#1 – Mi ghe proe

🍁L’autunno è la stagione più bella per me, anche se quest’anno è tutto molto diverso. Ci si mette pure il maltempo: oggi qui in Dolomiti è tutto chiuso, anche le scuole. E prima che in Dolomiti si chiudano le scuole per la pioggia…dico, ce ne vuole. Vaia è una ferita ancora aperta.

Ieri sera dopo tanti quasi un anno sono stata a teatro, per l’apertura di Oltre Le Vette ed è stata un’emozione strana, dolce e strana. Il programma è qui, e vi invito ad ammirare bene la locandina, un’opera del pittore cadorino Maurizio De Lotto dal titolo “Equilibri instabili” che ben rappresenta il difficile rapporto tra l’uomo e la montagna, e oserei dire ben rappresenta questo anno difficile che sta sgretolando le certezze un po’ a tutti. Mi torna tanto in mente Montale in questi giorni: Talora ci si aspetta / di scoprire uno sbaglio di Natura/ il punto morto del mondo / l’anello che non tiene /il filo da disbrogliare che finalmente ci metta /nel mezzo di una verità.

💻 È stato il primo anno dopo quasi otto da che ho cominciato questo lavoro, che mi sono presa una piccola pausa fra settembre e ottobre, il periodo professionalmente più denso dell’anno, e in effetti non sono riuscita a vivere il pieno letargo che avevo pianificato, ma pazienza, verranno momenti. Il periodo non è facile, anzi è proprio difficile, e non solo per il diffondersi del contagio, ma per il modificarsi delle nostre relazioni sociali, amicali, a una velocità che mai abbiamo vissuto prima, e definitivamente. Siamo sospinti da un vento forza 10 e questo destabilizza. (Ogni volta che penso “forza-vento” mi viene in mente la bella canzone della Nannini). Tornando a noi, parte del mio lavoro è curare ambienti social media, miei e terzi, e in questi mesi ho notato, anzi vissuto, molta pressione qui sopra. Lo sintetizzerei con l’immagine di James Joyce frustrato qui sotto.

Ne parlavo giusto ieri in occasione di una delle lezioni del mio corso HealthCom Program: siamo overwhelmed, portiamo e scarichiamo tutti un bagaglio più pesante del solito. L’istinto in questi momenti è – appunto – andare in cima a una montagna, costruirsi una casetta di legno lassù, con la porticina rossa, gli scuri verdi. È, in effetti, il mio concetto di letargo. In questa settimana ho macinato boschi, sono stata a sentire i bramiti dei cervi in amore all’imbrunire, annusato sentieri e pioggia, ho cotto zucche, ammirabili in altre foto qui sotto. Meno male mi sento sempre a casa. Sono stata lontana dai social, ma non è una soluzione. Per chi fa un lavoro come il mio, per lo meno, dove questa è una bacheca essenziale per segnalare eventi, contenuti. È meglio cercare un modo diverso di fare le cose. Quindi nulla, proverò a modulare diversamente la mia presenza qui, limitando la condivisione giornaliera ma preferendo la differita, sintetizzando settimanalmente il meglio e il peggio in lunghi post come questo, ma senza la premessa con cui vi ho tediati finora. È un tentativo, proviamo.

📖Anzitutto segnalo delle cose belle che ho letto, partendo dal fatto che finalmente è uscito il risultato di 4 anni di fatiche della mia rompicoglioni-di-sistemi preferita Clara Zanardi: un libro dal titolo moderato, come suo solito: “La bonifica umana” (Unicopli), che racconta in profondità l’esodo della popolazione dalla Venezia insulare e la sua conversione a destinazione turistica. Lo fa partendo da un po’ più lontano, dalle trasformazioni ottocentesche, per arrivare ai giorni nostri, raccontando chi, quando e perchè se ne è andato da qui. Esplora le visioni politiche e i fallimenti governativi del passato e finisce dialogando con gli abitanti di oggi, per capire come è cambiato nel tempo il loro modo di abitare la città. Insomma: boia miseria!

✈️Ottobre sarà un mese denso di appuntamenti, e ringrazio ogni persona che ha pensato di invitarmi.

– Domenica 4 ottobre torno al CICAP Fest intervistando alle 16.30 in live sul sito web del festival Lorenzo Montali, professore di Psicologia sociale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca sul tema “Complotti al tempo del COVID”, appunto. Vale come la volta scorsa: fate domande live, io le vedo e le porgo all’intervistato.

– Martedì 6 ottobre alle 12 invece io e Riccardo Saporiti “andiamo in Europa”: con Info Data – Il Sole 24 Ore siamo stati gentilmente invitati dall’Unione Europea a tenere un Workshop di 30 minuti su come si racconta la Coesione sociale con i numeri. Sarà in inglese, ma gratuito. Un temino, insomma, faremo del nostro meglio.

– Sabato 10 ottobre, sempre al CICAP Fest modero con le stesse modalità di cui sopra Sergio della Sala su “La scienza è aperta oppure no?” Anche qua, argomentino light…

🧬🦠Riguardo al COVID, in questa settimana non ho elaborato cose particolarmente utili, ma ne ho viste in giro parecchie di inutili, che perdono di vista il nocciolo di tutto: cercare di non mettere in pericolo il prossimo inutilmente. Credo che alla fine le chiacchiere stiano ancora a zero e che valga la pena guardare soltanto queste dashboard globali: una e una due.

📊Oggi Papa Francesco firmerà la sua nuova enciclica “Fratelli tutti”. C’è stata parecchia discussione online su questo titolo, in un periodo in cui noi femministe e noi femministi stiamo lottando per l’attenzione verso la parità anche linguistica fra sessi. Per citare Luigino Bruni: “l’altro nome di Francesco è Chiara”. A tal proposito segnalo che dal 19 al 21 novembre si terrà The Economy of Francesco, che si potrà seguire online. Un evento mondiale, da non perdere assolutamente. Se posso permettermi, un “altro Davos” con ospiti di un certo calibro, dentro e fuori dalla chiesa, come il mio diletto Michael Marmot.

👂In settimana è uscita un’intervista a cui tengo molto, che ho fatto all’appena citato Luigino Bruni su come si misura un investimento Green. Ok, tutti pensiamo di saperlo, e invece credetemi che non lo sappiamo.

Chiudo con un post che ho cuorato tanto, scritto da Maffeo Vallaresso (avete capito chi si cela dietro questo nome?). Ci si interroga su chi orcocan sia sto “intellettuale” di cui si va parlando a perdifiato. E niente, io ho un debole per i post in dialetto.

Quindi, grazie se avete letto fin qua, e scusé le ciacole!

Che fine ha fatto il riscaldamento climatico? Ecco il mondo post Covid-19

Meno inquinamento, più pesci nel mare, aria più pulita. Ma Il Pianeta non ringrazia per il lockdown, perché siamo ancora lontani dal vincere la sfida del climate change.

Abbiamo passato mesi a leggere ovunque che il nostro pianeta stava ringraziando questo blocco forzato dettato dal lockdown: dall’aria più respirabile alla laguna di Venezia piena di pesci. Le emissioni globali giornaliere di CO2 sono diminuite del 17% all’inizio di aprile, rispetto ai livelli medi nel 2019, e complessivamente le emissioni annuali di CO2 per il 2020 dovrebbero essere inferiori del 4-7% rispetto allo scorso anno.

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Quanti poveri produrrà il Covid? Lo scenario ottimista e quello pessimista

Il Sustainable Development Outlook 2020 delle Nazioni Unite ha disegnato un possibile scenario ottimista e uno pessimista per il prossimo decennio, alla luce della pandemia.

Lo si è detto e ridetto: il successo nel raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) che le Nazioni Unite hanno fissato per il 2030, e che sono entrati come linee di fondo nelle varie agende di sviluppo nazionale, dipenderà da come stiamo gestendo questa pandemia. E viceversa: nel complesso i Paesi che hanno compiuto maggiori progressi nel raggiungimento degli SDGs sono stati in grado di affrontare meglio la crisi Covid-19.

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Didattica a distanza: come l’hanno vissuta i ragazzi. Il sondaggio Almalaurea

Nel complesso i ragazzi si sono detti meno soddisfatti della Didattica a Distanza rispetto alla scuola tradizionale, ma a quanto pare chi afferma che per tutti i ragazzi è stata una tragedia, dovrebbe ricredersi, almeno rispetto agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori.

Uno studente su tre ritiene che sarebbe utile continuare a usare la didattica a distanza, insieme alle lezioni in aula, anche dopo l’emergenza del Covid-19, e solo 7 ragazzi su 10 osservano che il livello di preparazione raggiunta attraverso le lezioni a distanza sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola. Una percentuale ben più consistente – la metà dei ragazzi- afferma che la DaD è efficace per il recupero o per il consolidamento di argomenti precedenti, mentre poco meno di un ragazzo su tre pensa che sia efficace per l’apprendimento di nuovi argomenti. Circa un ragazzo su sei pensa che migliori addirittura la comprensione degli argomenti trattati rispetto alla didattica tradizionale.

Lo racconta un sondaggio di AlmaDiploma in collaborazione con AlmaLaurea pubblicato in questi giorni che ha coinvolto studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori da 246 istituti. Una precisazione metodologica: il rapporto in questione ha intervistato per la maggior parte liceali che vivono al centro nord. Fra i 73.2861 studenti interpellati (hanno risposto poi solo uno su tre), di quarta e quinta superiore, il 57% erano liceali, il 33% frequentava gli istituti tecnici e solo il 9,2% gli istituti professionali. Il 34% ha frequentato una scuola del Centro, il 29,7% una del Nord-Est, il 25,7% una scuola del Nord-Ovest, l’8,7% una del Sud e l’1,8% una delle Isole. Insomma, il sud qui è molto sottorappresentato, con un intervistato su dieci.

La Didattica a Distanza (DaD) è stata però vissuta in modo diverso, a seconda del tipo di scuola frequentata, ma il rapporto mostra una sorpresa interessante: i ragazzi dei professionali hanno avuto a disposizione meno strumenti tecnologici, hanno potuto seguire le lezioni più a singhiozzo, ma alla fine sono stati i più soddisfatti di questa esperienza e sono coloro che la vorrebbero proseguire maggiormente.

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