Lo dichiara una lunga revisione sistematica della letteratura pubblicata su The Lancet Planetary Health: la presenza di aree verdi è un determinante sociale della salute. Intuitivo, a pensarci bene, ma per affermare che il benessere fisico è davvero aumentato è necessario avere in mano delle prove, molte prove, sia epidemiologiche che da studi longitudinali, ovvero ricerche che effettuano ripetute osservazioni dello stesso fenomeno in un lungo periodo di tempo, per capire se sussiste una correlazione statisticamente rilevante fra la prossimità di spazi verdi e la mortalità per tutte le cause. È la prima e la sintesi più completa ad oggi sugli spazi verdi e sulla mortalità per tutte le cause, ed è l’unica fino a oggi a concentrarsi sugli studi di coorte.
Salute & sanità
Antibiotico resistenza in Europa: cosa è cambiato (in peggio) in soli tre anni
Nel complesso per la maggior parte delle combinazioni di gruppi batterici-antimicrobici, le variazioni nelle percentuali di resistenza tra il 2015 e il 2018 sono state moderate e la resistenza è rimasta ai livelli elevati precedentemente riportati, con qualche allarmante eccezione che riguarda anche l’Italia.
Come negli ultimi anni, anche nel 2018 la situazione della resistenza antimicrobica in Europa presenta ampie variazioni, a seconda delle specie batteriche, del gruppo antimicrobico e della regione geografica. Per diverse combinazioni di gruppi batterici specie antimicrobiche, è evidente un gradiente da nord a sud e da ovest a est. In generale,percentuali di resistenza inferiori sono state segnalate dai paesi del nord, mentre percentuali più elevate sono state riportate nel sud e nell’est dell’Europa. Tra il 2015 e il 2018, ci sono state piccole ma significative tendenze decrescenti nelle percentuali medie ponderatesulla popolazione europea per la resistenza all’aminopenicillina, la resistenza agli aminoglicosidi e la resistenza ai carbapenemi, mentre le tendenze della resistenza ai fluorochinoloni e alle cefalosporine di terza generazione sono aumentate significativamente nello stesso periodo.
Dossier su Le Scienze sulla salute riproduttiva della donna
Morti da parto forse evitabili, basso uso di contraccettivi e disinformazione: in Italia la salute riproduttiva delle donne ha qualche problema
Un recente rapporto ha mostrato che in Italia la mortalità materna è più elevata rispetto a quanto si ritenesse in passato. E che molte di queste morti forse si sarebbero potute evitare se l’assistenza fosse stata più appropriata.
Migrazioni e salute in Europa: quanti e quali dati possediamo?
Qual è la disponibilità e l’integrazione dei dati sulla salute dei rifugiati e dei migranti nei sistemi informativi sanitari in Europa? A questa domanda ha cercato di rispondere il rapporto 66 della serie Health Evidence Network (HEN) dell’OMS, pubblicato a ottobre 2019.
Il documento è una revisione della letteratura peer-reviewed e della letteratura grigia pubblicata in inglese, tedesco e russo tra il 2000 e il 2018, per un totale di 696 studi esaminati, teorici ed empirici e ciò che è emerso è che solo 25 paesi su 53 posseggono dati sulla salute di queste popolazioni, con forti differenze nella disponibilità, nel tipo di dati e nelle principali fonti. A eccezione dei Paesi con registri di popolazione, l’integrazione dei dati era spesso limitata, e le indagini di monitoraggio della salute e gli approcci di record-linkage erano sottoutilizzati.
Gli studi italiani sono molti, ma possiamo dire che l’Italia è fra i paesi che più raccoglie dati in questo senso in Ue? “No, perché i grafici riportano il numero di articoli identificati con la letteratura, che non significa che l’Italia è uno dei paesi che raccoglie più dati” spiega a Infodata Silvia Declich, del Centro Nazionale per la Salute Globale dell’ISS e reviewer del documento HEN.