[video] Comunicare la salute sui social: che cosa troverete nella prossima edizione di HealthCom Program

Qui è dove io e il mio pallore raccontiamo come è andata la prima edizione di HealthCom Program, conclusa a dicembre (10 lezioni in webinar sulla comunicazione sanitaria sui social media), e che cosa bolle in pentola da qui al 2020.

Spoiler, se non volete sentirmi:
🔹 siamo contenti
🔹 stiamo finalizzando un piccolo ebook gratuito da scaricare
🔹 stiamo studiando nuovi elementi per il corso (per es. TikTok, la marketing automation)
🔹 lanceremo nelle prossime settimane un piccolo sondaggio a risposta multipla dove chi lo desidera potrà suggerire contenuti che sarebbe interessato ad approfondire.

Per il resto, tutte le info qui: www.healthcomprogram.it

Scuola, libri e letture: pochi grandi editori controllano il mercato

Negli ultimi vent’anni anche l’editoria italiana è cambiata: sono aumentati i titoli pubblicati ma si è ridotta e la tiratura complessiva. Inoltre, sebbene il nostro paese veda da sempre un pullulare di piccoli editori, sono i Big a crescere maggiormente: 5 titoli su 6 sono pubblicati dai grandi editori, con una forte concentrazione della produzione al Nord. La buona notizia è che il numero di libri pubblicato in Italia cresce: con 75.758 titoli pubblicati, il 2018 ha visto un aumento della produzione dell’1,1% in totale; 1,2% per i grandi; +1,7% per i medi, anche se i piccoli editori hanno registrato un calo del 3,3%.

Ad andare alla grande sono in particolare l’editoria scolastica e quella per ragazzi.  Le opere scolastiche sfiorano infatti il 13% del totale dei titoli e i libri per ragazzi il 9%. Si osserva un aumento della produzione scolastica sia in termini di titoli (+2,8%) che di copie stampate (+11,8%).

Nel complesso sono 1.564 gli editori attivi censiti nel 2018, ma la metà esatta (il 51,1%) ha pubblicato un numero massimo di 10 titoli all’anno, classificandosi come “piccoli editori”, il 33,8% fra le 11 e le 50 opere (si parla in questo caso di “medi editori”), mentre soltanto il 15,2% ha pubblicato più di 50 opere annue. Questi grandi editori coprono quasi l’80% della produzione in termini di titoli e il 90% della tiratura.

Continua su Il Sole 24 Ore

Mi sono iscritta a WT:Social. Chi trovo? (Se non sapete che cos’è leggete questo post)

Mi sono appena iscritta a WT:Social per questo esperimento social(e) di socialné che ha come elemento differenziante il fatto di condividere solo notizie factcheckizzate. È un social fondato da poco (e in fase beta) aperto dal fondatore di Wikipedia.

Trovo qualcuno di voi?

Se non sapete che cos’è, vi consiglio questo articolo di NinjaMarketing e questo di Wired. In buona sostanza è simile a Facebook come struttura: con gli amici e i followers, ma si interagisce all’interno di gruppi (subwiki) a cui ci si iscrive. Si può anche crearne di nuovi, io per esempio ho creato il gruppo DataJournalism, dato che non c’era.

Per iscriversi non serve pagare nulla, anche se la logica di mantenimento del social è no ADV, sì donazioni. Si può fare abbonamento mensile a 12 euro o annuale a 90 euro. Ma – di nuovo – al momento non è obbligatorio, perché da quanto capisco ora per loro l’importante è avere nuovi membri.

La logica di iscrizione è un po’ strana. Se semplicemente ti iscrivi senza che nessuno ti inviti il social ti propone l’abbonamento per procedere, e ti mette in coda come al super, mentre se sei invitato e inviti a tua volta puoi sorpassare la fila e iscriverti gratuitamente.

Se volete iscrivervi potete usare il mio link di invito, cioè iscrivervi aprendo il social da questo link.

A me viene sempre in mente il vecchio adagio “se qualcosa è gratis è perché la merce sei tu”.

(Se poi non piace come social ci si può sempre cancellare eh)