Malati terminali: l’assistenza realmente garantita, regione per regione

APPROFONDIMENTO – Nei giorni scorsi è stato pubblicato l’ultimo rapporto annuale della FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) che fa il punto sulle criticità dei servizi per il malato oncologico in Italia, compresi quelli per le cure palliative, che rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e che pertanto devono essere erogate secondo “criteri di qualità, appropriatezza ed efficienza”.

Il punto di partenza è che il rapporto fra costi e benefici delle cure terminali ospedaliere è sempre troppo elevato: i costi sono infatti alti e i benefici per i pazienti e per le loro famiglie sono relativamente pochi. Si stima infatti che l’1% degli italiani assorba circa il 20% dell’intera spesa sanitaria nell’ultimo anno di vita.

Centrali sono le cure palliative, non sempre garantite, sia a livello di hospice che di assistenza domiciliare, dato testimoniato dal fatto che il tasso dei decessi in ospedale è ancora molto elevato. Già nel 2007 il Decreto Ministeriale 43 aveva posto l’obiettivo di garantire l’accesso alle cure palliative ad almeno il 65% dei malati oncologici. A 10 anni di distanza siamo intorno al 30%.

A livello di Hospice le differenze regionali sono ampie, sia in termini di presenza di servizi, che di prestazioni erogate. Se complessivamente la “buona notizia” è che dal 2012 al 2016 il numero di posti letto e di strutture con hospice è leggermente aumentato a livello nazionale, ci sono regioni in cui ancora questo servizio non è garantito per tutti. In Calabria per esempio si contano nel 2016 solo 0,51 posti letto in hospice all’interno di strutture ospedaliere per 100 mila abitanti. In Sardegna, quella con il tasso più alto di strutture, ce ne sono 12 per 100 mila abitanti, e in Lombardia, la seconda in classifica, 7,9 per 100 mila.

Un Rapporto al Parlamento del Ministero della Salute del 2014 sullo stato di attuazione della legge 38 del 15/3/2010 sull’accesso alle cure palliative mostra che nel 2013 sono stati assistiti 40.040 pazienti presso il proprio domicilio, di cui 34.184 con patologia oncologica. I ricoverati in hospice sono stati 27.812, pari al 5% del totale delle persone decedute nello stesso anno. Tale rapporto sale al 9% se si considerano i 15.456 pazienti ricoverati in hospice nel 2013 e deceduti a causa di tumore, rispetto ad un totale di 168.791 pazienti deceduti in quell’anno a seguito di patologia oncologica.

Anche il tipo di prestazione erogata varia moltissimo, per esempio in materia di sedazione terminale palliativa. Ci sono regioni come il Veneto e la Provincia Autonoma di Trento dove la metà degli hospice la garantiscono, altre come la Campania e la Calabria dove a garantirla non è meno del 2% delle strutture. In media al sud questo diritto è garantito meno che al nord.

Ma si riscontrano differenze profonde anche nella terapia di gestione del dolore, con percentuali che vanno dall’8% dell’Emilia Romagna al 97% del Molise, di strutture che la garantiscono.

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