Un elettore su tre ha votato Salvini. Scopri quanto è leghista il tuo Comune

Un elettore su tre ha votato Lega. In quasi un comune su quattro il popolo di Salvini costituisce più della metà degli elettori, o almeno di coloro che si sono recati alle urne.

I dati parlano chiaro: il consenso del Partito è cresciuto, a scapito del Movimento Cinque Stelle e del partito Democratico. Solo in Toscana il PD ha ottenuto una percentuale leggermente più alta della Lega: il 33% contro il 31%.

Spicca il fatto che laddove la Lega ha totalizzato le percentuali più elevate, il Movimento ha incamerato quelle più basse. In Veneto, la prima regione per percentuale di voti alla Lega (il 50%), il Movimento ha raggiunto l’8,9%, la percentuale più bassa d’Italia dopo il Trentino Alto Adige. Al contrario, in Campania e Sicilia, dove il Movimento ha superato il 30%, la Lega ha totalizzato le percentuali più basse. Che però basse non sono. La regione dove meno persone hanno votato Lega è stata la Campania, dove tuttavia Salvini è stato scelto da un elettore su cinque. Per fare un paragone, sono diverse le regioni dove il PD non ha toccato questa quota, per non parlare del M5S.

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Il più ampio studio mai eseguito sulla salute delle persone transgender

Dal giugno 2018, la transessualità non è più classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come malattia mentale. L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle “condizioni di salute sessuale”. Un cambiamento epocale, che va nella direzione di abbattere sempre più i tabù e dunque lo stigma nei confronti delle persone transgender.

Ma quanto sappiamo oggi dello stato di salute di chi decide di avvicinarsi alla propria autentica sessualità chirurgicamente oppure assumendo farmaci e ormoni? Ancora molto poco. Sono pochi i dati scientifici sugli effetti a lungo termine dei trattamenti sulla salute, come la suscettibilità al cancro o su come cambiano il cervello e il corpo in generale.

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Età media dei medici: fra un campano e un trentino ci sono 9 anni

L’età media del personale sanitario di ospedali e ASL è oggi 51 anni.Medici, infermieri, amministrativi e operatori sono in media 3 anni più vecchi rispetto alla forza lavoro del 2010. Lo mette in luce il Rapporto Sanità 2019 prodotto dal Centro Studi Nebo, che fornisce un’analisi del Conto Annuale del Personale della Pubblica Amministrazione della Ragioneria Generale dello Stato. L’unica categoria dove l’età media è (appena) inferiore ai 50 anni è quella degli infermieri, anche se in 7 anni l’età media è cresciuta di ben 4 anni, rappresentando uno dei salti maggiori dell’intero comparto.

Il personale medico e tecnico-professionale sfiora oggi i 53 anni medi, superati invece dal personale di direzione che con 53,4 anni risulta il gruppo più anziano e invecchiato dal 2010, quando l’età media era di 49,7 anni. Non stupisce, dal momento che come rilevavamo nella puntata precedente dove raccontavamo il  Rapporto Sanità 2019 , questo gruppo è quello che ha registrato una maggiore contrazione nel numero di unità. In altre parole: sempre meno nuove e giovani assunzioni fra chi si ritrova a gestire la parte amministrativa di una sanità che dovrebbe diventare, secondo i piani dell’Agenda Digitale, sempre più smart.

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L’acqua e il sapere benedettino

L’acqua oggi è prima di tutto un’emergenza, più di quanto non fosse mille anni fa. Non tanto perché sia poca, ma perché è mal distribuita e troppo spesso sprecata, finendo per compromettere la sicurezza delle persone, l’accesso ai servizi per la dignità della persona. Non a caso uno degli Obiettivi di Sostenibilità all’interno dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il sesto, riguarda proprio questa risorsa: migliorare la gestione delle risorse idriche integrate, proteggere e ripristinare gli ecosistemi relativi all’acqua e sostenere l’impegno locale nella gestione di questa risorsa.

Siamo tuttavia ben lontani da questa visione del mondo. Sembra che l’uomo di oggi sottovaluti l’acqua, e la sfida è capire perché questo avvenga.

Due esempi vicini a noi. In Italia i dati Istat mostrano che su 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua per uso potabile prelevati nel 2015, solo 8,3 sono stati immessi nelle reti comunali di distribuzione e solo 4,9 sono stati erogati agli utenti. L’Italia inoltre presenta il maggiore prelievo di acqua per uso potabile pro capite tra i 28 Paesi dell’Unione europea: 156 metri cubi per abitante. Secondo esempio: la legge regionale n. 14 del 04 aprile 2019 della Regione del Veneto “Veneto 2050: politiche per la riqualificazione urbana e la rinaturalizzazione del territorio e modifiche alla legge regionale 23 aprile 2004, n. 11 “Norme per il governo del territorio e in materia di paesaggio”, ha stabilito che è possibile aumentare la cubatura degli edifici esistenti anche in aree a rischio idrogeologico P1 e P2 (Aree a bassa e a media pericolosità idraulica).

Dal 16 al 18 maggio l’università di Padova insieme all’abbazia benedettina di Praglia ha organizzato la quarta edizione del Convegno “Armonie Composte” che prende il concetto di interdisciplinarità estremamente sul serio, con un sguardo quasi ecumenico, riunendo storici, architetti, storici dell’arte, ingegneri, monaci, giornalisti, urbanisti, giuristi. Obiettivo: riflettere su che cosa è andato storto, prendendo le mosse dal sistema benedettino di progettazione e cura del territorio, che ha rappresentato per l’Europa un’avanguardia che nella storia non ha forse più trovato eguali.

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