Cellule staminali del cordone ombelicale per ringiovanire le cellule del sangue

La ricerca scientifica ha ampiamente documentato che la lunghezza dei nostri telomeri – strutture del DNA che hanno il compito di proteggere i cromosomi, quindi il nostro DNA, dai danni esterni e dal deterioramento – è correlata con l’invecchiamento della cellula, quindi del nostro organismo. Il telomero è un vero e proprio marcatore dell’invecchiamento cellulare: più la cellula è “vecchia”, più il telomero risulta corto. Da anni viene studiato come indicatore di malattie della terza età, inclusi il cancro, l’ aterosclerosi e il diabete.

Tutti nasciamo con telomeri della stessa lunghezza, che tuttavia con il passare del tempo finiscono per accorciarsi. Questo avviene essenzialmente a causa dell’attività della telomerasi, l’enzima che ripara e restaura i telomeri. Tuttavia, questo accorciamento può essere anche dovuto a danni ambientali, al fumo o alla chemioterapia, che contribuiscono a ridurre la lunghezza dei telomeri.

La possibilità di rallentare l’accorciamento di queste regioni del cromosoma o di allungarle nuovamente, qualora si fossero accorciate, è un ambito molto studiato dalla ricerca biomedica. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche, capaci cioè di rigenerare gli elementi che compongono il sangue, è oggi terapia salvavita per la cura di numerose malattie del sangue, anche gravi. Trovare un donatore di midollo che sia compatibile però non è semplice e gli scienziati sono da tempo alla ricerca di alternative efficaci.

Una di esse è rappresentata proprio dalle cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale. Sono cellule molto giovani, con telomeri lunghi e mai esposti ai danni ambientali. Sono simili alle cellule del midollo e sono in grado di dare origine a svariati tipi cellulari, con un minor rischio di rigetto.

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Procreazione Medicalmente Assistita, verso le prime linee guida italiane

Quello che è successo tra il 25 e il 26 maggio in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è davvero degno di nota: in sole 48 ore, oltre 500 operatori sanitari di questo settore – che rappresentano circa il 70% dei centri PMA presenti in Italia – hanno firmato la proposta della Società Italiana Riproduzione Umana (SIRU), già approvata dal Ministero della Salute, di dotare anche il nostro paese di linee guida per la PMA, per uniformare una volta per tutte da Nord a Sud i servizi per le coppie nella gestione clinica dell’infertilità.

In particolare la proposta prevede di adattare – e non semplicemente tradurre – al contesto italiano la proposta di Linee guida del National Institute for Health and Care Excellence – NICE (Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza nella Cura) inglese, un’istituzione pubblica attiva da 20 anni, che fa capo al Ministero della Salute nel Regno Unito, con una elevata autorevolezza in materia di sviluppo di linee guida cliniche.

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Il più ampio studio mai eseguito sulla salute delle persone transgender

Dal giugno 2018, la transessualità non è più classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come malattia mentale. L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle “condizioni di salute sessuale”. Un cambiamento epocale, che va nella direzione di abbattere sempre più i tabù e dunque lo stigma nei confronti delle persone transgender.

Ma quanto sappiamo oggi dello stato di salute di chi decide di avvicinarsi alla propria autentica sessualità chirurgicamente oppure assumendo farmaci e ormoni? Ancora molto poco. Sono pochi i dati scientifici sugli effetti a lungo termine dei trattamenti sulla salute, come la suscettibilità al cancro o su come cambiano il cervello e il corpo in generale.

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Età media dei medici: fra un campano e un trentino ci sono 9 anni

L’età media del personale sanitario di ospedali e ASL è oggi 51 anni.Medici, infermieri, amministrativi e operatori sono in media 3 anni più vecchi rispetto alla forza lavoro del 2010. Lo mette in luce il Rapporto Sanità 2019 prodotto dal Centro Studi Nebo, che fornisce un’analisi del Conto Annuale del Personale della Pubblica Amministrazione della Ragioneria Generale dello Stato. L’unica categoria dove l’età media è (appena) inferiore ai 50 anni è quella degli infermieri, anche se in 7 anni l’età media è cresciuta di ben 4 anni, rappresentando uno dei salti maggiori dell’intero comparto.

Il personale medico e tecnico-professionale sfiora oggi i 53 anni medi, superati invece dal personale di direzione che con 53,4 anni risulta il gruppo più anziano e invecchiato dal 2010, quando l’età media era di 49,7 anni. Non stupisce, dal momento che come rilevavamo nella puntata precedente dove raccontavamo il  Rapporto Sanità 2019 , questo gruppo è quello che ha registrato una maggiore contrazione nel numero di unità. In altre parole: sempre meno nuove e giovani assunzioni fra chi si ritrova a gestire la parte amministrativa di una sanità che dovrebbe diventare, secondo i piani dell’Agenda Digitale, sempre più smart.

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