Rachele, pilota di auto da corsa con la fibrosi cistica

Me lo ripete diverse volte, Rachele Somaschini, di essere stata fortunata. Fortunata a nascere a Milano, nel 1994, in una famiglia che ha saputo trovare il modo di farla convivere con la malattia senza che lei percepisse alcuna privazione o alcun timore di vivere per tutta l’infanzia. Fortunata perché una tra le due mutazioni genetiche ereditate è meno severa e sembra aver mitigato il decorso della fibrosi cistica. Ci sono persone malate che anche con la migliore assistenza medica e fisioterapica, con il migliore supporto familiare, scolastico e la giovane età, non vivono una quotidianità serena.

Rachele è un’atleta: oggi ha 25 anni e da quattro corre in macchina, sport in cui si è subito rivelata una campionessa. Uno sport che a qualsiasi altra persona solo a guardarlo toglie il fiato, mentre a Rachele il fiato lo dona.

“Lo sport è oggi ed è sempre stato centrale nella mia vita. Con mio padre, da sempre appassionato ed ex pilota, ho esordito a soli 19 anni in una gara storica e una volta salita non sono più voluta scendere dall’auto, con mia madre che per poco non sveniva dall’ansia!”. Rachele è stata fortunata perché è nata dopo l’approvazione della legge 104 del 1992, che fra le altre cose ha reso obbligatorio lo screening neonatale direttamente nell’ospedale di nascita. Grazie allo screening, i medici hanno potuto da subito ipotizzare la malattia di cui, a un mese dalla nascita con il test del sudore, è stata confermata la diagnosi. Una caratteristica della malattia è proprio il sudore, molto più salato di quello delle persone sane. Un proverbio tedesco del XVII secolo recitava «Morirà presto il bambino, la cui fronte sa di sale».

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Unioni civili compiono tre anni. Un primissimo bilancio

Sono passati ormai tre anni dall’entrata in vigore della Legge Cirinnà sulle unioni civili fra coppie dello stesso sesso, anche se i dati più recenti a livello nazionale sono al momento aggiornati al 31 dicembre 2017.
Considerando sia le unioni civili costituite in Italia sia le trascrizioni di unioni costituite all’estero, nel primo anno e mezzo si sono registrate 6.712 unioni, e sono state di più le coppie di uomini a celebrare in questo modo il loro amore: precisamente 4682, a fronte di 2030 coppie di donne, per un totale di 13 mila persone coinvolte, cioè 2 cittadini su 10 mila. Un’unione su quattro è avvenuta a Roma, Milano e Torino.
Per fare un paragone, solo nel 2017 (dati istat ) sono avvenuti in Italia 191.287 matrimoni, la metà con rito civile e l’altra metà anche religioso.

Si sa, il trend è che ci si sposa sempre di meno: il confronto tra i dati del Censimento della popolazione del 1991 e quelli riferiti al 2018 mostra infatti che fra i 15- 64 enni, a fronte di un lieve calo della popolazione (- 309 mila persone), si contano 3,8 milioni di matrimoni in meno e 3 milioni di celibi e oltre 972 mila divorziati in più. Al 1 gennaio 2018 il numero dei coniugati e dei celibi è quasi il medesimo: 28 milioni contro 25 milioni.
Trent’anni fa la metà degli uomini e il 69% delle donne fra i 25 e i 34 enni era sposato, oggi lo è rispettivamente il 19,1% dei maschi e il 34,3% delle femmine. I celibi erano il 48,1% dei giovani uomini e il 29% delle giovani donne: oggi sono rispettivamente l’ 80,6% e il 64,9%. Nella classe di età 45-54 anni quasi un uomo su quattro non si è mai sposato mentre è nubile quasi il 18% delle donne.

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Cellule staminali del cordone ombelicale per ringiovanire le cellule del sangue

La ricerca scientifica ha ampiamente documentato che la lunghezza dei nostri telomeri – strutture del DNA che hanno il compito di proteggere i cromosomi, quindi il nostro DNA, dai danni esterni e dal deterioramento – è correlata con l’invecchiamento della cellula, quindi del nostro organismo. Il telomero è un vero e proprio marcatore dell’invecchiamento cellulare: più la cellula è “vecchia”, più il telomero risulta corto. Da anni viene studiato come indicatore di malattie della terza età, inclusi il cancro, l’ aterosclerosi e il diabete.

Tutti nasciamo con telomeri della stessa lunghezza, che tuttavia con il passare del tempo finiscono per accorciarsi. Questo avviene essenzialmente a causa dell’attività della telomerasi, l’enzima che ripara e restaura i telomeri. Tuttavia, questo accorciamento può essere anche dovuto a danni ambientali, al fumo o alla chemioterapia, che contribuiscono a ridurre la lunghezza dei telomeri.

La possibilità di rallentare l’accorciamento di queste regioni del cromosoma o di allungarle nuovamente, qualora si fossero accorciate, è un ambito molto studiato dalla ricerca biomedica. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche, capaci cioè di rigenerare gli elementi che compongono il sangue, è oggi terapia salvavita per la cura di numerose malattie del sangue, anche gravi. Trovare un donatore di midollo che sia compatibile però non è semplice e gli scienziati sono da tempo alla ricerca di alternative efficaci.

Una di esse è rappresentata proprio dalle cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale. Sono cellule molto giovani, con telomeri lunghi e mai esposti ai danni ambientali. Sono simili alle cellule del midollo e sono in grado di dare origine a svariati tipi cellulari, con un minor rischio di rigetto.

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Italia agli ultimi posti nella comprensione della “digital economy”

Lo Skills Outlook Scoreboard di OCSE, rilasciato qualche giorno fa è lapidario: la popolazione italiana non possiede le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale, sia nella vita sociale che sul posto di lavoro. Solo il 36% degli italiani, la percentuale più bassa tra i paesi OCSE, è in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata. Solo un italiano su cinque tra i 16 e i 65 anni possiede un buon livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo (cioè ottengono almeno un punteggio di livello 3 nei test di alfabetizzazione e calcolo). Si tratta del terzo peggior risultato tra i paesi esaminati.
L’Italia è il paese con la più bassa percentuale di lavoratori capace di utilizzare software anti-tracking (lo sa fare l’8% degli intervistati), e di modificare le proprie informazioni personali online (sa farlo solo la metà delle persone). Un quarto degli italiani invece sa impostare i cookies nel proprio sito o blog. Gli anziani con scarse capacità cognitive e digitali sono un terzo del totale in Italia, mentre la media OCSE è del 17% e in Norvegia si arriva a quote bassissime, meno del 5%.

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