I tempi di pagamento delle Pa: le regioni più virtuose, i ritardi e una buona notizia

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, nel 2018 l’80% degli importi fatturati è stato regolarmente saldato, con tempi medi migliori rispetto agli anni passati.
Il dato preliminare fornito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze parla di 26,9 miliardi di euro di fatture residue scadute e non pagate su 148,6 miliardi di euro effettivamente liquidabili (ossia al netto della quota IVA e degli importi sospesi e non liquidabili) al 31 dicembre 2018. Nel 2018 sono state registrate oltre 28 milioni di fatture ricevute, e non respinte, dalle pubbliche amministrazioni, per un importo totale pari a 163,3 miliardi di euro, di cui 148,6 miliardi effettivamente liquidabili (ossia al netto della quota IVA e degli importi sospesi e non liquidabili). Le fatture pagate rappresentano invece un importo pari a 120,7 miliardi di euro, che corrisponde all’81% del totale.

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Cambiamenti climatici e salute globale: cosa dicono i dati e la letteratura scientifica

I cambiamenti climatici minacciano di compromettere il raggiungimento dell’assistenza sanitaria universale (Universal Health Coverage – UHC), al centro dell’agenda delle maggiori agenzie internazionali, Agenda 2030 delle Nazioni Unite in testa.

Nei giorni scorsi una lunga analisi, pubblicata sulla nota rivista scientifica British Medical Journal a firma di Renee Salas e Ashish Jha dell’Harvard Global Health Institute, fa il punto sulla letteratura scientifica sul legame fra cambiamenti climatici e salute globale. Perché, con buona pace dei detrattori della scienza del riscaldamento globale, di letteratura scientifica seria ve ne è molta. L’articolo in questione è corredato da una lista con quaranta link a studi e rapporti degli ultimissimi anni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che i cambiamenti climatici causeranno ulteriori 250.000 morti all’anno entro il 2030, tenendo conto solo cinque aspetti: malnutrizione, malaria, diarrea, dengue e ondate di calore. Ci sono poi gli effetti negativi diretti e indiretti, tra cui una maggiore morbilità legata al calore, alla malnutrizione, aumento delle malattie di origine idrica e alimentare e i problemi di salute mentale.

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La storia di Federica, con la sindrome di Wolfram

È difficile accettare a 25 anni di essere incontinente, tanto più se l’incontinenza è anche fecale. Anche perché i farmaci in commercio sono pensati per risolvere le emergenze, non le situazioni permanenti. Federica ha oggi 27 anni e mi racconta a bassa voce ma con fermezza, che purtroppo ogni farmaco che ha provato per risolvere questo problema si è rivelato inutile dopo un mese di assunzione. “Oltre ai farmaci c’è la possibilità di sottoporsi a impianto di un neuromodulatore sacrale, che consta di elettrodi posti vicino all’osso sacro che fanno da tramite fra vescica, retto e cervello per contenere gli spasmi. Purtroppo però con me non hanno funzionato anzi, peggioravano le cose, e ho dovuto farli rimuovere.” Resta un’ultima possibilità: le iniezioni di botulino nella vescica, che dovrebbero paralizzarne gli spasmi, con il rischio però che sia poi necessario fare dell’autocateterismo per riuscire ad andare in bagno. “Io però preferisco rimandare questa opzione più che posso perché penso mi renderebbe ancora meno libera di quanto sono oggi”.

Appena preso il diploma, Federica ha un sogno: andare a lavorare nel Regno Unito. Compra il biglietto, fa le valigie, e parte. I sintomi ci sono già, l’incontinenza urinaria la tartassa già da un paio d’anni, e a scuola non è sempre facile nascondersi. Nel frattempo inoltre le era sorto anche il diabete di tipo 1 che ha reso Federica insulino-dipendente. Il viaggio però dura poco: l’incontinenza fecale si fa sentire con tutta la sua violenza e Federica dopo tre giorni deve tornare a casa. Sono passati otto anni, ma sento chiaramente dalla sua voce che la rabbia di quel giorno non se ne è andata.
Da quel momento passano otto mesi e mezzo per avere una risposta sul filo che lega questi strani sintomi, a cui se ne aggiungono altri, come il nervo ottico assottigliato, che nel caso di Federica non le dà particolari problemi, ma che per altri ragazzi può significare cecità.

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Quanto inquinano gli aerei? Il settore produce il 2% circa delle emissioni di CO2

Secondo il primo rapporto mondiale sul traffico aereo di Airports Council International (ACI) – l’associazione commerciale degli aeroporti del mondo – nel 2018 il traffico passeggeri nel mondo sarebbe in crescita del 6% sull’anno precedente: 8,8 miliardi di persone. Come se tutti gli abitanti del pianeta avessero fatto almeno un viaggio nel 2018, compresi anziani e bambini. Un aumento addirittura accelerato rispetto agli anni passati: il decennio 2007-2017 aveva registrato un +4,3% di traffico passeggeri. Le previsioni globali a medio termine di ACI rivelano che la crescita della domanda di servizi aerei tra il 2018 e il 2023 crescerà di quasi il 30%.
Sono chiaramente i grandi poli ad attrarre maggiore traffico. I 20 aeroporti più trafficati del mondo rappresentano il 17% di tutto il traffico passeggeri globale: 1,5 miliardi di persone.

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