Autore: Cristina Da Rold
Sì, la tassa sui condizionatori è una bufala Ma le imposte sui consumi sono un problema
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La grande paura di queste torride giornate estive è stata la paventata “tassa sui condizionatori domestici“: un balzello rivelatasi però una bufala, dato che l’imposta riguarderà solamente i grandi impianti.
Per l’Europa la cosiddetta fiscalità ambientale, quella cioè che va a incidere su energia, trasporti ed emissioni inquinanti, dovrebbe pesare sempre di più nei prossimi anni sul totale delle imposte versate dai contribuenti, a favore di una riduzione di altre tasse più penalizzanti per la crescita, come quelle sul lavoro. Questo auspicavano per esempio le raccomandazioni all’Italia del semestre europeo 2013 e 2014.
Nel nostro Paese però stiamo vivendo una sorta di paradosso: paghiamo molte imposte ambientali in termini assoluti rispetto al resto d’Europa, ma alla fine tutto questo ha un peso limitato rispetto al totale dei versamenti dei cittadini italiani che, insieme a un’elevata tassazione ambientale, finiscono per pagarne una altrettanto salata sul reddito da lavoro e d’impresa. Questo nonostante la legge delega 23 dell’11 marzo 2014 , che all’articolo 15 fissa per il governo italiano l’obiettivo di pensare a nuove forme di fiscalità ecologica destinate prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy.
Quando faremo l’orto su Marte?
Lavoratori over 50 in crescita, ma troppo poche le donne
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La buona notizia è che in questi primi mesi dell’anno pare che la situazione occupazionale degli over 50 stia lentamente migliorando. Quella meno buona è che questo piccolo sprint è solo l’inizio di un processo non ancora compiuto, e per le donne in particolare questa ripresa è più lenta a farsi sentire.
Lo raccontano i dati del Ministero del Lavoro: dal 2012 al primo trimestre 2015 sono aumentati notevolmente i nuovi rapporti di lavoro fra chi ha più di 55 anni: 135mila per gli uomini e 113 mila per le donne, per un totale di 182 mila lavoratori coinvolti. All’inizio del 2013, dopo l’entrata in vigore della Legge Fornero, non si superavano i 160 mila lavoratori.
I dati però possono trarre in inganno. In Italia dal 2007 a oggi fra gli over 50 sono aumentate sia l’occupazione che la disoccupazione. Anzi, a crescere maggiormente è stata proprio l’occupazione, anche se fra alti e bassi in questi sette anni di crisi il numero di lavoratori non è mutato di molto. Una serie di apparenti paradossi degni di Lewis Carroll.
Eppure è così: il dato interessante non è il tasso di occupazionetout court, cresciuto negli ultimi anni anche grazie all’aumento dell’età pensionabile, dal momento che ben un lavoratore su tre oggi fra i 15 e i 64 anni ha più di 50 anni.