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Reblogged from pagina99

“Il vero miracolo della medicina moderna è di natura diabolica: consiste nel far sopravvivere non solo singoli individui, ma popolazioni intere, a livelli di salute personale disumanamente bassi.” Quando lo scrittore Ivan Illich metteva nero su bianco questo pensiero però, il mondo era parecchio diverso da come è oggi. L’obiettivo della medicina del XXI secolo è sì farci vivere più a lungo, ma anche in buone condizioni, e secondo le statistiche, il business di un mondo che invecchia sta sentendo meno la crisi rispetto all’intero settore industriale. Il settore biomedicale tiene duro, anche se il grosso della produzione made in Italy finisce sul mercato estero.

Secondo l’ultimo rilevamento Istat su salute e Italia, dal 2005 al 2013 la percentuale di italiani con più di 3 malattie croniche è aumentata di un punto percentuale, e se consideriamo gli over 65, ben il 41% di essi soffre di multicronicità. A livello globale, l’OCSE prevede inoltre nel 2030 una persona su tre sarà over 30. Un aspetto sociologico questo, che si riflette evidentemente anche dal punto di vista economico della ricerca scientifica. Più la gente invecchia più necessita non solo di farmaci, ma anche di monitoraggio, di protesi, di sistemi in grado di facilitarne l’esistenza. Un’intera struttura di servizi alla persona, che per funzionare ha bisogno di apparecchiature sempre nuove.

Il mercato tira insomma, ma meno in Italia. Secondo quello che emerge da un recente report di Assobiomedica sul mercato dei dispositivi medici italiani, a fare la differenza è appunto l’esportazione. Quasi l’80% di ciò che produciamo in Italia viene esportato. Al contrario, l’80% di quello che viene commercializzato in Italia non è italiano. Il mercato dei dispositivi biomedici nel 2011 – cioè in piena crisi – rilevava 3.037 imprese operanti nel settore e 1.118 imprese di produzione per circa 7 miliardi di euro di fatturato. Per fare un paragone, pensiamo che nello stesso anno un colosso come Luxottica fatturava 6,2 miliardi di euro. A differenza dell’industria degli occhiali, il biomedicale è composto sostanzialmente da piccole aziende, che però nel 2011 hanno dato lavoro a 107mila persone.

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