[VIDEO] Fare la giornalista scientifica in tempo di Covid. Seminario UNIFI (11.11.2020)

Cari amici,

condivido se interessa un seminario su “Il lavoro del datajournalist in epoca COVID” che ho avuto la gioia di tenere al mio vecchio corso di laurea magistrale in Logica e Filosofia della Scienza all’Università di Firenze lo scorso novembre.

Si parla di metodo prima di tutto, ma anche di dati, fra cui i 21 indicatori per la scelta dei colori, che erano appena usciti.

Da aprile 2020 nessun caso di morbillo e rosolia in Italia

Non solo la stagione influenzale sta seguendo un andamento più contenuto rispetto agli anni precedenti, ma anche i casi di morbillo e rosolia non sono mai stati così bassi negli ultimi anni: da aprile a fine ottobre 2020 non è stato segnalato all’ISS nessun caso di morbillo né di rosolia.

Dal 1 gennaio al 31 ottobre 2020 sono arrivate infatti segnalazioni da 12 Regioni, per un totale di 101 casi di morbillo (incidenza 3,3 casi per milione ), di cui 52 nel mese di gennaio, 40 nel mese di febbraio e 9 nel mese di marzo.

Lo mostra l’ultimo rapporto, aggiornato al 30 novembre, della Sorveglianza Integrata del Morbillo e della Rosolia dell’Istituto Superiore di Sanità.

Attenzione: non si parla solo di bambini L’età mediana dei nuovi casi di morbillo è 33 anni (contiamo 12 contagi tra operatori sanitari e due tra operatori scolastici) e nella metà dei casi il morbillo ha riguardato persone tra 15 e 39 anni di età. Sono stati cinque invece i casi, su 101, in bambini con meno di un anno di età. Il 93% dei casi non era vaccinato al momento del contagio e ricordiamo che ci si può vaccinare a qualsiasi età.

Le complicazioni sono sono poche

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Quanti sono i “furbetti del vaccino”? Stime, indicazioni del ministero e la questione della “sesta dose”

Che ci siano stati in queste prime settimane di vaccinazione dei “furbetti del vaccino”, come sono stati definiti, cioè persone a cui è stato somministrato il vaccino ma che non appartengono alle categorie a rischio indicate dal ministero, è un fatto. Sono molte le storie di tentativi riusciti di farsi vaccinare “da esterni”, da nord a sud, e la cosa è gravissima. Se c’è un piano per proteggere i più fragili, in una prima fase, con poche dosi, va rispettato, anche perché non sappiamo ancora se il vaccino protegge solo noi dallo sviluppare la malattia, oppure evita le infezioni fra persone.

Altra cosa però è stimare le esatte dimensioni del fenomeno.

Da più parti si propone la stima che queste persone “fuori lista” siano nell’ordine di 100 mila. Il calcolo emerge sommando i dati sul numero di vaccinati indicati nelle tabelle del Ministero (e quindi conteggiati dalle regioni) che non rientrano né fra gli ospiti delle RSA né fra il personale sanitario o socio-sanitario, né fra gli over 80. Notiamo anzitutto una grande variabilità fra regioni circa il “peso” di questi “non sanitari” sul totale dei vaccinati.

Emergono però alcune questioni da chiarire:

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Perché non ci sono dati scientifici per decidere se tenere chiuse o aperte le scuole? #spiegone

Nella vita, lo sappiamo, una scelta può rivelarsi giusta, alla fine, anche se mossa da motivi poi rivelatasi sbagliati. Succede. La riapertura delle scuole è un esempio di questa complessità: tenerle chiuse potrebbe rivelarsi la scelta più giusta, permettendoci di contenere i contagi in questa fase delicata. Ma il punto è che non c’è al momento un motivo davvero “scientifico” per optare per l’una o l’altra scelta, perché non ci sono studi definitivi sull’impatto della scuola sull’andamento dei contagi. Ci sono delle correlazioni valide, per esempio che a ottobre la curva dei contagi è risalita aprendo la seconda ondata, proprio dopo una ventina di giorni dall’apertura delle scuole, ma non ci sono ancora delle certezze circa la causalità diretta. La differenza fra questi due concetti è centrale per la scienza: “correlation is not causation”.

Un esito può essere frutto della concorrenza di diversi fattori, dove il peso di ognuno cambia a seconda del contesto locale che si analizza. Per questo parlare “dell’impatto della scuola”, tutto al singolare, può essere fuorviante.
Significa che se non abbiamo dati certi non dobbiamo chiudere le scuole? No, vuole solo dire che la scelta di non riaprire la scuola può essere solo una scelta di prevenzione per provare a ridurre a priori i contatti fra famiglie in un momento in cui i contagi sono ancora alti, il personale medico è allo stremo, gli ospedali sono ancora in difficoltà e le coperture vaccinali procedono a rilento.

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