I rifiuti più comuni sulle spiagge? Mozziconi di sigaretta, e tanta plastica

Si chiama citizen science: una forma di attività scientifica condotta dai cittadini in collaborazione con scienziati o sotto la direzione di scienziati professionisti e istituzioni scientifiche. Un esempio concreto di citizen science è Marine Litter Watch, un’iniziativa dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) che mira a combattere il problema dei rifiuti sulle spiagge europee. Ogni anno si stima per esempio che 8 milioni di tonnellate di plasticafiniscano negli oceani del mondo. Oltre a richiedere costi elevati per la pulizia, e considerando che non tutta finisce per essere riciclata, la plastica danneggia anche l’ambiente marino e influisce negativamente sulla salute degli habitat oceanici.

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La metà degli adulti del Sud non ha il diploma

Ancora oggi 4 italiani su 10 dai 25 ai 64 non posseggono un diploma, al Sud a non avere questo titolo di studio è la metà della popolazione di questa età. Lo stacco rispetto a 14 anni fa è di 10 punti percentuali nel complesso (nel 2007 il 48% degli italiani non era diplomato), ma al sud la crescita è stata ancora una volta più rallentata: +9 punti percentuali dal 2004 al 2016, contro i 13 del nord e i 12 del centro. Vi sono regioni come la Basilicata dove in 14 anni le cose sono migliorate di più (+13% nel numero dei diplomati, allineando la Basilicata alla media nazionale), altre come la Calabria dove si è cresciuti solamente del 6%.

Lo raccontano recenti dati Istat contenuti nel rapporto Bes 2017 – “Misure del benessere equo e sostenibile dei territori”  , pubblicati i giorni scorsi, che racconta le 110 province e città metropolitane italiane.

Oggi la regione con il più basso tasso di diplomati fra i 25 e i 64 anni è la Puglia, dove il 48% dei cittadini adulti ha almeno un titolo di studio superiore.

Andando ancora più nel dettaglio, in fondo alla classifica troviamo le province di Barletta Andria Trani (40% di diplomati), Nuoro (42%), Trapani (43,4%), Foggia (44,3%), Caltanissetta (44%) e Taranto (45,9%). Ma ad avere meno della metà della popolazione adulta diplomata sono anche Olbia, Carbonia e Iglesias, Sassari, Agrigento, Palermo, Ragusa, Crotone, Catania e la provincia di Napoli.

In cima alla classifica invece si collocano le province di Roma (72,1% di adulti diplomati), Trieste (71,6%), Bologna (71,4%) e Milano (69,3%).

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Salute: l’Europa ha resistito meglio alla crisi rispetto agli Stati Uniti

APPROFONDIMENTO – Secondo quanto emerge da un articolo pubblicato su PNAS nell’ambito del Progetto Lifepath, negli anni della crisi la mortalità in Europa ha continuato comunque a diminuire negli ultimi anni, senza interruzioni, cosa che invece non è avvenuta negli Stati Uniti. In altre parole, pare che l’Europa abbia mostrato una maggiore resilienza alla crisi quanto a salute della popolazione, soprattutto perché è migliorata anche la salute degli europei meno istruiti (anche nei paesi dell’Europa orientale) diversamente da quello che è accaduto negli Stati Uniti.

A partire dai primi anni Duemila infatti, negli Stati Uniti sono aumentate le cosiddette “morti per disperazione” fra gli americani bianchi di mezza età e con un basso livello di istruzione, in parte dovute all’abuso di antidolorifici oppiacei. Il risultato è stato un aumento dei tassi di suicidio e di intossicazione.

In Europa questo fenomeno non si è verificato, anzi. Un team di ricercatori guidati da Johan Mackenbach, professore di salute pubblica all’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, ha esaminato i dati sulla mortalità in 17 paesi dal 1980 al 2014 (per un totale di 9,8 milioni di morti) e sulla morbilità – cioè una condizione di malattia, disabilità o in generale di scarsa salute – riportata da 350.000 persone provenienti da 27 paesi, dal 2002 al 2014.

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L’ (im)mobilità sociale della scuola italiana: chi parte svantaggiato, ci resta

Di mobilità sociale si parla sempre, da decenni, ma il risultato è che in Italia le condizioni di partenza definiscono ancora gran parte dei percorsi di vita dei giovani. Chi proviene da famiglie più svantaggiate, non solo in termini economici, ma anche di titolo di studio dei genitori, di fatto studia di meno e quando anche arriva a iscriversi all’università, sceglie corsi di laurea più brevi. Come ci raccontano i sociologi, la disequità sociale comincia prima della scuola, anzi, ancora prima della nascita. Possiamo comunque dire che inizia ad acuirsi nel momento della scelta della scuola superiore.
In questi giorni Almalaurea ha pubblicato la sua XX indagine , che traccia un profilo del laureati del 2017, che mostrano un gradiente sociale netto: solo l’1,8% dei laureati nel corso dell’anno appena passato ha un diploma di istituto professionale e il 19% proviene da istituti tecnici.Attualmente il 17,5% di chi nel 2016 è iscritto all’università come studente non lavoratore (fonte Almadiploma 2018 ) proviene da istituti professionali.

L’84% dei diplomati, provenienti da famiglie in cui almeno un genitore è laureato, ha deciso di iscriversi all’università (senza aver mai abbandonato gli studi), quota che scende al 65% tra i giovani i cui genitori sono in possesso di un diploma, al 46% tra quanti hanno padre e madre con un titolo di scuola dell’obbligo e al 41% tra i diplomati con genitori con al massimo licenza elementare.
Viene poi da chiedersi se l’introduzione del 3+2 non abbia finito per aumentare la disuguaglianza sociale. Nel passaggio tra i due livelli di studio si registra un’ulteriore selezione socio-economica: proseguono la formazione più assiduamente i laureati che hanno alle spalle famiglie culturalmente avvantaggiate e più attrezzate a sostenere gli studi dei figli.

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