Il 43% dei ricercatori ha vissuto episodi di bullismo: la denuncia di Nature

La rivista Nature è perentoria: ambienti altamente competitivi e ostili stanno danneggiando seriamente la qualità della ricerca. È il frutto di un ampio sondaggio, condotto da Wellcome, un noto ente britannico che finanzia la ricerca scientifica, con sede a Londra, che prima di ragionare su come investire risorse per migliorare gli output scientifici si è chiesto se forse non fosse il caso di capire come sta chi la ricerca la deve progettare e mandare avanti ogni giorno.

Così è nato questo sondaggio su oltre 4300 ricercatori provenienti da 87 paesi, tre quarti dei quali occupati nel Regno Unito, dal quale è scaturito il rapporto What Researchers Think About the Culture They Work In (Cosa pensano i ricercatori del contesto culturale in cui si ritrovano a lavorare). In tutto il mondo si fa un gran parlare di “eccellenza scientifica” come driver di sviluppo sostenibile. Secondo quanto riporta Nature, la Germania prevede di spendere 533 milioni di euro all’anno per la sua strategia di eccellenza nell’ambito della ricerca scientifica, il Regno Unito 2 miliardi di sterline di finanziamenti pubblici. “Without human insights, data and the hard sciences will not meet the challenges of the next decade” scrive sempre il 15 gennaio sulle pagine di Nature, Hetan Sha CEO della British Academy.

I risultati sono – appunto – molto seri: le logiche negli ambienti di lavoro sono per lo più percepite come negative da parte degli scienziati. Circa l’80% dei partecipanti ritiene infatti che la concorrenza abbia favorito condizioni di lavoro scoraggianti, come orari di lavoro non controllati, scarsa sicurezza rispetto al proprio futuro professionale e conseguenti guerre all’ultimo finanziamento. Due terzi degli intervistati hanno affermato di lavorare per più di 40 ore alla settimana, il 30% addirittura più di 50 ore, e che gli aspetti negativi di questa logica non sono compensati dalla sicurezza di mantenere il proprio lavoro e dalla capacità di lavorare in modo autonomo, flessibile e creativo. A malapena il 30% degli intervistati ritiene di avere una carriera solida.

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Crisi alimentare: ecco dov’è più violenta (e perché c’entra il clima)

L’editoriale dell’ultimo numero della rivista Nature è netto: l’alimentazione è un fattore determinante per la morbilità e la mortalità infantili, così come il livello di istruzione è un fattore determinante per la salute dei bambini. Simon Hay e i suoi

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Inquinamento, polveri sottili e particolati: ecco come incidono a 360 gradi sulla nostra salute

Nei giorni scorsi si è parlato molto di misure anti inquinamento da particolati (le sostanze sospese nell’aria che hanno una dimensione fino a 100 micrometri, PM10, PM 2,5) in Lombardia, che si sono tradotte in uno stop alla circolazione dei veicoli più inquinanti, motori Euro 4 diesel compresi. A quanto pare però la situazione è più pericolosa di quanto si pensa. Secondo quanto riporta  la nota associazione milanese Cittadini per l’Aria, test svolti da Transport & Enviroment sui due veicoli diesel Euro 6 più venduti in Europa mostrano che le nuove auto di questo tipo continuano a violare i limiti di legge sulle emissioni di polveri sottili, con picchi di inquinamento fino a 1.000 volte i valori considerati standard.

Certo, non è solo il settore dei trasporti a produrre particolati. Secondo il XIV Rapporto Qualità dell’ambiente urbano di ISPRA (ne parlavamo qui ), il 59% del particolato primario (quello cioè direttamente emesso dalle sorgenti inquinanti come dai tubi di scappamento delle auto) è dovuto al riscaldamento. Caldaie, stufe e caminetti, solo da metà ottobre a metà aprile, sono responsabili di più del 60% delle polveri sottili emesse nel 2015.

Salute infantile Gli effetti dell’esposizione sulla salute di adulti e bambini sono numerosi: problemi respiratori in primis, specie nei più piccoli, ma anche conseguenze al sistema cardiocircolatorio, allergie, ma anche tumori e problemi durante la gravidanza. Un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dal titolo Air pollution and child health  , pubblicato a ottobre 2018, evidenzia che l’esposizione all’aria inquinata durante la gravidanza aumenta la probabilità di partorire prematuramente e quella che i bambini abbiano basso peso alla nascita, oltre a incidere sul neurosviluppo del feto dunque sulle loro capacità cognitive.

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Come abbassare lo zucchero nella tua dieta. Accetta la nostra sfida in 7 giorni

È probabile che tu stia mangiando più zucchero di quanto dovresti, anche se hai l’impressione di non aver abbondato di caramelle, bibite gassate, gelati. Il problema è che lo zucchero aggiunto(cioè esclusi gli zuccheri che si trovano naturalmente in alimenti come frutta o latticini) si nasconde in quasi il 70 percento degli alimenti confezionati: si può trovare nel pane, negli alimenti salutari, negli snack, negli yogurt, nella maggior parte degli alimenti per la colazione e nelle salse.

Si stima che l’americano medio assuma circa 17 cucchiaini di zucchero aggiunto al giorno: il doppio del limite raccomandato per gli uomini (9 cucchiaini) e il triplo di quanto suggerito alle donne (6 cucchiaini). Per i bambini, il limite dovrebbe essere di circa tre cucchiaini di zucchero aggiunto e non più di sei, a seconda dell’età e delle esigenze caloriche.

Tagliare lo zucchero aggiunto non comporta mettersi a dieta o sottoporsi a importanti privazioni. Non si tratta di contare le calorie o ridurre i grassi, né tantomeno rinunciare a dessert. In questi giorni il New York Times ha lanciato ai suoi lettori una sfida della durata di 7 giorni per provare a ridurre la percentuale di zucchero assunto, suggerendo alcune piccole modifiche nel proprio comportamento. Ci è piaciuta l’idea, e abbiamo pensato di rilanciare la sfida anche ai lettori di OggiScienza.

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