Gli italiani, la scienza e i dinosauri. Come si misura la conoscenza scientifica?

In questo articolo ci siamo occupati di come si misura l’istruzione e la dispersione scolastica. Ci sono altri modi per provare a tracciare il contesto in cui ci troviamo. Uno è misurare le abilità reali dietro la facciata del titolo di studio conseguito. Ci prova per esempio OCSE con i test standardizzati PISA (Programme for International Student Assessment), che provano a misurare le abilità di lettura, conto e lingua straniera fra studenti di diverse età in diversi paesi. Un secondo modo sono i sondaggi (ben costruiti, e non  così frequente che lo siano) dove si chiede agli intervistati di rispondere sulla verità o la falsità di un’affermazione. Ci ha provato un recente rapporto di Eurobarometer dal titolo European citizens’ knowledge and attitudes towards science and technology, costruito su 37.103 interviste in tutto il mondo, di cui 1017 in Italia. Ciò che è emerso sulle conoscenze scientifiche degli europei è poco incoraggiante: una persona su tre pensa che l’uomo abbia convissuto con i dinosauri (Italia in testa!), due su dieci non sa che l’ossigeno che respira viene dalle piante, la metà pensa che gli antibiotici servano anche contro i virus (invece servono solo contro i batteri, motivo per cui non possono “uccidere” SARS-CoV2). Due persone su dieci non sanno che anche le Scienze sociali utilizzano metodi statistici matematici e modellistica.

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Gli italiani, lo studio e la dispersione scolastica. Come si misura l’istruzione?

Un problema tradizionale enorme della comunicazione istituzionale – scientifica e non – è che il più delle volte si rivolge a un pubblico che crede molto più omogeneo di quello che realmente è. In periodi di “pace” non ce ne rendiamo molto conto, ma in momenti caldi come quello che viviamo da 20 mesi, dove non solo si chiede di ragionare in termini probabilistici, ma si chiede alle persone di cambiare le proprie abitudini per fare prevenzione (se non precauzione!), il pasticciaccio emerge con prepotenza.

4 italiani su 10 dai 25 ai 64 non hanno il diploma

Il 4,6% degli italiani residenti con più di 9 anni è analfabeta  , cioè – da definizione Unesco – una persona che non sa né leggere né scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera. Con punte del  7% in Calabria e del 6,7% in Basilicata. I laureati – anche solo triennali – sono il 14%, una crescita del 3% rispetto al 2011, mentre i dottori di ricerca hanno visto un incremento del 40% in appena 8 anni. In generale solo il 50% degli italiani con più di 9 anni ha almeno un diploma professionale, cioè l’altra metà ha solamente la terza media. Per essere più precisi, 4 italiani su 10 dai 25 ai 64 non posseggono un diploma.

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Quanti interventi chirurgici oncologici abbiamo perso durante la pandemia?

Ormai i tempi sono abbastanza maturi per iniziare a misurare quali sono gli effetti portati dalla pandemia sulla qualità dell’assistenza sanitaria in Italia e le vulnerabilità rimaste pelle viva: le visite mancate, gli interventi posticipati, gli screening rimandati, che si traducono in un maggiore ammontare di «malattia» fra la popolazione.

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Impari opportunità di carriera. Lo dicono i numeri

Sono 407 le ricercatrici e docenti universitarie (tutte donne) che a giugno 2021 hanno firmato una petizione indirizzata alla ministra Maria Cristina Messa e alla Conferenza dei rettori delle università italiane chiedendo “un intervento non di protezione delle docenti universitarie italiane, ma di riconoscimento” dell’impegno che hanno profuso sul fronte della cura della famiglia in questi mesi di chiusure forzate dettati a causa della pandemia covid-19. Un onere che si è tradotto in una riduzione del tempo dedicato alla ricerca e di conseguenza sul numero delle pubblicazioni scientifiche, metro principe per la partecipazione a concorsi per avanzare di carriera.

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