Come viene approvato un vaccino? Quali e quanti dati servono?

Nell’ultimo anno fra le altre cose sono cambiati anche alcuni aspetti della modalità con cui sono stati approvati i nuovissimi vaccini anti-COVID19. Per la prima volta le aziende non hanno proceduto come di consueto, attendendo cioè di terminare le ricerche prima di consegnare l’enorme faldone con i risultati all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), ma la valutazione dei risultati da parte delle agenzie regolatorie è avvenuta man mano che emergevano nuovi dati degni di nota. Questo è il motivo di fondo che ha permesso di accelerare molto i tempi di valutazione dei tre vaccini finora disponibili in Italia.

Ma come avviene nel dettaglio l’iter di approvazione, europeo e/o livello nazionale, di un farmaco? Quanti dati vengono davvero resi disponibili dalle aziende? Come lavorano le commissioni preposte a vigilare? Quali rapporti – legalissimi – ci sono fra aziende farmaceutiche e agenzie regolatorie? Lo abbiamo chiesto ad Antonio Clavenna, Responsabile dell’ Unità di Farmacoepidemiologia della Salute Materno Infantile dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano.

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Il senso dell’istruzione per la salute mentale. Nuovi risultati da Whitehall II

Aver avuto la possibilità di studiare da giovani pare correlato con la prevalenza di demenze in età avanzata. Sia negli uomini che nelle donne, ma il dato è che le donne oggi anziane hanno studiato molto meno da giovani.Lo dice Whitehall 2 uno studio serio (nel pezzo spieghiamo che cos’è Whitehall 2, perché è importante saperlo, e in che senso uno studio è più serio di altri).

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COVID-19, la campagna vaccinale in Italia è in ritardo rispetto agli obiettivi annunciati. Perché?

La campagna vaccinale contro la COVID-19 è sicuramente molto indietro rispetto ai ritmi che erano stati annunciati e sperati a fine dicembre. In due mesi abbiamo vaccinato 1.452.000 persone con entrambe le dosi: 2 abitanti su 100. Di chi è la responsabilità di questi ritardi? Entrano in gioco diversi fattori: le complesse logiche di geopolitica del farmaco, in termini di accordi di approvvigionamento, ma anche il fatto che il sistema sanitario italiano è a tutti gli effetti strutturato in modo federalista. La sanità è gestita a tutti i livelli dalle regioni, e ciò ha provocato profonde differenze nei risultati. Ci sono regioni che stanno vaccinando più di altre, perché ogni regione può scegliere la propria modalità di interpretazione del “piano strategico vaccinale”.

Linee di indirizzo, non “piano vaccinale”

Usiamo le virgolette perché di fatto quello che chiamiamo piano vaccinale, non è un piano, ma un documento di indirizzo nazionale. E non è un vezzo lessicale. Il documento dice sostanzialmente che le regioni devono rispettare due pilastri: mettere a riparo e proteggere i fragili e mantenere il funzionamento della società. La logica di come attuare questi desiderata è stata lasciata in mano alle regioni, che hanno dovuto adattare in corsa le proprie strutture, con una certa dose di interpretazione. E farlo in fretta e in più occasioni. Il primo “piano vaccinale”, aggiornato il 12 dicembre, era diverso rispetto alla seconda versione, datata 8 febbraio 2021, che ha dovuto tenere conto delle caratteristiche del nuovo vaccino di AstraZeneca.

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Virus e varianti, il ruolo della scuola nei contagi. Cosa sappiamo finora?

Nell’ultima analisi settimanale, quella del 26 febbraio 2021, Giovanni Rezza ha dichiarato che l’età media dei contagiati COVID-19 si sta abbassando. Nella settimana fra il 15 e il 21 febbraio infatti, l’età media dei positivi è 44 anni. Abbiamo provato a capire qual è l’età media dei nuovi contagiati COVID-19 da ogni monitoraggio settimanale , e possiamo dire che dalla settimana del 30 novembre l’età mediana è inferiore ai 50 anni, con un trend in lieve ma costante calo. In ogni modo 44 anni come età mediana non è affatto un record: da metà giugno a metà novembre l’età mediana dei nuovi positivi è stata anche più bassa. 

La prima domanda ovvia che viene da porsi è se le scuole riaperte possono aver avuto un ruolo in questo senso. A questa ne segue però subito un’altra, e cioè se il problema in caso di risposta affermativa, sono le scuole o i comportamenti individuali dei ragazzi fuori dalla scuola?

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