Ascoltando Rimini, di Fabrizio De Andrè

Flickr_-_GunnerVV_-_Cloudy_River_@_DawnRimini – Fabrizio De Andrè

Tante volte mi sono chiesta chi è Teresa, una prostituta del porto di Genova, una bagnante, di quelle nascoste tra gli ombrelloni dei film italiani anni sessanta. Mi sono chiesta come fa ad essere figlia di pirati e di  droghieri allo stesso tempo e perchè porta una lametta al collo vecchia di cent’anni.

Mi sono risposta alla fine – come per tanti altri personaggi raccontati da Faber, come Barbara, o Bocca di Rosa –  che Teresa è l’aria che respiriamo tutti i giorni, è i nostri “errori di saggezza”. Molto pirandellianamente. Teresa soffre la caccia alle streghe dell’inquisizione, sta al porto di New York e fa l’amore con Cristoforo Colombo, che sfoga con lei la frustrazione di una colpa mai ammessa. Teresa sì, è figlia di droghieri e di pirati, proprio perchè ha commesso l’errore di abortire l’America e poi guardarla con dolcezza. E’ lei stessa Colombo. Teresa è quella che come tutti noi, come quella lametta che porta al collo, viaggia con la sua mente per mille storie, spesso senza che gli altri possano distinguere la verità dalla chimera. E anche nella canzone, come nella nostra esperienza di vita, improvvisamente sono gli altri che non capiscono chi è Teresa, lei solo lo può sapere. Forse perchè sa che cosa sta guardando e che cosa ha guardato davvero. Gli altri, tra i gelati e le bandiere, possono solo scommettere sulla figlia del droghiere. Storia di tutti i giorni insomma, di una ricerca spasmodica a capire gli altri, che spesso si rivela solo una scommessa sui loro desideri e le loro inclinazioni.

Mi ha sempre intrigato lo sforzo costante di capire gli altri, non ho mai del tutto compreso perchè ne valesse davvero la pena. Forse anche nel nostro tempo in cui siamo bombardati da stimoli e storie, da spiegazioni e consigli di Rosanna Lambertucci, forse alla fine è meglio non regalare terre e promesse a chi non le mantiene.

Credits: Wikipedia Commons, by Gunner VV

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2 pensieri riguardo “Ascoltando Rimini, di Fabrizio De Andrè

  1. Mi spiace dirti che hai frainteso pressocché completamente il testo, che parla di aborto negli anni ’70, in seno al ceto piccoloborghese. Un’esegesi come la tua, oltre a non essere esegesi, è pure dannosa per chi volesse davvero comprendere.

    1. Caro Luca,
      mi dispiace dirle che la mia non è un’esegesi, ma un’opinione, una mia lettura personale e tale rimane.
      un cordiale saluto

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