#5 – Il gioco di Paperopoli

Giovedì ho composto come numero telefonico di un ospedale la sua partita iva. Bene, ma non benissimo: segno che era il momento di fermarsi, bersi una birra e andar per boschi. E, sarà stata la Pedavena, ma pensavo che è un ottimo esempio di quello che sta accadendo, adesso più che a marzo (e qui il paragone lo faccio, eccome): datacaos totale. Uno pensa di avere un dato, e invece non ce l’ha e a un passo dalla fine deve tornare indietro. Pare di stare al gioco dell’Oca. Io da bambina ne avevo uno di Paperopoli particolarmente bello (in foto). Penso sia stato la vetta della FIAT dopo la Panda Young. Se arrivavi alla penultima casella in alto ti diceva di tornare all’officina, collocata dove vedete il mio dito.

Prima su twitter Marco Cattaneo rispondeva a un mio tweet “altro che alzare la cornetta: ci sarebbe da alzare bandiera bianca”. Come sapete a Infodata stiamo cercando da settimane di capire quali caspita sono i dati reali dei ricoveri in terapia intensiva regione per regione. “Ma dai, lo sappiamo: li dice la protezione civile”. Eh, ni. Non siamo certi siano proprio precisi, anche perché ci sono giornali che riportano dati che a noi non tornano. Il nostro Sapomnia che quando si altera non è – diciamo in Veneto – “farina da far ostie” sta telefonando a tutte le regioni per sentire come vanno le cose. Io invece, dopo aver capito che quella era la partita iva e non un numero di telefono, sono riuscita a contattare un ospedale siciliano e mi hanno risposto gentilmente che in questo periodo non autorizzano nessuna intervista perché i medici sono troppo impegnati nell’emergenza. “C’è un motivo per cui parlano sempre gli stessi Grandi Nomi in TV signora, qua non abbiamo proprio tempo!” Aggiungo che qualche giorno fa ho parlato per un’ora e mezza con un’infermiera che lavora in terapie intensive da 15 anni, e quando ho messo giù il telefono mi sono fatta un piantino. Il pezzo uscirà prossimamente. “Eh ma che piagnisteo che sei, non puoi demoralizzare sempre gli italiani!”. Giuro che non è un atteggiamento teatrale il mio: ma penso che siano anche questi gli aspetti reali da raccontare, accanto ai dati. Mi sono segnata una frase di Erasmo da Rotterdam letta su twitter: “Dolce è la guerra a chi non l’ha provata”. Già. Peraltro ieri riguardavo i libri che ho sul comodino da mesi, ma che non ho la forza di leggere (in foto). Notavo che ho scelto due cose proprio piene di allegria.

Un secondo esempio di datacaos sono i dati sulle scuole. Proprio ieri è arrivato il dardo infuocato del Ministero dell’Istruzione contro l’ISS che si sintetizza in “noi abbiamo raccolto e inviato i dati, poi è colpa loro se non ci hanno lavorato”. Un. terzo esempio di datacaos: in questi giorni sta girando online l’immagine di alcuni numeri secondo cui in tutta Italia ci sarebbe stato solo un contagio in teatri o cinema. Purtroppo questo dato non può rispecchiare la realtà, è appunto opaco: la verità è che non vengono raccolte in modo omogeneo le informazioni sul luogo di contagio per il semplice fatto che è difficile risalire a dove è avvenuto il contagio.

Passiamo ad alcune cose che abbiamo fatto questa settimana su Infodata e che non ho segnalato a parte. Anzitutto abbiamo pubblicato la seconda puntata di racconto dei dati AIFA sull’uso dei farmaci durante il lockdown e c’è una buona notizia (voo giuro!) Fra marzo e maggio, nonostante la chiusura, gli italiani non hanno dovuto rinunciare alle cure farmacologiche che già seguivano. A livello nazionale nel periodo pre e post COVID-19, non si evidenziano infatti differenze significative nei consumi per tutte le categorie di farmaci per malattie croniche esaminate. Segno che complessivamente le strategie poste in atto per favorire la continuità assistenziale dei malati cronici e fragili hanno retto. Poi, sulle visite, quella è un’altra faccenda. Poi segnalo la mappa sull’impatto della prima ondata di pandemia sulla mortalità, in tutte le province d’Europa. Perché ancora sento dire “ma se non è morto praticamente nessuno!” Qui non si tratta di decidere se si è morti per o con COVID. Molto semplicemente l’impatto del COVID si è fatto sentire in termini di morti complessive. Tendenzialmente chi controbatte a questo punto tira fuori l’argomento “w la selezione naturale”, ammettendo quindi che la mortalità c’è stata, ma che è un bene svecchiare. E ripenso sempre alla prima volta, in quarta liceo, che lessi Lucrezio e rimasi folgorata da questo passaggio: È una dolce sensazione, quando i venti turbano le acque del mare, assistere da terra al gran travaglio altrui, non perché sia un dolce piacere che qualcuno soffra, ma perché è bello vedere di quali mali tu stesso sia privo.

Suave, mari magno turbantibus aequora ventis, e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est.

De Rerum Natura, II

+++ Ah, prima di proseguire chiedo se per caso sono stata nominata in qualche articolo/post/tweet, di cui non so nulla, perché da un paio di giorni ricevo parecchie richieste di amicizia su Facebook più del solito, e non possono essere certo i miei selfie a-sensuali in tuta con mascherina FFP2 ad attirare cotanta attenzione.+++

Passiamo ai consigli di lettura, sempre EP (Esenti puttanate). Prima di tutto un chiarimento su ciò che ha detto davvero Ilaria Capua sull’immunità di gregge”: questo è l’articolo che lei stessa ha twittato chiedendo di leggerlo prima di insultarla. Altri consigli: il tema è come si diffonde il virus. segnalo questo articolo su Science. Anche El Pais ha scritto un pezzo utile. “Eh ma è in inglese!” Lo so. La verità è che su Infodata abbiamo provato a tradurre il pezzo di El Pais, citando chiaramente la fonte, con l’intento di fare un servizio pubblico. “Ah bene, grazie!” E invece no: letame anche lì. DataMediaHub ci ha twittato “Siamo in dubbio se sia squallido o riprovevole. O entrambi…”. Come diceva ieri un mio amico, in tutt’altro contesto: “Ricordati che nessuna buona azione rimarrà impunita”.

(“Ma citi sempre Infodata”. Eh amici: dei dati che abbiamo raccolto noi so rispondere, di quelli raccolti da altri no).

Spostandoci infine su altri fronti, leggevo questo brano di Wislawa Szymborska, che non compare fra le poesie, ma molto bello.

“Si fece un violino di vetro perchè voleva vedere la musica. Trascinò la sua barca fin sulla cima della montagna e attese che il mare arrivasse a lui. Le notti si dilettava a leggere l‘“Orario ferroviario”; i capolinea lo commuovevano fino alle lacrime. Coltivava le rose con una “z”. Scrisse una poesia per la crescita dei capelli e un’altra ancora sullo stesso soggetto. Ruppe l’orologio del municipio per fermare una volta per tutte la caduta delle foglie dagli alberi. Voleva dissotterrare una città in un vasetto d’erba cipollina. Camminava con la Terra al piede, sorridendo, lentamente, felice – come due e due fan due. Quando gli fu detto che non esisteva affatto, non potendo morire per il dispiacere – dovette nascere. Già vive da qualche parte, batte le palpebre e cresce. Giusto in tempo! In un buon momento! Alla Graziosa Nostra Signora, Dolce Macchina Assennata, presto sarà utile un buffone per suo giusto diletto e innocente conforto.”

Ho poi scoperto questo Egon Schiele “impressionista” grazie a Jacopo Veneziani. Siamo nel 1907-1908 al porto di Trieste.

Per concludere, qui prosegue l’autunno, almeno questo, più bello di altri anni. E torna la voglia di mettersi a sferruzzare, se solo fossi capace. Ogni anno mi metto di buona lena con ferri e macchina da cucire, per preparare le cose per Natale, ma il risultato non è dei migliori ecco… proprio non sono portata, ma mi dà gioia. Segnalo questi video corsi di taglio e cucito.

#4 – SIOR TODERO

In questi giorni ho acquistato, accarezzato, annusato e poi letto con calma il libretto pubblicato da Sandro Carotta, osb, monaco dell’Abbazia di Praglia, (luogo magico, che ho avuto il privilegio di vivere per tre giorni l’anno scorso). Si intitola Dentro l’Opera. Riflessioni e suggestioni, e raccoglie le sue considerazioni su arte, brani musicali, vite. In copertina c’è un acquerello che ritrae Marlene Dietrich, e infatti il primo brano è dedicato a L’Angelo Azzurro. Che film.

Sta ceta, che se no inizi a divagare. Parlando di Sior Todero Brontolon, la geniale commedia goldoniana, Carotta riporta un brano che mi sono segnata. Scrive Goldoni nella prefazione all’opera, rispondendo a chi chiedeva a chi si fosse ispirato, fra i nobili Veneziani, per tratteggiare Sior Todero:

«Dio mi guardi dall’esporre al pubblico il difetto di chi che sia in particolare; ma in verità, quando scorgo tali caratteristiche odiose, faccio forza a me stesso, e vi vuole tutto quel principio di onestà che mi sono prefisso, per risparmiar loro quel ridicolo che si danno da se stessi»

Mi è apparso subito come un monito, non solo per me, per ricordarmi di trattenermi da tante brutte abitudini da social network, come quella di deridere sempre senza attesa. Ma soprattutto nella speranza che gli altri facciano lo stesso con me “per quel ridicolo che mi do da me stessa”. Che ci diamo tutti, alla fin fine.

Non vi sentite particolarmente ridicoli in questo periodo? Io sì. Un collega in questi giorni ha sintetizzato su Facebook la nostra situazione attuale in questo modo: “Non è grave, finché non è grave”. Credo venga da qui il senso di ridicolaggine che percepisco: la follia data dal fatto che è come se a ogni passo verso un burrone dicessimo “ohibò, ma c’è un burrone”, con lo stupore di chi non ricorda che anche al passo precedente si scorgeva il burrone con chiarezza. Mi viene in mente l’immagine disneyana dove il cane-scopa spazza via il sentiero intorno ad Alice e lei rimane persa nel suo istante.

Inutile che perda tempo a snocciolare i dati. Segnalo che su Infodata il nostro Sapomnia (Riccardo Saporiti) ha modificato il grafico che vi mostra in tempo reale la saturazione delle terapie intensive regione per regione. Ora è ancora più chiaro in che situazione siamo. Segnalo che alcuni colleghi su Wired hanno lanciato un appello alle istituzioni affinché si liberino dati dettagliati davvero utili. “E proprio a proposito delle terapie intensive, un indicatore importante della gravità dell’epidemia, è necessario sapere quanti siano i posti effettivamente disponibili” scrivono Saporiti, Dotti e Gentile. “Ma in tempo reale, non quando il commissario Domenico Arcuri trova il tempo per farlo. Perché è verosimile che nelle prossime settimane le regioni mettano in campo nuovi posti letto, come sta avvenendo in Lombardia con la riattivazione del tanto contestato ospedale all’interno della fiera di Milano.”

Non è allarmismo, è che i dati sono allarmanti, e sapevamo anche a giugno (e molti di noi lo ricordavano ogni giorno), che il via libera alle vacanze senza sottoporre nessuno a tampone al rientro (fino a fine agosto) ci avrebbe portato a questa medesima situazione. Ecco, vedete, sto rifacendo l’errore che Goldoni mi ricorda di non fare. Non piangiamo ora sul latte versato: attribuiamo le responsabilità ma guardiamo avanti. In questo momento sono in terrazza, sto bevendo un te alla menta godendomi uno degli ultimi tepori dolomitici ottobrini. L’autunno continua, con colori magnifici, che vi lascio in foto. Avrei dovuto essere a prove di coro a quest’ora, stiamo studiando un Magnificat di Francesco Durante che è una cosa meravigliosa. Ma è meglio così, anche se mi rattrista molto sospendere.

Altri consigli di lettura EP (esenti puttanate) che ho raccolto in settimana sono anzitutto questo articolo scientifico apparso su JAMA a firma di ricercatori di Yale che fa il punto sulla tanto discussa Immunità di gregge a proposito di COVID. Il punto è presto detto: contagiarsi tutti di COVID non è una soluzione per venirne fuori. “Una tale strategia è irta di rischi e inoltre, finora, non vi è alcun esempio di una strategia di immunità di gregge basata su infezioni intenzionali di successo su larga scala.” Il secondo suggerimento è questo articolo scritto dal collega Massimo Sandal per Facta che sintetizza tutto ciò che sappiamo davvero sugli asintomatici. Terzo consiglio di lettura: quanto stanno pesando i contagi nelle scuole? La risposta è su Infodata. Infine, su Le Scienze, la sintesi di cosa dice davvero la letteratura scientifica sull’efficacia dei vari tipi di mascherina.

“Tanto chi non crede a tutto questo non lo convinci dicendogli di leggere questi articoli”. Probabilmente è così: ma magari diamo argomenti validi a chi a casa sua, o al bar, prova a tu per tu a parlare con chi nega la gravità della cosa. A tu per tu si comunica sempre meglio.

(volevo postare il video sempiterno di Jack che ritrae Rose con il Cuore dell’Oceano, ma scopro che Youtube li ha oscurati perché sono contro il pudore. Per un seno. Una scena che è poesia pura. Per parafrasare Paolo Poli: “Pensavo fosse il secolo del sesso, e invece è solo il secolo del cibo”.)

Gli eventi non mancano in queste settimane. Non so se anche per voi è così, ma è un turbinio di incontri, conferenze, festival online. Non è la stessa cosa. Assurdo: me lo aveste chiesto un anno fa, mai avrei risposto così. Giovedì il nostro ufficio OMS di Venezia che si occupa di disuguaglianze di salute (dico “nostro” perché ci collaboro come consulente comunicazione, ma anche “nostro” perché è l’unico ufficio italiano anche se non lo sa nessuno), ha organizzato un #COVIDnar (webinar sul COVID che organizziamo settimanalmente da marzo) a cui ha partecipato sir Michael Marmot. Il Guru mondiale delle disuguaglianze di salute. Colui che ha contribuito a cambiare lo sguardo su come misuriamo la salute della popolazione. Incontro super, come al solito.

Vi lascio sotto alcune slides con i dati che ha presentato su COVID e svantaggio: siamo sulla stessa barca, ma è il Titanic, e c’è Rose in prima classe, mentre Jack è in terza.

#3 – Grammelot

«Gli ottimisti non s’informano, non sanno, non conoscono e stanno tranquilli… sperano! I pessimisti sono invece quelli che sanno, conoscono, prevedono e s’incazzano! E anche loro sperano! Sperano che all’ottimista prenda un coccolone!»

Una battuta(ccia) di Dario Fo che mi è venuta in mente in questi giorni, “andato avanti” il 13 ottobre di quattro anni fa. Mistero Buffo è stato un passaggio della mia adolescenza, legato a bei ricordi, anzi forse più ai ricordi di sogni che avevo a quell’età, all’alone di magia medioevale che odoravo in quegli anni, che a ricordi reali. Tutto Mistero Buffo si trova su YouTube. Lo sto riascoltando adesso e mi dà sempre gioia.Non mi dilungo sulla questione dati COVID, perché ne ho scritto un paio di giorni fa qui: scegliamo di guardare una cosa, per non essere inondati dal caos informativo: le terapie intensive, tenendo fra i preferiti la piattaforma interattiva che cito.

ZeroCalcare

Confermo che comunque la sensazione è sempre quella espressa da ZeroCalcare. Per Natale voglio il portaspadediDamocle TM (in foto, grazie Pirous).

Parentesi: qui in questa settimana è arrivata la neve. Non per strada, ma sulle cime delle montagne più basse. Belluno è diventata una Gran Pavlova e l’aria si è riempita del profumo dei primi camini. Lo so, è un problema perché la legna inquina. La poesia talvolta è contraddittoria, e contraria.

Ieri parlando con un’amica che mi chiedeva “aiutami a capire come informarmi sul reale rischio che viviamo, chi seguire per evitare le stronzate senza stare troppo male per la preoccupazione”, ho espresso ad alta voce (a lei in un vocale) una considerazione che non ho mai avuto il coraggio di dire finora: la cosa migliore – forse – è smettere di ascoltare i virologi, i clinici, e ascoltare chi ne sa di economia sanitaria, come Nino Cartabellotta (Gimbe).

Lo so, è un’affermazione forte, vi vedo già alzati in piedi. Ma pensate a come sarebbe bello se tutti gli esperti si riunissero fra di loro a porte chiuse (nel senso: aperte a giornalisti specializzati in grado di divulgare con serietà e semplicità, ma non live urbi et orbi) per esempio ogni due settimane per fare il punto sulle evidenze scientifiche pubblicate, parlandone fra loro. Solo fra loro, sintetizzando un documento ragionato da inviare a giornali e tv. Nel frattempo dare spazio a chi sa valutare il rischio in termini di impatto sui sistemi sanitari, che credo sia l’unico argomento incontrovertibile (le terapie intensive che si riempiono non sono un’opinione, sono lì, visibili a tutti) in grado di far capire perché ognuno è responsabile. Oso dire che noi giornalisti dovremmo imparare di più a dire di no. Ho ricevuto anche io una richiesta in questi giorni di scrivere un pezzo sulle ultime novità scientifiche sul COVID19, e ho detto no, come faccio da febbraio. Parlo di dati, di ospedali, di prevenzione, quello sì. Quello che non sappiamo lo racconta bene Giancarlo Sturloni su OggiScienza.

Vi segnalo un articolo (lungo, lo so, ma servono parole per spiegare la complessità) di Antonio Scalari per Valigia Blu sull’”ottimismo”, appunto, legato al concetto di immunità di gregge e sulla Great Barrington Declaration….Credo che quando non abbiamo evidenze certe e pronte per un rapido decision making, la reazione migliore non sia dirottarsi verso l’ipotesi opposta, ma continuare a indagare l’ipotesi più solida. Specie quando si parla della salute delle persone. Il metodo scientifico l’ho capito così.

Mentre mi gustavo le prime castagne della stagione sulla “plota”, e raccoglievo finalmente le patate piantate a marzo (a Belluno si tirano su adesso, se no facciamo ghiaccioli), mi ha colpita la notizia sulle iscrizioni all’università di Padova, che sono aumentate sensibilmente, al contrario di quanto si temeva. “Al 30 settembre si evidenzia fin d’ora un netto aumento rispetto alla stessa data dell’anno precedente: un +1.744 studenti, pari al 11,5%.” È un tema che monitorerò per capire se ci sono anche punti oscuri.

Niente, questa settimana sono più medievale del solito, e segnalo delle cose in tal senso. Primo: il 10 ottobre è stata la terza Giornata delle Catacombe promossa dalla Commissione di Archeologia Sacra. Calmi, state calmi, non serve saltare sul posto come state facendo. Quest’anno è stato portato tutto online, e si tratta di una risorsa non da poco. Comunque secondo me di persone fissate con le catacombe come la sottoscritta ce ne sono più di quanti osano dirlo ad alta voce. L’ultima cosa che ho fatto prima che cambiasse tutto, quando ancora si viveva con leggerezza, e l’ultima volta che sono uscita dalla Provincia di Belluno, è stato andare a Roma a fine gennaio, e visitare le tombe dei Cappuccini. Una cosa che mi sconvolse, pur avendo io visto tante catacombe nella vita.

La seconda risorsa di oggi sono i nuovi post del blog Before Chartres di Giulio Giuliani. Un blog unico nel suo genere. Avrei tanta voglia di partire per un Cammino… grazie Giulio.

Nuovi vezzi perfetti per camminare nel tempo

Concludo con una considerazione di Padre Carotta dell’ Abbazia di Praglia, che regala sempre letture preziose su brani di letteratura, d’arte, a proposito del mio amato Rilke. “In modo magistrale parla del compito di ognuno qui ed ora: nominare le cose. Ma attenzione, non come un novello Adamo dentro un Eden ormai lontano, ma come un pellegrino del Sabato senza tramonto, dello Shabbat prossimo a venire”.

Ah, fatevi il vaccino antiinfluenzale. Per favore, non siamo egoisti: meno virus circolano in questo periodo, meno cose sommiamo al COVID, meno bombardiamo i fragili, meglio è.

#2 – BISMILLAH!

Is this the real life? Is this just fantasy? Caught in a landslide. / No escape from reality/ Open your eyes / Look up to the skies and see / I’m just a poor boy, I need no sympathy.

Questa è stata una settimana particolarmente difficile sul fronte COVID. Tendenzialmente misuro il mio livello di disagio in termini di quantità di Queen per unità di tempo, e questi giorni li ho passati con Bohemian Rapsody a loop. Ah quel concerto del 1985…

Bon. Ultimamente non ho scritto di COVID, perché non c’era molto da dire. Con Luca l’altro giorno dicevamo che non stiamo facendo l’articolo giusto, che il nocciolo continua a sfuggirci come un’anguilla. Più ci penso e più invece mi persuado che le cose essenziali forse le abbiamo dette, ma si sono perse. Il problema è che non ci accontentiamo delle cose già scritte, speriamo di avere altro da dire. Nei giorni scorsi abbiamo fatto sintesi qui con le 5 cose da tenere a mente per valutare il rischio reale di oggi. A me pare sia tutto relativamente semplice: oggi rispetto a marzo-aprile sappiamo che su 200 contagiati (fra sintomatici e non), 12 finiscono in ospedale, di cui 1 in terapia intensiva. Siccome le risorse ospedaliere non sono infinite e sappiamo quante sono, finché i contagi sono 200 ok. Se diventano 200.000 gli ospedalizzati diventano 12.000 e le terapie intensive 1.000. Quindi OCIO che ancora siamo in tempo per evitare di trovarci a nuotare nel letame nuovamente, ma la situa sta tornando a diventare scivolosa.Direi che può bastarci per fare una valutazione su come agire, no?Per cortesia: anche basta con questa retorica del “clinicamente morto” o “clinicamente risvegliato”. Tutti usano queste espressioni, ma nessuno che sappia dire davvero cosa significano. Per forza: non mi pare abbiano alcun significato epidemiologico, sono modi di dire che suonano bene e quindi piacciono.

Buon senso. Non sanificare Leonardo. Biblioteca di Longarone.

Al tempo stesso, per la prima volta da quando viene emanato un DPCM mi sono infastidita. Mascherine obbligatorie all’aperto (che io portavo già sempre con me, peraltro) ma libertà di andare al ristorante o di fare feste in locali in assenza di accertamento rispetto all’areazione della stanza. Non credo dobbiamo biasimare chi si sente preso in giro. Io no, sinceramente: valuto queste scelte ma cerco di non lasciarmi guidare dall’ “indignazione” non mettendo la mascherina come atto di protesta (o assecondando la stanchezza). Tuttavia penso dobbiamo seriamente cominciare a separare i veri negazionisti del COVID su cui non mi soffermo perché è superfluo, con chi interpreta il nonsense legislativo come una presa in giro e risponde “io non ci sto”. Ribadisco che comprendo, ma non condivido, perché il rischio si accumula: se in un luogo rischio 8 perché non sono protetto, e in un altro rischierei 3, se non mi proteggo in nessuno dei due, rischio 11, non 8 “perché tanto ormai”. Io continuerò come nei mesi scorsi a essere inflessibile con me stessa, anche se talvolta mi viene da piangere, davvero. Mascherina sempre, declinare inviti in luoghi chiusi piccoli dove devo togliermi la mascherina, amuchina in borsa.Ho visto in giro per esempio questa piattaforma http://covid19eventi.datainterfaces.org (ahimè), che “stima” il rischio di incontrare persone positive a un grande evento, per provincia. Un esempio di come non basta fare matematica per aiutare i processi decisionali. In termini di sanità pubblica, la logica di proteggersi o di andarci non è probabilistica, non deve dipendere dalla probabilità di incontrare un positivo o due o tre. Ci si deve proteggere e basta, a prescindere. Anche perché in ogni caso la stima è fatta su dati vecchi in partenza.

Qualche eventucolo. Il 6 ottobre con Infodata abbiamo raccontato in UE che cosa facciamo. Il video è qui. Adoro vedere l’apparenza dell’eleganza dell’outfit, mentre sotto scorre lo Stige della dura Verità.. (in foto. E sempre sia benedetta Daniela De Mori ANNA E WALTER😂).

Un altro evento in cui non c’entro niente ma è super, è quello di Slow News dove si parla di Linguistica dell’inclusione, con Vera Gheno, live ieri e oggi qui. Un esempio del perché ha senso ragionarci. Una delle cose che mi capita più spesso di sentirmi dire è questa: “Complimenti, a vederla così mingherlina, giovane, sbarazzina, non le davo due soldi”. Davvero eh. Ora, non mi offendo, ma fatico a trattenere il vaffanculo, specie se sono in una delle settimane DisagioCoiQueen. Un po’ come quando esagerate con i complimenti fisici “brava e carina”. Ci mette a disagio, non ci fa piacere. Ci fa piacere come gioco solo se siamo interessate sessualmente a voi (e io lo mostro, di solito, sono piuttosto schietta), altrimenti no.

Cambiamo argomento e parliamo di letture belle. Sta uscendo il nuovo libro di Alessandro Barbero 💛 “Dante”. Qui su Radio Radicale l’intervista a Barbero.Quanto amo quest’uomo… quanto amo Johannes Bückler. Qui il suo ultimo thread musicale, ma non ancitiicpo, come non lo fa lui, chi è la protagonista.

“Non potevo mancare. Come al funerale di tuo marito. Sapevi che solo le formiche e gli uomini seppelliscono i loro morti? Non ho nemmeno ascoltato le parole di conforto. In fondo non era solo il tuo funerale.Era anche il mio. Ricordando la prima volta che ti avevo incontrata”.

E con questa poesia, sani e grazie!

C.