MobilitAria 2018: alcuni miglioramenti ma inquinamento e mobilità sostenibile insufficiente

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In questi giorni è stato pubblicato MobilitAria 2018, un rapporto coordinato da Kyoto Club che fa il punto sulla qualità dell’aria nelle 14 grandi città italiane negli ultimi 10 anni, mostrando per ognuna di loro dati e grafici sulla situazione attuale riguardo ai livelli di inquinamento ma anche alle strategie di ecosostenibilità che le varie città stanno mettendo in atto.
Nel complesso, nonostante nei 10 anni considerati (dal 2006 al 2016) si sia registrato un lieve miglioramento della qualità dell’aria con una riduzione delle concentrazioni annuali, le città esaminate sono purtroppo ancora caratterizzate da concentrazioni ben oltre i valori soglia, sia per i particolati che per il biossido di azoto.
L’Italia è uno dei Paesi europei in cui l’inquinamento dell’aria fa più vittime (79,8 mila morti nel 2014, dato EEA) e, per questo, la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro il governo italiano per i superamenti di PM10 e NO2. Inoltre, proprio il mese scorso il Commissario Europeo per l’Ambiente ha comunicato al nostro governo che se non verranno prese a breve misure drastiche per ridurre le emissioni di PM10 e NO2, la questione passerà in mano alla Corte di Giustizia.

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Italia: 5006 casi di morbillo nel 2017, nel 2016 erano 862

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SALUTE – Già lo scorso ottobre mostravamo come il nostro paese fosse al quinto posto nel mondo per numero di casi di morbillo, e al terzo in Europa dopo Romania e Ucraina. Oggi che abbiamo i dati completi per il 2017 (pubblicati sia dall’OMS che da ECDC) possiamo finalmente fare il punto: con 5006 casi confermati e 4 morti siamo il secondo paese in Europa per numero assoluto dopo la Romania (5006 casi contro 5562 e 4 morti, di cui 3 sotto i 10 anni di età, contro 19 in Romania), e quarti come tasso di incidenza con 83,7 casi per milione di abitanti. Un boom rispetto al 2016, dove avevamo avuto 13 casi per milione di abitanti. Per fare un paragone, paesi come Germania, Francia, Regno Unito e Spagna hanno contato rispettivamente 927 , 520, 282 e 152 casi nell’anno appena trascorso. In questi giorni sono arrivati inoltre i dati relativi a gennaio 2018 pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità: dal 1 al 31 gennaio 2018, 12 regioni hanno segnalato al Sistema nazionale di sorveglianza integrata morbillo e rosolia 164 casi di morbillo, inclusi 2 decessi.  Il 40% ha sviluppato almeno una complicanza, mentre oltre la metà è stato ricoverato.

Si tratta comunque di un trend in crescita che si conferma in tutta Europa: nel 2017 si è registrato un numero di casi di morbillo quattro volte superiore rispetto all’anno precedente: 21 315 persone colpite e 35 morti, dopo il minimo storico di 5273 casi nel 2016. In generale, un paese su quattro è colpito da un’epidemia di morbillo (15 paesi su 53). Nel nostro paese parliamo di una differenza enorme: 862 casi nel 2016 contro i 5006 del 2017.

Il dato positivo per l’Italia però c’è: negli ultimi mesi del 2017 l’incidenza è andata calando in maniera evidente. Se a marzo un caso di morbillo su 3 in Europa era italiano, a dicembre lo era solo il 3,3% dei casi.

Ciononostante i 4 morti ci sono stati, così come complicanze fra chi è stato colpito. L’ultimo bollettino su morbillo e rosolia dell’Istituto Superiore di Sanità segnala che il 35,8% dei casi ha riportato almeno una complicanza. Quella più frequente è stata la diarrea, riportata nel 15,9% dei casi, ma si sono stati segnalati 378 casi di polmonite (7,6%) e 2 casi di encefalite. Altre complicanze riportate includono casi di stomatite (730 casi), cheratocongiuntivite (496 casi) ed epatite (444 casi).

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Malattie rare: i traguardi del 2017

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SALUTE – A partire da oggi, 28 febbraio 2018, Giornata Mondiale delle Malattie Rare, l’Osservatorio Malattie Rare offrirà ai pazienti un nuovo servizio. È lo sportello legale “Dalla parte dei Rari”, che comprende una sezione aggiornata di domande e risposte sui temi dell’invalidità, delle esenzioni, sull’ottenimento di benefici fiscali e sulle varie normative a beneficio dei pazienti. In questa sezione si forniranno informazioni e indirizzi pratici per districarsi in una burocrazia che a volte aggiunge un peso enorme al carico che già porta la malattia.

Ci sarà anche un form per chi si trova in una situazione di difficoltà connessa al riconoscimento dei propri diritti o all’accesso alle cure, che potrà segnalare il proprio caso. Il legale di OMAR li esaminerà e chiederà ulteriori chiarimenti, dando poi indicazioni utili per la soluzione del problema. Il tutto in maniera assolutamente gratuita. Nel corso del 2017 sono state diverse le novità molto importanti per i malati rari. Ne abbiamo parlato con Ilaria Ciancaleoni Bartoli, Direttrice di OMAR, l’Osservatorio Nazionale per le Malattie Rare.

Quanti sono i malati rari in Italia?

Il rapporto Ossfor stima che i malati rari con una diagnosi certa che dà diritto all’esenzione siano circa 300 mila, lo 0,5% della popolazione, anche se alla prova dei fatti – prendendo in considerazioni tutti coloro che pur avendo una diagnosi di malattia o tumore raro non hanno diritto all’esenzione e coloro che, dopo anni di visite mediche, non hanno ancora una diagnosi – il numero è molto più alto. Si parla di una cifra che va dal milione e mezzo ai due milioni di persone. Tanti sono i pazienti, ma tante sono anche le diverse malattie da cui sono affetti: se ne contano oltre 7 000. A oggi per questi pazienti sono disponibili 94 farmaci (registrati nel registro EMA) appositamente studiati, detti Farmaci Orfani. Tuttavia, solo un centinaio di malattie su oltre 7 000 (1,4% delle patologie) ha oggi una terapia, tutti gli altri ne sono in attesa che la medicina porti novità anche per loro.

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Servizi per l’infanzia: in Italia solo 1 bambino su 10 li usa

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Il problema della disoccupazione femminile da record e del gender pay gap in Italia passa anche per la possibilità di avere servizi di accudimento dei figli in orario extrascolastico a prezzi sostenibili per tutte le famiglie. In questo senso il dato preoccupante che emerge da recentissimi dati Eurostat è però che nel nostro paese il 91,7% delle famiglie italiane non utilizza alcun servizio di questo tipo, contro una media europea è del 61,3%.
In Europa il 39% dei bambini con meno di 12 anni riceve questi servizi, e per due su 3 bambini che li usano il servizio la famiglia li paga, mentre un bambino su 3 riceve il servizio gratuitamente per ragioni economiche. In Italia queste percentuali sono rispettivamente del 4,9% (chi paga il servizio) e 3,9 (chi usufruisce ma non paga). Senza paragonarci al solito Nord Europa che in questo ha da decenni un sistema completamente diverso dal nostro (In Danimarca solo il 14% dei bambini non usa questi servizi) in Francia, Germania e Regno Unito a non usarli è rispettivamente il 59%, il 36% e il 35% dei bambini.

I dati Eurostat provengono dall’EU-Statistics on Income and Living Conditions (EU-SILC) database per il 2016 sulla distribuzione del reddito, la povertà e le condizioni di vita. Con “formal childcare” Eurostat si riferisce a qualsiasi tipo di assistenza organizzata o controllata da una struttura pubblica o privata. Ciò significa che sono inclusi per esempio i babysitter qualificati organizzati e controllati da una struttura, anche se sono pagati direttamente dai genitori, ma non quelli che vengono “assunti” direttamente dalle famiglie.

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