Cellule staminali del cordone ombelicale per ringiovanire le cellule del sangue

La ricerca scientifica ha ampiamente documentato che la lunghezza dei nostri telomeri – strutture del DNA che hanno il compito di proteggere i cromosomi, quindi il nostro DNA, dai danni esterni e dal deterioramento – è correlata con l’invecchiamento della cellula, quindi del nostro organismo. Il telomero è un vero e proprio marcatore dell’invecchiamento cellulare: più la cellula è “vecchia”, più il telomero risulta corto. Da anni viene studiato come indicatore di malattie della terza età, inclusi il cancro, l’ aterosclerosi e il diabete.

Tutti nasciamo con telomeri della stessa lunghezza, che tuttavia con il passare del tempo finiscono per accorciarsi. Questo avviene essenzialmente a causa dell’attività della telomerasi, l’enzima che ripara e restaura i telomeri. Tuttavia, questo accorciamento può essere anche dovuto a danni ambientali, al fumo o alla chemioterapia, che contribuiscono a ridurre la lunghezza dei telomeri.

La possibilità di rallentare l’accorciamento di queste regioni del cromosoma o di allungarle nuovamente, qualora si fossero accorciate, è un ambito molto studiato dalla ricerca biomedica. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche, capaci cioè di rigenerare gli elementi che compongono il sangue, è oggi terapia salvavita per la cura di numerose malattie del sangue, anche gravi. Trovare un donatore di midollo che sia compatibile però non è semplice e gli scienziati sono da tempo alla ricerca di alternative efficaci.

Una di esse è rappresentata proprio dalle cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale. Sono cellule molto giovani, con telomeri lunghi e mai esposti ai danni ambientali. Sono simili alle cellule del midollo e sono in grado di dare origine a svariati tipi cellulari, con un minor rischio di rigetto.

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Italia agli ultimi posti nella comprensione della “digital economy”

Lo Skills Outlook Scoreboard di OCSE, rilasciato qualche giorno fa è lapidario: la popolazione italiana non possiede le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale, sia nella vita sociale che sul posto di lavoro. Solo il 36% degli italiani, la percentuale più bassa tra i paesi OCSE, è in grado di utilizzare Internet in maniera complessa e diversificata. Solo un italiano su cinque tra i 16 e i 65 anni possiede un buon livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo (cioè ottengono almeno un punteggio di livello 3 nei test di alfabetizzazione e calcolo). Si tratta del terzo peggior risultato tra i paesi esaminati.
L’Italia è il paese con la più bassa percentuale di lavoratori capace di utilizzare software anti-tracking (lo sa fare l’8% degli intervistati), e di modificare le proprie informazioni personali online (sa farlo solo la metà delle persone). Un quarto degli italiani invece sa impostare i cookies nel proprio sito o blog. Gli anziani con scarse capacità cognitive e digitali sono un terzo del totale in Italia, mentre la media OCSE è del 17% e in Norvegia si arriva a quote bassissime, meno del 5%.

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Procreazione Medicalmente Assistita, verso le prime linee guida italiane

Quello che è successo tra il 25 e il 26 maggio in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è davvero degno di nota: in sole 48 ore, oltre 500 operatori sanitari di questo settore – che rappresentano circa il 70% dei centri PMA presenti in Italia – hanno firmato la proposta della Società Italiana Riproduzione Umana (SIRU), già approvata dal Ministero della Salute, di dotare anche il nostro paese di linee guida per la PMA, per uniformare una volta per tutte da Nord a Sud i servizi per le coppie nella gestione clinica dell’infertilità.

In particolare la proposta prevede di adattare – e non semplicemente tradurre – al contesto italiano la proposta di Linee guida del National Institute for Health and Care Excellence – NICE (Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza nella Cura) inglese, un’istituzione pubblica attiva da 20 anni, che fa capo al Ministero della Salute nel Regno Unito, con una elevata autorevolezza in materia di sviluppo di linee guida cliniche.

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Un elettore su tre ha votato Salvini. Scopri quanto è leghista il tuo Comune

Un elettore su tre ha votato Lega. In quasi un comune su quattro il popolo di Salvini costituisce più della metà degli elettori, o almeno di coloro che si sono recati alle urne.

I dati parlano chiaro: il consenso del Partito è cresciuto, a scapito del Movimento Cinque Stelle e del partito Democratico. Solo in Toscana il PD ha ottenuto una percentuale leggermente più alta della Lega: il 33% contro il 31%.

Spicca il fatto che laddove la Lega ha totalizzato le percentuali più elevate, il Movimento ha incamerato quelle più basse. In Veneto, la prima regione per percentuale di voti alla Lega (il 50%), il Movimento ha raggiunto l’8,9%, la percentuale più bassa d’Italia dopo il Trentino Alto Adige. Al contrario, in Campania e Sicilia, dove il Movimento ha superato il 30%, la Lega ha totalizzato le percentuali più basse. Che però basse non sono. La regione dove meno persone hanno votato Lega è stata la Campania, dove tuttavia Salvini è stato scelto da un elettore su cinque. Per fare un paragone, sono diverse le regioni dove il PD non ha toccato questa quota, per non parlare del M5S.

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