«Il Paradiso è altrove» di Mario Vargas Llosa

gStrano.

Uno di quei libri che vuoi leggere fortemente ma fai molta molta fatica all’inizio. Una scrittura che non travolge, ma fidelizza. E dopo le prime 200 pagine ti rendi conto di esserci irrimediabilmente dentro, e le altre 200 le bevi, e non vorresti doverne uscire.

Divoro da sempre libri o storie che riguardano Gauguin, uno dei miei artisti prediletti, ma non sono mai soddisfatta. C’è sempre un qualche cosa che trovo artificioso, postumo.
Ho sempre pensato che la sua storia non potesse essere così bohemienne, così fascinosa e calda come viene solitamente narrata. Tutta ispirazione.

Ecco, ne “Il Paradiso è altrove” questo libro ho finalmente trovato quell'”espirazione” che cercavo nella narrazione dell’utopia della vita e dell’opera di Koke.

Un’utopia che non è all’altezza di quella di sua nonna Flora Tristan, narrata anch’essa in questo libro e che sa farci sentite ancora oggi piccoli piccoli.

Che poi io di carattere non sono attratta dalle utopie. Ma almeno ora ho sentito quello che ero certa ci fosse dietro la sua storia e la sua incredibile arte.

 

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