Ricerca sul cancro: il paradosso italiano

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C’era una volta il paradosso francese, secondo il quale i cugini d’oltralpe mangiano più grassi ma muoiono di meno per malattie cardiovascolari. Oggi, in tutt’altro campo, si parla di paradosso italiano. La ricerca italiana va bene anche se finanziata meno che negli altri paesi. L’ultimo rapporto sulla ricerca oncologica sul cancro pubblicato da Elsevier in base ai dati Scopus (Cancer Research Report di Elsevier) sembrerebbe confermare il paradosso. Esaminando il periodo 2005-2014, l’Italia eccelle in questo settore di ricerca alla luce di diversi parametri. Nel 2014 siamo, ad esempio, al secondo posto fra i paesi presi in esame per crescita nel numero di citazioni dal 2010 e al terzo rispetto al 2005, mentre balziamo al primo posto per numero di pubblicazioni nel 10% delle più citate.

Geografia della ricerca in movimento

In termini più generali, il report Elsevier mostra una geografia della ricerca oncologica in evoluzione: gli Stati Uniti, sebbene siano ancora oggi un pilastro per la ricerca, non detengono oggi il quasi “monopolio” che avevano 15 anni fa. Ad avanzare è stata anzitutto la Cina, che nel 2014 ha prodotto il 17% delle pubblicazioni in oncologia, contro il 5% nel 2005. Come mostra il rapporto OCSE Research and Technology Scoreboard 2017, la Cina con gli altri paesi asiatici in realtà sta conoscendo un incremento definito “esplosivo” soprattutto nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Quindi il grande balzo cinese nel campo della ricerca oncologica non è isolato ma si inserisce in una strategia che identifica correttamente la ricerca scientifica e tecnologica come la chiave di volta dello sviluppo economico e del benessere collettivo.

E’ anche probabile che la Cina, più rapidamente di altri Paesi, stia prendendo consapevolezza della dimensione sanitaria ed economica delle malattie oncologiche all’interno dei propri confini. Gli ultimi dati IARC attribuiscono al cancro un costo di 46 miliardi di dollari dovuti alla mancata produttività; la perdita più grande – pari a 28 miliardi di dollari – riguarderebbe proprio il paese asiatico, in particolare per l’elevata prevalenza di cancro al fegato, dovute da un lato all’epatite B, dall’altro a elevate esposizioni alle aflatossine nella dieta.

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