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OpendataCRONACA – Giorgio Gaber in tempi non sospetti e con nota lungimiranza cantava “libertà è partecipazione”. Ma come declinare oggi questo concetto tanto trito e ritrito da essere spesse volte abusato, nello spirito di condivisione che caratterizza la società contemporanea, quella di internet e dei social network? Una possibile risposta, tanto filosofica quanto pragmatica è rappresentata dal movimento che va sotto il nome di “Open Data”, cioè dati aperti, liberamente consultabili e riutilizzabili da tutti, non solo da chi li produce, come le pubbliche amministrazioni.

Il progetto non è un’idea italiana. Open Knowledge Foundation, un’organizzazione no profit nata dieci anni fa a Cambridge per promuovere l’apertura dei dati, definisce gli open data in questo modo: “un contenuto o un dato si definisce aperto se chiunque è in grado di utilizzarlo, riutilizzarlo e ridistribuirlo, soggetto, al massimo, alla richiesta di attribuzione e condivisione allo stesso modo”.

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