WEBINAR GRATUITO – I 10 errori della comunicazione sanitaria online

I 10 errori della comunicazione sanitaria online

Sapresti elencarne qualcuno qui sotto?

📅Martedì 14 maggio alle ore 15
potremo parlarne insieme per un’ora, all’interno di un WEBINAR GRATUITO supplementare di HeathComProgram

(È anche una buona occasione per farci qualche domanda in più sul corso)

Prenota il tuo posto scrivendoci una email: info@healthcomprogram.it
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Vi aspettiamo!

[foto: R. Magritte – La mela dell’ascolto]

mela

Auto elettrica: quante colonnine ci sono in Italia? Basteranno?

Scegliere di passare all’elettrico o di muoversi in bicicletta dipende fondamentalmente dalle infrastrutture presenti sul territorio: colonnine per la ricarica dei mezzi o piste ciclabili. Il rapporto di Legambiente uscito settimana scorsa analizza anche la presenza delle colonnine per la ricarica dell’auto elettrica dei 104 capoluoghi italiani, contando un totale di 2.368 prese nel 2018 in colonnine con più di 11 kW di potenza e 1885 prese in colonnine con meno di 11 kW. Riguardo a questi ultimi, le uniche regioni che ne possiedono più di 100  su tutto il territorio sono Toscana (645), Lombardia (376), Lazio (186), Emilia Romagna (158), e Trentino-Alto Adige (136).

Questi dati sono tratti dal rapporto Le città elettriche, il primo dossier sulle mobilità a emissioni zero in Italia, realizzato da Legambiente in collaborazione con MotusE (associazione per la mobilità elettrica).

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A Napoli e Milano oltre il 50% della mobilità è “green”

Sempre più persone decidono di spostarsi in città con mezzi non inquinanti: in bicicletta, con i mezzi pubblici a trazione elettrica, compresi i treni urbani, o a piedi. Ma solo in due capoluoghi di provincia italiani oltre il 50% della mobilità avviene tramite mezzi “green”: Milano (52% degli spostamenti) e Napoli (50% degli spostamenti).

Entro i prossimi dieci anni il trasporto pubblico locale del capoluogo lombardo sarà completamente elettrico. Già oggi l’offerta di trasporto pubblico nella città metropolitana è importante, sia per entità (650 milioni di passeggeri all’anno), sia per il predominio della trazione elettrica, che copre il 74% dell’offerta, con 960 vetture metropolitane, 535 tram e filobus in servizio, 30 autobus elettrici e idrogeno.

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Cosa fare quando l’algoritmo discrimina per genere ed etnia?

Il Dipartimento per gli Alloggi e lo Sviluppo Urbano degli Stati Uniti (HUD) ha recentemente accusato Facebook di infrangere la legge per quanto riguarda la gestione degli annunci immobiliari “incoraggiando, abilitando e provocando” discriminazioni attraverso la sua piattaforma pubblicitaria.

L’accusa mossa dal Governo americano è che Facebook consentirebbe ai potenziali inserzionisti di tracciare una “linea rossa” attorno a determinati quartieri, nei cui non hanno interesse a fare pubblicità.Inoltre, gli inserzionisti su Facebook hanno l’opportunità di scegliere di non fare pubblicità verso utenti che hanno determinati interessi, come chi viene etichettato dall’algoritmo di Facebook come interessato alle categorie di “Hijab fashion” o “Cultura ispanica”. In altre parole Facebook estrarrebbe anche dati sensibili sugli utenti, usandoli per determinare chi visualizzerà gli annunci. Facebook da parte sua ha dichiarato di essere “sorpreso” da questa accusa, ma ha reagito promettendo di impedire entro la fine del 2019 la pubblicazione di annunci di abitazioni, posti di lavoro o annunci di credito in base alla località, all’età, all’etnia o al sesso.

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