I dati Invalsi parlano chiaro: in Italia, tre ragazzi su dieci che frequentano il terzo anno delle scuole medie non raggiungono la sufficienza nelle competenze alfabetiche e quattro su dieci in matematica. Molte sono le differenze territoriali, di genere e di reddito familiare, spesso determinate da fattori che alimentano le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità educative. Anche nelle regioni dove le cose vanno meglio – Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Marche – non meno di un ragazzo su quattro risulta insufficiente in queste abilità. La famiglia di provenienza è sempre determinante. Il 60% dei ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito oscilla fra il livello 1 e il livello 2 (su cinque totali) nella comprensione testuale, contro il 15% di chi proviene da famiglie ad alto reddito. Un ragazzo su quattro di quest’ultimo gruppo sociale si colloca al livello 5, il massimo, insieme al 3% di chi proviene da famiglie economicamente svantaggiate. Nel Meridione questa forbice è ancora più marcata.
Autore: Cristina Da Rold
L’allattamento al seno protegge dall’obesità
Gli ultimi dati della Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), presentati a Glasgow in occasione dello European Congress on Obesity, evidenziano chiaramente che la percentuale di bambini obesi in Europa è ancora molto alta. Circa 398.000 bambini tra i sei e i nove anni – il 3% dei giovani esaminati in 21 paesi europei – sono gravemente obesi. A questi si aggiungono gli obesi (in nessun paese si scende sotto il 6% del totale) e i bambini in sovrappeso, quindi a rischio di obesità, che rappresentano da soli ben oltre il 10% in ogni paese. In alcuni casi anche oltre il 20% del campione di bambini considerati.
Almeno 700 mila senzatetto in Europa. La crisi del mattone raccontata con i dati
Il 2020 è alle porte ma l’obiettivo che l’Europa si era posta circa la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale sembra definitivamente irraggiungibile. A fine novembre in occasione dell’apertura del tredicesimo Vertice del G20, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si congratulava con gli stati membri per i ben ventidue trimestri consecutivi di crescita economica. La Quarta panoramica sull’esclusione abitativa in Europa di Feantsa e Fondazione Abbé Pierre mostra invece un’altra faccia dell’Europa: quella di chi è rimasto indietro. Proprio nel 2018 abbiamo capito che qualsiasi sforzo sarà vano per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo posti per il 2020: solo il 2017 ha registrato una leggera diminuzione del numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale rispetto al 2008.
Almeno 700 mila senzatetto
Si stima (anche se è un numero da considerarsi solo come ordine di grandezza) che 700 mila persone nell’Unione Europea non abbiano una casa e siano costrette a dormire per strada o in rifugi di emergenza, il 70% in più di 10 anni fa.
Immunoterapia per le malattie autoimmuni. A che punto siamo?
L’approccio immunoterapico non riguarda solo i tumori. Alcune malattie autoimmuni come il diabete, l’encefalite autoimmune – che rappresenta l’equivalente murino della sclerosi multiplaumana – e alcune malattie autoimmuni cutanee sono ottime candidate per questo tipo di trattamento. Sebbene al momento non ci siano ancora studi in corso sugli esseri umani, i risultati di diversi trial condotti su modelli animali rendono gli scienziati ottimisti per i prossimi anni.
In aprile la prestigiosa rivista Nature ha pubblicato un editoriale che titolava in maniera chiara “Le malattie autoimmuni beneficeranno di terapie basate sui successi delle immunoterapie tumorali”. A che punto siamo? Ne abbiamo parlato con Vincenzo Russo, Responsabile dell’Unità di Immuno-Bioterapia del Melanoma e dei Tumori Solidi dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
Anzitutto Professore, che cos’è l’immunoterapia?
L’immunoterapia è un approccio nato per la prevenzione e il trattamento di malattie infettive ed attualmente impiegato con successo in oncologia. L’immunoterapia in oncologia consta di due approcci. Il primo si basa sui cosiddetti Inibitori dei Checkpoints. I checkpoints si trovano sulla superficie di alcune cellule del nostro sistema immunitario, i linfociti T, e inibiscono la risposta immunitaria quando si legano a specifici recettori espressi dalle cellule tumorali.