letame anche lì. DataMediaHub ci ha twittato “Siamo in dubbio se sia squallido o riprovevole. O entrambi…”. Come diceva ieri un mio amico, in tutt’altro contesto: “Ricordati che nessuna buona azione rimarrà impunita”.

(“Ma citi sempre Infodata”. Eh amici: dei dati che abbiamo raccolto noi so rispondere, di quelli raccolti da altri no).

Spostandoci infine su altri fronti, leggevo questo brano di Wislawa Szymborska, che non compare fra le poesie, ma molto bello.

“Si fece un violino di vetro perchè voleva vedere la musica. Trascinò la sua barca fin sulla cima della montagna e attese che il mare arrivasse a lui. Le notti si dilettava a leggere l‘“Orario ferroviario”; i capolinea lo commuovevano fino alle lacrime. Coltivava le rose con una “z”. Scrisse una poesia per la crescita dei capelli e un’altra ancora sullo stesso soggetto. Ruppe l’orologio del municipio per fermare una volta per tutte la caduta delle foglie dagli alberi. Voleva dissotterrare una città in un vasetto d’erba cipollina. Camminava con la Terra al piede, sorridendo, lentamente, felice – come due e due fan due. Quando gli fu detto che non esisteva affatto, non potendo morire per il dispiacere – dovette nascere. Già vive da qualche parte, batte le palpebre e cresce. Giusto in tempo! In un buon momento! Alla Graziosa Nostra Signora, Dolce Macchina Assennata, presto sarà utile un buffone per suo giusto diletto e innocente conforto.”

Ho poi scoperto questo Egon Schiele “impressionista” grazie a Jacopo Veneziani. Siamo nel 1907-1908 al porto di Trieste.

Per concludere, qui prosegue l’autunno, almeno questo, più bello di altri anni. E torna la voglia di mettersi a sferruzzare, se solo fossi capace. Ogni anno mi metto di buona lena con ferri e macchina da cucire, per preparare le cose per Natale, ma il risultato non è dei migliori ecco… proprio non sono portata, ma mi dà gioia. Segnalo questi video corsi di taglio e cucito.