Cinque cose che abbiamo imparato sulla seconda ondata del virus


Da più parti si ricomincia a paventare la paura che si stia piano piano ritornando alla situazione di questa primavera, con la differenza che siamo tutti molto più stanchi, anche di nuotare in un mare di numeri e di pareri. Noi che per lavoro ogni giorno ci confrontiamo sui numeri da considerare, da raccontare, di cui avere paura, sulle bufale e sui fraintendimenti, pensiamo che sia corretto suggerire ai nostri lettori 5 aspetti da tenere a mente per affrontare questo difficile inverno. Per non farsi confondere né da chi paventa la possibilità di un nuovo lockdown a ogni piè sospinto senza una traccia di “rischio calcolato”, né da chi – altrettanto senza dati e senza rischio, ha deciso di prendere tutto alla leggera e di non aver paura del virus.

Che decidiamo di avere paura o di non averla, di accusare il governo o chicchessia, che almeno la scelta dal punto di vista sanitario sia il più razionale possibile.

1 – Basta guardare i casi giornalieri, che ci danno una percezione distorta. Ci siamo abituati a ragionare in termini di oggi, di istante puntuale, come se i casi di ieri oggi non esistessero più. Ieri 2.800 nuovi casi, oggi “scendiamo” a 2.500. Bene, allora. No. 

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