Pagare le persone per smettere di fumare funziona?

RICERCA – Ci si chiede da anni se una strada per portare alla riduzione dell’abitudine al fumo sul luogo di lavoro possa passare anche attraverso incentivi economici. Per la scienza non è solo una questione etica, ma di valutazione scientifica dell’efficacia di un approccio anche economico nella rieducazione della popolazione. Finora la letteratura ha prodotto solo fumate nere, in tutti i sensi.

Nel 2015 è stata pubblicata addirittura da Cochrane una revisione che aveva concluso che le ricerche svolte fino a quel momento non erano sufficienti per dare una risposta definitiva, né positiva né negativa.

“Questi programmi altamente remunerativi possono essere fattibili solo in culture in cui i programmi di sostegno alla cessazione funzionano già come parte di una politica di salute pubblica” spiegavano gli esperti di Cochrane. “È importante inoltre che la ricerca futura esamini una varietà di possibili programmi di incentivi, con vari meccanismi di ricompensa e in un ventaglio di popolazioni di fumatori”.

Continua su OggiScienza

Ozono: la Pianura Padana maglia nera d’Europa

Secondo quanto riporta l’ultimo rapporto Air Quality in Europe 2018dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, la nostra Pianura Padana è la zona con la più alta concentrazione di Ozono troposferico (O3) d’Europa. L’unica area del continente dove nel 2016 si sono toccati vertici di più di 140 μg/m3 di concentrazioni massime di Ozono su una media giornaliera di 8 ore, quando la soglia di sicurezza dell’OMS è di 100 μg/m3.
Siamo il paese europeo in cui l’Ozono ha mietuto più vittime. Le stime parlano di 3.200 morti premature nel 2016 in Italia dovute a questo inquinante, un quinto delle morti di tutta Europa. Certo, siamo lontani dall’impatto di PM10 e PM2,5 in termini di mortalità: rispettivamente 60 mila e 20 mila decessi solo in Italia nel 2016. Sono 53 invece gli anni di vita persi a causa di questo inquinante in Italia su 10 mila abitanti, contro i 900 persi per esposizione a PM10 e i 300 a PM2,5.
Non è un caso che la Pianura Padana sia la maglia nera d’Europa: l’Ozono troposferico è detto “inquinante estivo” perché viene prodotto soprattutto durante i mesi più caldi, quando la radiazione solare è molto elevata. Il calore produce reazioni chimiche nella bassa troposfera, che in condizioni critiche possono portare allo “smog fotochimico”. L’O3 è quindi un inquinante secondario, dovuto a fattori antropici, perché prodotto dalla reazione dell’ossigeno con il biossido di azoto (NO2) e con il contributo dei composti organici volatili (COV).
Il 2016 è stato definito dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale come l’anno più caldo mai registrato a livello mondiale, e in Europa è stato il terzo anno più caldo dopo il 2014 e il 2015.

Continua su Rivista Micron

Segnalati 2.295 casi di morbillo in Italia nel 2018. Il 91% non era vaccinato

Secondo i dati dell’ultimo bollettino mensile dell’Istituto Superiore di Sanità dal 1 gennaio al 30 settembre di quest’anno sono stati segnalati2.295 casi di morbillo in Italia e fra coloro per i quali è noto lo stato vaccinale, il 91,1% non era vaccinato, il 5,6% aveva effettuato una sola dose, l’1,4% aveva ricevuto entrambe le dosi e l’ 1,9% non ricorda se e quando ha ricevuto il vaccino. La presenza di non vaccinati fra gli operatori sanitari rimane un problema evidente, con 100 i casi segnalati, cioè il 4,4% del totale, di cui 83 non erano stati vaccinati con nemmeno una dose 8 avevano ricevuto solo una dose, e 3 casi con due dosi. Vale la pena ricordare che aver ricevuto entrambe le dosi del vaccino in età infantile non assicura una copertura totale per tutta la vita, pertanto gli esperti suggeriscono un richiamo nei giovani adulti.

Nel 2018 la maggior parte delle infezioni (oltre il 60%) è avvenuta fra i 15-39 enni, con una prevalenza di 85 casi per milione di abitanti. Una su cinque ha coinvolto bambini con meno di 5 anni.

Continua su Il Sole 24 Ore

Aborto e matrimoni gay: come la pensano i cristiani europei?

Nella puntata precedente dedicata al sondaggio di Pew Research sull’essere cristiani in Europa Occidentale avevamo sottolineato che riguardo all’accoglienza delle persone musulmane i cristiani non praticanti hanno posizioni più vicine a quelle dei cristiani praticanti (e quindi una minor predisposizione all’accoglienza) rispetto a quelle dei non religiosi.

Sull’aborto e sui matrimoni omosessuali invece si osserva il contrario. La stragrande maggioranza dei non religiosi e dei cristiani non praticanti è a favore della legalizzazione dell’aborto e dei matrimoni gay. La distanza maggiore è con chi frequenta la chiesa, anche se dobbiamo stare attenti a non generalizzare.

I cittadini europei che si definiscono cristiani, anche se non praticanti, sono circa la metà dei rispondenti, mentre la restante metà si divide equamente fra cristiani praticanti e non religiosi.

In realtà da paese a paese però la situazione varia molto: in Italia in particolare il 40% dei rispondenti è cristiano praticante (la percentuale più alta d’Europa), un altro 40% si dichiara cristiano ma non praticante e il 15% non si sente legato ad alcuna religione. Nei paesi nordici invece la situazione è opposta: in Belgio, Danimarca, Svezia e Finlandia solo il 10% dei cittadini è praticante, e in particolare in Svezia e Norvegia quasi la metà dei rispondenti si è dichiarata non religiosa.

Continua su Il Sole 24 Ore