Il gender wage gap in Italia è peggiore di quello che sembra

In questi giorni l’OCSE  ha pubblicato i dati più recenti intorno al problema del Gender wage Gap, la differenza salariale fra uomini e donne. L’Italia si è collocata in una posizione apparentemente buona, con un gap nella retribuzione oraria del 5,6%. Ma limitarsi a sintetizzare una situazione così articolata con un unico numero è uno sguardo parziale.
A prima vista sembra che in Italia le cosa vadano meglio che in altri paesi, ma a ben vedere questo 5,6% medio non descrive affatto la situazione che vive la maggior parte delle donne. Anzitutto, il dato OCSE riguarda solamente i lavoratori full time, mentre sappiamo che quattro donne su dieci oggi lavorano part-time (dato Istat).
In secondo luogo esiste un enorme divario fra il gap salariale di genere fra pubblico e privato. Secondo recenti dati Eurostat , il gender gap nel settore pubblico in Italia ammonterebbe al 4,1% (che ci colloca effettivamente in buona posizione rispetto al resto d’Europa) mentre nel privato si supererebbe il 20%.
Eurostat stesso ha chiarito in più occasioni (per esempio qui ) che misurare il gender pay gap unicamente sulla retribuzione oraria è una visione parziale del problema, che non considera appunto la disoccupazione femminile, part-time incluso, e le differenze fra settore pubblico e privato.

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