Chiusura degli USA sull’aborto: a un anno l’11% in più di bimbi in affido 

Le restrizioni all’aborto degli ultimi 20 anni negli Stati Uniti sono risultate associate a un aumento dell’11% dei bambini dati in affidamento: un totale di 4 milioni di persone in 20 anni, in particolare di bambini di etnia afroamericana e di minoranze etniche specie di famiglie finanziariamente vulnerabili, per i quali l’aumento è stato del 15%. Lo riporta uno studio pubblicato sulla rivista medica JAMA Pediatrics che ha studiato l’associazione tra la restrizione dell’accesso all’aborto e l’ingresso dei bambini nel sistema di affido.

Nel giugno 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la sentenza Roe v. Wade che garantiva il diritto di interrompere la gravidanza a livello federale, consentendo a molti Stati di limitare fortemente o vietare l’accesso all’aborto. In ogni caso già prima del 2022 molti Stati avevano comunque limitato l’accesso ad aborti sicuri e legali attraverso leggi TRAP (Targeted Regulation of Abortion Providers).
Il team di ricercatori ha provato a capire se queste restrizioni fossero connesse oppure no a un aumento degli affidi, questione fino a oggi non indagata. Inizialmente confrontando gli Stati con e senza leggi TRAP un decennio prima della loro promulgazione, sono state riscontrate poche differenze nelle iscrizioni all’affido. Tuttavia, paragonando gli stessi Stati un decennio dopo la promulgazione delle leggi, i ricercatori hanno osservato che l’aumento dei bambini che entravano nel sistema di affidamento persisteva. “Gli effetti a catena sono persistenti per anni dopo l’approvazione della legge TRAP, con effetti duraturi sui sistemi di affidamento”, scrivono gli autori.

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Intelligenza artificiale e calcolo quantistico sono il futuro della scienza medica?

Un’esplorazione nel mondo della ricerca di ultimissima generazione, applicata anche alle malattie rare

A ottobre 2023 la startup danese Kvantify e il Dipartimento di Chimica del King’s College di Londra hanno annunciato una collaborazione per esplorare le applicazioni dell’informatica quantistica nella scoperta di farmaci nell’ambito delle malattie neurodegenerative.

Il 29 aprile 2024 la prima pubblicazione su Nano Letters, la rivista dell’American Chemical Society,: per sondare l’efficacia del peptide antitumorale EEK, una serie di amminoacidi con proprietà antitumorali, il team ha utilizzato simulazioni di queste molecole (simulazione molecolare) e l’apprendimento automatico per studiare la distribuzione di EEK all’interno di una nanoparticella polimerica. Chris Lorenz, del Dipartimento di Fisica del King’s College, ha commentato che questi modelli conformazionali nella nanoparticella potrebbero offrire un altro approccio per migliorare l’efficacia dei farmaci. “Se si riescono a individuare modelli in cui i farmaci con particolari caratteristiche chimiche hanno maggiori probabilità di essere immagazzinati all’interno di una nanoparticella, è possibile progettare formulazioni di farmaci che ottimizzino l’assorbimento degli agenti attivi.”

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Ecco dove esiste la presa in carico territoriale delle demenze e dove no

In Italia abbiamo un problema rilevante di copertura sul territorio di servizi dedicati alle persone con demenza: tre quarti dei pazienti con demenza non hanno possibilità di usufruire di un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) sul proprio territorio di residenza. Analogamente, su oltre 900.000 persone con decadimento cognitivo lieve (mild cognitive impairment, MCI), solo poco più di 256.000 possono usufruire di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per le demenze sul proprio territorio, il 27 per cento.

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