Tubercolosi negli anziani, un problema sottostimato

SALUTE – Negli ultimi tempi si è ricominciato a parlare di tubercolosi (TBC) a livello di media, ma non nel modo corretto. Il tema TBC è legato pressoché unicamente al tema degli sbarchi e ai migranti, tacciati di essere untori e rei di reintrodurre la malattia in un paese come l’Italia dove questa non era più considerata un pericolo da diverso tempo.

Ci sono diversi errori in questo scenario, a partire dal fatto che la tubercolosi, sebbene non rappresenti più un problema per la salute pubblica come era cinquant’anni fa, in realtà non se ne è mai andata. Il numero dei casi è stabile a 4.000 nuovi casi per anno da circa 10 anni, che equivale a circa 10 nuovi casi al giorno in tutta Italia. Più della metà dei casi sono in persone nate all’estero, ma non necessariamente migranti irregolari.

L’altra metà sono tra i nati in Italia e un buon numero sono anziani, persone nate cioè prima degli anni quaranta, che nonostante non abbiano mai manifestato segni evidenti di malattia, potrebbero essere state infettate, risultare portatrici della malattia latente e riattivare l’infezione in età avanzata.

Continua su Oggiscienza

Disturbo dello spettro fetale alcolico. Il perché sommerso di tante vite difficili

VITE PAZIENTI – Quando Claudio comincia a prendere atto che l’idea che aveva di se stesso e quella che gli altri avevano di lui poteva non essere la verità, era già alla soglia dei trent’anni. Tanti anni di depressione, di psicofarmaci, di diagnosi diverse fino a quella di Disturbo bipolare. Anni di consumo di droghe e alcol e anni spesi solo nel suo appartamento isolato in un piccolo paesino della Toscana a fissare lo schermo della televisione – mi racconta – completamente spento dall’azione sedativa dei farmaci e profondamente convinto che in quanto ‘malato di mente’ nessun’altra alternativa gli spettasse.

“Per tutta la vita, ogni giorno, mi guardavo allo specchio la mattina e non riuscivo a ritrovarmi in quel riflesso. Come se non fossi davvero io, ma vivessi in una bolla ovattata e non fossi in grado di trovare la strada per cominciare a cercare la verità su di me”.

Siamo a Venezia, è il 1979. Il bambino che diventerà presto Claudio Diaz ha 10 giorni e viene adottato da una famiglia dell’alta borghesia cittadina. Da subito ci si accorge di qualche alterazione nel comportamento, ma non ci si fa troppo caso. In quegli anni si pensava ancora che i problemi del bambino si risolvessero automaticamente con l’adozione, che un contesto sereno e agiato avrebbe appianato qualsiasi difficoltà iniziale.

Continua su OggiScienza

Pagare le persone per smettere di fumare funziona?

RICERCA – Ci si chiede da anni se una strada per portare alla riduzione dell’abitudine al fumo sul luogo di lavoro possa passare anche attraverso incentivi economici. Per la scienza non è solo una questione etica, ma di valutazione scientifica dell’efficacia di un approccio anche economico nella rieducazione della popolazione. Finora la letteratura ha prodotto solo fumate nere, in tutti i sensi.

Nel 2015 è stata pubblicata addirittura da Cochrane una revisione che aveva concluso che le ricerche svolte fino a quel momento non erano sufficienti per dare una risposta definitiva, né positiva né negativa.

“Questi programmi altamente remunerativi possono essere fattibili solo in culture in cui i programmi di sostegno alla cessazione funzionano già come parte di una politica di salute pubblica” spiegavano gli esperti di Cochrane. “È importante inoltre che la ricerca futura esamini una varietà di possibili programmi di incentivi, con vari meccanismi di ricompensa e in un ventaglio di popolazioni di fumatori”.

Continua su OggiScienza

Segnalati 2.295 casi di morbillo in Italia nel 2018. Il 91% non era vaccinato

Secondo i dati dell’ultimo bollettino mensile dell’Istituto Superiore di Sanità dal 1 gennaio al 30 settembre di quest’anno sono stati segnalati2.295 casi di morbillo in Italia e fra coloro per i quali è noto lo stato vaccinale, il 91,1% non era vaccinato, il 5,6% aveva effettuato una sola dose, l’1,4% aveva ricevuto entrambe le dosi e l’ 1,9% non ricorda se e quando ha ricevuto il vaccino. La presenza di non vaccinati fra gli operatori sanitari rimane un problema evidente, con 100 i casi segnalati, cioè il 4,4% del totale, di cui 83 non erano stati vaccinati con nemmeno una dose 8 avevano ricevuto solo una dose, e 3 casi con due dosi. Vale la pena ricordare che aver ricevuto entrambe le dosi del vaccino in età infantile non assicura una copertura totale per tutta la vita, pertanto gli esperti suggeriscono un richiamo nei giovani adulti.

Nel 2018 la maggior parte delle infezioni (oltre il 60%) è avvenuta fra i 15-39 enni, con una prevalenza di 85 casi per milione di abitanti. Una su cinque ha coinvolto bambini con meno di 5 anni.

Continua su Il Sole 24 Ore