#6 – Bandiera Gialla

Finché vedrai | Sventolar bandiera gialla | Tu saprai che qui si balla.

Gianni Pettenati ha fatto un bel caos. Da ieri accanto al Leone di San Marco sventola bandiera gialla. Sul ponte invece, sventola bandiera bianca. Sarà che io, affezionata alla follia di Battiato, a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie. 

Da qui

Altra settimana interessante sul fronte Italico. Iniziamo con le segnalazioni EP (Esenti Puttanate). [Disclaimer: non trovate nulla sulle elezioni americane perché sinceramente non sto seguendo bene la cosa. Tutto non si può fare. Mi limito solo a rilevare, dato che vedo le discussioni sui social che neanche Che Guevara, che spero fortemente che vinca Biden, ma è anche vincesse non significherebbe aver sovvertito un sistema: sempre uomo bianco, anziano, eterosessuale e privilegiato è. Così per non perdere di vista i fondamentali.] Comincio col segnalare il video della conferenza stampa con cui il Governo ha spiegato questi 21 indicatori che hanno composto la matrice giallo-arancione-rosso delle nostre regioni. Lungo, noioso, però penso che se si vogliono commentare le scelte bisogna almeno conoscere di cosa si sta parlando, perché se no si parla a vanvera.

Per quanto riguarda la trasparenza dei dati, il gruppo di data scientist e attivisti OnData ha lanciato la petizione per avere i dati aperti, che significa che tutti possono vederli e lavorarci. La trovate qui. Consiglio anche due articoli di Isaia Invernizzi (il giornalista dell’Eco di Bergamo che da qualche giorno ha iniziato a lavorare al Post): il primo su come vanno le cose a Milano, titolo “A Milano non si farà più il tampone ai contatti stretti” e il secondo sul Piemonte, titolo “In Piemonte non sanno più dove mettere i pazienti”.

Per facilitare le cose, su Infodata faremo il Calendario dell’Avvento degli indicatori, il primo è uscito ieri qui (Rt). “Non avete proprio nulla da fare eh”. Eh no, i nostri eroi lombardi sono chiusi in casa, e per distrarsi pensano ai dati del COVID. Io glielo avevo detto di prendere la via della Serenissima, gliela ho anche cantata Siamo noi Bandiera gialla| Vieni qui Che qui si balla | E il tuo cuore batterà. Ma niente, sono persone responsabili.

Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti 
mentre tutti intorno fanno rumore

Questa settimana insomma ho cantato parecchio, Pierangelo Bertoli in primis: ma parlando della vita, e pensando al mio paese | mi è sembrato come fosse tolto un velo | e mi pare di sapere, e finalmente di capire, 
nella vita ogni cosa ha un suo colore |e l’azzurro sta nel cielo, ed il verde sta nei prati, ed il rosso è il colore dell’amore
. E poi c’è quel genio di Gigi Proietti: mica si può non omaggiarlo. Ho fatto la polvere ascoltando quel capolavoro della musica francese che è “Non me rompe er ca”. Ma con l’accento alla Jacques Brel quando canta “Amsterdam”. Nel frattempo mi si è staccata una corda della chitarra. E mai una gioia.

Sempre per la serie “Non me rompe er ca” sul sul profilo twitter dei manoscritti medievali della British Library ho trovato una lettera di protesta dell’allevatore al padrone, datata 2270 anni fa. Dice:”I will not pasture the pigs until I get my salary I have not been receiving in the past 4 months. Greetings!” (Traducono: Non darò da mangiare ai maiali finché non mi pagate 4 mesi di salario).

Comunque, ci siamo anche distratti, e in particolare con Andrea Pennacchi (sì, il magico Pojana) su twitter, insieme a Jacopo Giliberto si dibatteva di Crusca Veneta: delle sfumature di “tepolmainarte”, arrivando ad analizzare la semantica di “mariavergine”. Ho proposto una lettura. Voi che ne pensate?

Concludo, non con libri perché è stata una settimana complicata e non ho letto nulla ma sono andata a camminare nel bosco (senza monopattino elettrico e senza bonus bici). Vi segnalo questa Sonata a tre. Cvetaeva, Pasternak, Rilke su Doppiozero, e questa poesia di Brecht, tradotta da Strehler, postata stamane dall’amico Giorgio Bert, che il Novecento l’ha visto da vicino (seguitelo):

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Si mutano i tempi, l’inutile lotta
di galli violenti futuro non ha.
I folli progetti di tutti i potenti
si oppongono invano al tempo che va.

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

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