Le persone depresse credono di più alla disinformazione?

La depressione rende le persone più vulnerabili, e nuove evidenze mostrano che grossa parte di loro possono essere più propense a credere alla disinformazione. Un pregiudizio generale verso la negatività, o la tendenza a concentrarsi su informazioni negative piuttosto che positive, può esacerbare la diffusione della disinformazione. Questa è l’ipotesi da cui è partita un’ampia ricerca della Harvard Medical School presso il Massachusetts General Hospital pubblicata su JAMA. La risposta pare affermativa: non sarà così per tutti – la scienza è statistica – ma si osserva una correlazione fra presenza di sintomi depressivi e propensione a credere ad almeno una delle quattro affermazioni false sui vaccini anti COVID19 proposte dagli scienziati. Queste persone avevano la metà di probabilità di risultare vaccinate.

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Quali dati di genere servono per monitorare il Pnrr? Spoiler: mancano la maggior parte degli indicatori

Su Infodata abbiamo sottolineato molte volte: senza dati non è possibile monitorare l’impatto di genere delle politiche pubbliche. L’Italia ha la necessità di produrre più dati disaggregati per genere, soprattutto in vista degli ingenti prossimi investimenti. Nel Pnrr gli interventi mirati alle donne rappresentano solo l’1,6% del totale, mentre il 18,5% riguarda misure che potrebbero avere riflessi positivi, anche indiretti, nella riduzione dei divari a sfavore delle donne; mentre, per la parte restante degli interventi del PNRR (77,9%), la possibilità di incidere per ridurre divari di genere esistenti dipende in larga misura da come verranno tradotti in pratica questi finanziamenti.

Alla fine del 2020 fra Bologna e Roma è nato Period, un TinkTank (espressione inglese che potremmo tradurre come “centro studi operativo”) femminista con l’obiettivo di produrre ricerca, analisi, report basati sui dati di genere in particolare a livello locale, comunale, e definire policy per favorire il raggiungimento dell’equità di genere. Promotrici sette fondatrici provenienti da background differenti e città differenti. Durante il convegno “Dati per contare. Statistiche e indicatori di genere per un PNRR equo” co-organizzato dalla Regione Emilia-Romagna e Period Think Tank lo scorso 30 novembre, è stato presentato un rapporto che mappa per la prima volta (a nostra conoscenza) quali statistiche sono prioritarie e fra queste, di quali abbiano i dati disaggregati per genere e di quali no. Spoiler: la maggior parte dei dati e degli indicatori che aiuterebbero a monitorare l’impatto degli investimenti del Pnrr in ottica di genere sono ad oggi mancanti.

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Non esiste una distanza di sicurezza universale per COVID-19

Che non esista la bacchetta magica essere sicuri al 100% di difenderci da SARS-CoV2 l’abbiamo detto molte volte. Ma tutto aiuta a ridurne l’impatto: i vaccini, il distanziamento, l’igiene delle mani e la mascherina. Anzi, certi tipi di mascherina e se indossati in un certo modo sempre.
Vediamo gli effetti macro dell’introduzione di queste misure di protezione, ma paradossalmente misurarne l’impatto singolo non è facile come si pensa. Riguardo alle direttive sul distanziamento di 1 o 2 metri, attualmente le regole usualmente utilizzate si basano principalmente su studi proposti da William Firth Wells dopo il 1934, studiando il caso della Spagnola. Oggi un nuovo ampio studio del team internazionale di ricerca dell’Università di Padova, Udine, Vienna e Chalmers, è riuscito a quantificare il rischio di contagio in funzione della distanza interpersonale temperatura, umidità e tipo di evento respiratorio considerato. Nel nostro lavoro – spiega Francesco Picano, del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova – abbiamo revisionato tale teoria utilizzando le più recenti conoscenze sugli spray respiratori arrivando a definire un nuovo modello per quantificare il rischio di contagio respiratorio diretto. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of the Royal Society Interface della Royal Society.
In sintesi, il nostro droplet va più lontano di quanto immaginavamo: le goccioline di saliva di una persona che parla senza mascherina possono raggiungere i 3 metri, se questa persona tossisce arrivano anche a 7 metri. Ma la buona notizia è che con le mascherine chirurgiche e FFP2 il rischio di contagio diventa praticamente trascurabile sia che si parli, che si tossisca o che si starnutisca.

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La diffusione di Omicron e l’obbligo vaccinale

Valigia Blu mi ha chiesto qualche considerazione sull’obbligo vaccinale per over 50.Questo è quello che mi sento di dire al momento interpretando i dati che abbiamo, senza tante filosofie spicce.

(Sarebbe interessante fare due conti realistici sull’impatto sugli ospedali nei prossimi mesi a seconda dello status vaccinale ma al momento stiamo cercando di capire se esistono dati per fare dei conti sensati.)

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