La ricchezza dei 1900 miliardari del pianeta è aumentata di 2,5 miliardi di dollari al giorno

Primo fatto: solo nell’ultimo anno Oxfam ha stimato che la ricchezza dei 1900 miliardari del pianeta sia aumentata di 2,5 miliardi di dollari al giorno, cioè 900 miliardi di dollari complessivi.Il numero dei miliardari aumenta anno dopo anno, registrando un raddoppio dal 2007 – e sono sempre più ricchi. Dall’analisi di Oxfam “Bene pubblico o ricchezza privata” risulta che 26 individui possiedono attualmente la stessa ricchezza dei 3,8 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità. L’anno scorso erano 43. Nel frattempo la povertà estrema in Africa Subasahariana e non solo, è in crescita. La Banca Mondiale nel 2018 stimava 3,4 miliardi di persone, cioè la metà degli abitanti della Terra, che vivono con meno di 5,50 dollari al giorno, definendo questa come la nuova soglia di povertà.

Secondo fatto: gli uomini ancora oggi posseggono il 50% in più della ricchezza posseduta dalle donne. Secondo le stime di Oxfam, se il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne in tutto il mondo venisse appaltato a un’azienda il suo fatturato annuo sarebbe circa 43 volte quello di Apple.

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Europa: nel 2016 una persona su sei ha sofferto di un problema di salute mentale

Secondo le stime dell’Institute for Health Metrics and Evaluation, un centro di ricerca indipendente dell’Università di Washington sulla salute globale, un europeo su sei ha sofferto di un problema di salute mentale nel corso del 2016. Precisamente il 17,3%, circa 84 milioni di persone. Fra questi, il 5,4%, cioè un europeo su venti, vive disturbi dell’ansia e poco meno sono le persone che soffrono di depressione. Il 2,4% della popolazione fa invece uso di droghe o abuso di alcol, un europeo su cento soffre di disturbo bipolare e uno su 300 di schizofrenia.

La probabilità che nel corso della nostra vita ci capiti di vivere uno di questi disturbi è del 50%, dice il rapporto Health at a Glance di OCSE. Insomma, testa o croce.

Da paese a paese le cose non cambiano di molto: dal primo all’ultimo in classifica per percentuale di cittadini con disturbi mentali il gap è di soli quattro punti. La Nazione con il tasso più elevato è la Finlandia, dove soffre di ansia, depressione e altri disturbi il 18,8% della popolazione.

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Che fastidio le donne che parlano di sesso

«Non avevo alcun intento politico. Stavo vivendo una storia amorosa clandestina con un ragazzo molto più giovane di me. Il blog e i profili sui social erano una dedica a lui, un gioco fra me e lui. E mi eccitava l’idea che altri, del tutto sconosciuti, leggessero di noi. Le reazioni hanno sorpreso anche me. In qualche modo loro sì che sono “politiche”: mi insultano e scrivono con gratitudine in centinaia.»

Che lo si consideri un bene o un male, un reale dibattito o semplicemente rumore confuso, la partecipazione alle discussioni sui social network, quando è massiccia come nel caso dei profili Twitter e Facebook di Anna Salvaje non può lasciare indifferenti. Sono centinaia le donne, giovani, giovanissime e meno giovani, femministe e non, che ogni giorno commentano i tweet e i post di Anna, che da qualche anno, prima con il blog e poi sui social, condivide i dettagli più intimi della sua avventura sessuale. Al centro dei posto di Anna c’è la narrazione e l’esaltazione del proprio piacere con un linguaggio che molte definiscono troppo scurrile per una donna, altre troppo banale, altre ancora denigratorio, altre addirittura dannoso per la lotta contro il patriarcato.

Di fatto la constatazione comune è che oggi esistono ancora tante zone vietate a chi è nata femmina. Ma basta parlare di sesso, in qualsiasi modo lo si faccia, per essere donne più libere? Autodefinirsi puttana, zoccola, troia può essere una strada produttiva per privare questi termini secolarmente diffamanti della valenza denigratoria che indossano? Usare su noi stesse parola “cazzo”, per esempio, ci rende più libere?

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Escherichia coli e farmacoresistenza: ecco cosa dobbiamo sapere

L’Escherichia coli è un batterio che si trova naturalmente nell’intestino degli esseri umani e degli animali sani e fa parte della normale flora batterica. Tuttavia alcuni ceppi di E. coli possono causare problemi come crampi addominali, vomito, diarrea con sangue, e in alcuni casi malattie e infezioni gravi. I più pericolosi sono quelli che producono la tossina Shiga, detti ceppi STEC/VTEC. La trasmissione all’uomo avviene prevalentemente per via alimentare, attraverso l’ingestione di derrate di origine animale contaminate in fase di produzione o lavorazione o attraverso ortaggi e frutti coltivati su terreni fertilizzati o irrigati con reflui da allevamenti bovini infetti. Per evitare la contaminazione sarebbe sufficiente lavare bene gli alimenti che consumiamo crudi, lavarci sempre le mani ed evitare cibi a rischio, come uova o carne cruda.

Eppure in Europa (dati ECDC) nel 2017 si sono contati 6457 casi di VTEC (il doppio rispetto al 2007), 94 dei quali in Italia, anche se il nostro paese fortunatamente non è fra i più vessati. Al primo posto troviamo infatti la Germania con 2065 casi, il Regno Unito on 993, l’Irlanda con 795 e la Svezia con 504. L’Italia è però risultata al secondo posto per numero di morti, con 4 decessi, un quinto del totale di tutta l’Europa. Siamo ai primi posti anche per numero di ospedalizzazioni: 81 su 94 casi. Svettano in questo senso Irlanda e Regno Unito con rispettivamente 284 e 247 casi ospedalizzati, anche se va detto che per alcuni paesi fra cui Germania e Francia questo dato non è disponibile.

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