La violenza, le denunce e gli stupri in Italia. La statistica della paura

Nei giorni scorsi Istat ha pubblicato il Rapporto SDGs 2018. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. Prime analisi che propone un aggiornamento e un ampliamento degli indicatori diffusi per il monitoraggio degli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, fra cui il goal 16 che impone di mettere in atto misure per ridurre la violenza, inclusa quella sessuale.

A quanto pare in Italia le cose non stanno migliorando granché, o meglio: aumentano leggermente le condanne, ma la violenza sulle donne è stabile e ancora molto diffusa, la percentuale di chi denuncia è bassa e solo per la metà degli iscritti in procura si avvia un’azione penale.

Parliamo qui di quattro aspetti della violenza, che non sono certo gli unici: violenza sessuale, stalking, maltrattamenti in famiglia e percosse.

Nei giorni scorsi Istat ha pubblicato il Rapporto SDGs 2018. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. Prime analisi che propone un aggiornamento e un ampliamento degli indicatori diffusi per il monitoraggio degli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, fra cui il goal 16 che impone di mettere in atto misure per ridurre la violenza, inclusa quella sessuale.

A quanto pare in Italia le cose non stanno migliorando granché, o meglio: aumentano leggermente le condanne, ma la violenza sulle donne è stabile e ancora molto diffusa, la percentuale di chi denuncia è bassa e solo per la metà degli iscritti in procura si avvia un’azione penale.

Parliamo qui di quattro aspetti della violenza, che non sono certo gli unici: violenza sessuale, stalking, maltrattamenti in famiglia e percosse.

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Malattie infettive: in Africa oltre duemila morti in sei mesi. Le epidemie che uccidono

Secondo quanto risulta all’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo nei primi 6 mesi del 2018 in Africa subsahariana sono morte 2516 persone a causa di malattie infettive che facilmente si potrebbero evitare: 1355 sono stati i morti per colera, 312 quelli per morbillo, 238 i decessi per un’epidemia di peste in Madagascar, 209 quelli per listeriosi, 150 quelli per febbre di lassa, 47 per febbre gialla, 45 per il vaiolo delle scimmie, 39 per epatite E, 29 i morti per ebola, 20 per rift valley fever, 18 per diarrea acuta, 16 invece i decessi per rabbia, 9 quelli per dengue, 4 quelli per meningococco e 2, infine, le morti per malaria.

I numeri sui casi di persone che si sono ammalate però sono molto più alte, un dato che rappresenta relativamente una buona notizia, stando a significare che la maggior parte delle infezioni viene curata. E in ogni caso la metà delle epidemie ha contato più di 100 casi. In 5 casi sono state colpite più di 10 mila persone.

Non a caso la maggioranza dei focolai viene classificata dall’OMS come ungraded, che secondo le definizioni internazionali (vedi qui, p.28) si ha quando un’emergenza sanitaria, dopo essere stata monitorata dall’OMS, non richiede l’intervento di forze supplementari. Nel complesso su 80 focolai registrati nei primi 6 mesi dell’anno, 67 sono stati definiti “ungraded”. Cinque invece sono le epidemie dichiarate di grado 1, dove cioè l’emergenza richiede un supporto da parte dell’ufficio regionale dell’OMS ai sistemi sanitari coinvolti senza bisogno di coinvolgere altre forze, come è avvenuto per le epidemie di colera in Ciad, Kenia e Mozambico, per l’epatite E sempre in Ciad e per un focolaio di rift valley fever in Kenia.
Infine, l’epidemia di peste in Madagascar ha richiesto un grado 2 mentre l’epidemia di ebola e quella di colera, entrambe in Repubblica Democratica del Congo sono state classificate come grado 3.

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Reazioni avverse da vaccino: i dati reali di AIFA

APPROFONDIMENTO – In questi giorni abbiamo assistito a una sentenza che farà storia: alcune associazioni antivax modenesi sono state condannate a una sanzione, seppure minima di 400 euro, per aver diffuso falsi numeri di eventi avversi dovuti alle vaccinazioni attraverso manifesti con scritto “Non speculate sui bambini, vogliamo la verità sui vaccini: 21.658 danneggiati nel triennio 2014-16 secondo i dati AIFA”.

I numeri di AIFA sono altri e non preoccupanti come da più parti viene fatto credere. Nel 2017 sono state inserite nel sistema di farmacovigilanza 1.307 segnalazioni, otto su 10 non gravi. Le segnalazioni di sospette reazioni avverse considerate gravi erano nella maggior parte dei casi a carattere transitorio, con risoluzione completa dell’evento segnalato e non correlabili alla vaccinazione.

Lo mette nero su bianco il Rapporto Vaccini 2017, che descrive le attività di vaccinovigilanza condotte in Italia nell’anno in esame dall’Agenzia Italiana del Farmaco, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e con il Gruppo di Lavoro per la Vaccinovigilanza.

Le vaccinazioni, così come qualsiasi altro farmaco, possono avere degli effetti collaterali, comunque molto rari e per la quasi totalità non gravi. Per i rarissimi casi di eventi più gravi, si tratta comunque di fenomeni transitori e risolvibili.

Anche nel 2017 le cose sono andate come si prevedeva: circa l’80% delle 1.307 segnalazioni sono state classificate come “non gravi” (75% per i soli vaccini dell’obbligo), in linea con gli anni precedenti.

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Le coperture vaccinali in Africa, paese per paese. In molti casi uguali a quelle italiane

Posto che, come dimostra anche l’ultimo rapporto USMAF del Ministero della Salute che abbiamo raccontato qui , praticamente tutte le persone migranti che arrivano in Italia vengono controllate dal punto di vista sanitario, in molti casi addirittura a bordo, e i bambini vengono vaccinati secondo il calendario vaccinale italiano, è necessario fare chiarezza sul reale panorama vaccinale del continente africano.
Le stime al 2017 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti mostrano con chiarezza che l’idea secondo cui gli africani non sarebbero vaccinati è in molti casi una bugia.

Ci sono paesi dove purtroppo le coperture vaccinali per alcune malattie sono ancora molto basse – ed è questo il caso per esempio della Nigeria – ma non possiamo dire chiunque arrivi oggi dall’Africa non sia vaccinato: in molti paesi africani le coperture sono addirittura simili a quelle italiane.
Nella metà dei paesi oltre il 90% della popolazione nel 2017 ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il morbillo, mentre 10 paesi su 54 hanno una copertura inferiore al 70%. In 37 paesi su 54 è superiore al 90% la copertura del vaccino contro la tubercolosi, inferiore al 70% solo in 6 paesi. Per quanto riguarda il vaccino contro difterite-tetano e pertosse, ha ricevuto la prima dose oltre il 90% della popolazione in 39 paesi su 54, e solo in Nigeria e in Guinea Equatoriale la copertura è inferiore al 70%.
Infine, ha ricevuto la terza dose del vaccino contro l’epatite B e dell’Hemofilus Influentiae il 90% della popolazione di 33 paesi su 54.

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