Una chiacchierata con Francesca Zoratto, che guida il primo studio sull’uomo in Italia per misurare l’efficacia della psilocibina per la depressione refrattaria.
A te che ci hai insegnato la dignità della vita e la bellezza della morte.
Laura, a te che mi hai insegnato che cos’è la sclerosi multipla, a scriverne nel modo giusto, a fare le domande giuste, a capire quando bisognava incazzarci e firmare petizioni.
A te che come tanti morenti, quando li guardi con onestà negli occhi, ci hai mostrato che rispettare la vita è rispettare le scelte di chi la porta, quella vita. A te che quelle parole hai avuto il coraggio di pronunciarle.
A te che da innamorata della vita mi hai messa in difficoltà con la capacità disumana di morire senza uno straccio di fede, con quella frase che dicesti a Calabresi “io me ne vado con la consapevolezza che per me la vita è solo una”.
Laura, grazie per avermi contattata quella volta nel 2015, per aver creato questo legame che rimarrà sempre teso nel mio cuore. Grazie per quelle cene che abbiamo condiviso insieme anche con Stefano, grazie per essere stata l’esempio di chi non tace e vive pienamente fino alla fine.
Grazie, amica mia, per aver vissuto così intensamente anche la tua morte.
Lo dicono i dati appena pubblicati dal Ministero della Salute sui dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale: nel 2022 si contavano 101.827 medici e odontoiatri, contro i 103.092 del 2020 e 268.013 infermieri, contro i 264.686 del 2020. Nel complesso quindi abbiamo 2,6 infermieri per ogni medico. Questi dati ci dicono tutto? No, perché accanto ai numeri dei dipendenti ci sono quelli dei “gettonisti”, un fenomeno che è scoppiato durante la pandemia e che non accenna a diminuire: coprire il fabbisogno pubblico con dei professionisti a cottimo molto meglio pagati. Un sondaggio proposto dalla Federazione Cimo Fesmed nel 2022 a mille medici ha evidenziato che il 37% di loro dichiara di essere pronto a dimettersi da dipendente del Servizio sanitario nazionale per lavorare con una cooperativa a gettone, percentuale salita il 50% fra i medici più giovani.
8,7 milioni di euro arriveranno in Italia nei prossimi 4 anni per una Joint Action (JA) europea per la prevenzione delle malattie non trasmissibili (in inglese NCD – Non Communicable Diseases) come tumori e patologie cardiovascolari, considerando anche i determinanti di salute.
La JA è iniziata il primo gennaio 2024 e durerà 4 anni, con scadenza la fine del 2027. L’Italia è uno dei 25 paesi membri della JA PreventNCD, un progetto con un bilancio di 95,5 milioni di euro in totale, di cui 76,5 milioni di euro coperti dalla UE e il restante 20% dai 25 paesi. 95,5 milioni di euro rappresentano il 20% del budget sanitario totale dell’Unione Europea. Cifre importanti, che non si sentono spesso nel settore.
Il progetto è guidato dalla Norvegia ed è sostenuto da oltre 100 partner che mira a ridurre l’onere del cancro e di altre malattie non trasmissibili affrontando sia i fattori di rischio che i determinanti sociali di salute.
In Italia questi 8,7 milioni di euro verranno suddivisi fra 14 partner. All’ISS, che è l’autorità di riferimento del progetto per l’Italia, andranno 3,8 milioni di euro, una parte consistente del totale (3 milioni dei quali di finanziamento UE) suddivisi tra diversi WPs tra cui il WP7 (Disuguaglianze Sociali) con coordinamento affidato all’ISS e il WP8 (Monitoraggio) con co-coordinamento affidato all’ISS.