Il senso dell’istruzione per la salute mentale. Nuovi risultati da Whitehall II

Aver avuto la possibilità di studiare da giovani pare correlato con la prevalenza di demenze in età avanzata. Sia negli uomini che nelle donne, ma il dato è che le donne oggi anziane hanno studiato molto meno da giovani.Lo dice Whitehall 2 uno studio serio (nel pezzo spieghiamo che cos’è Whitehall 2, perché è importante saperlo, e in che senso uno studio è più serio di altri).

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COVID-19, la campagna vaccinale in Italia è in ritardo rispetto agli obiettivi annunciati. Perché?

La campagna vaccinale contro la COVID-19 è sicuramente molto indietro rispetto ai ritmi che erano stati annunciati e sperati a fine dicembre. In due mesi abbiamo vaccinato 1.452.000 persone con entrambe le dosi: 2 abitanti su 100. Di chi è la responsabilità di questi ritardi? Entrano in gioco diversi fattori: le complesse logiche di geopolitica del farmaco, in termini di accordi di approvvigionamento, ma anche il fatto che il sistema sanitario italiano è a tutti gli effetti strutturato in modo federalista. La sanità è gestita a tutti i livelli dalle regioni, e ciò ha provocato profonde differenze nei risultati. Ci sono regioni che stanno vaccinando più di altre, perché ogni regione può scegliere la propria modalità di interpretazione del “piano strategico vaccinale”.

Linee di indirizzo, non “piano vaccinale”

Usiamo le virgolette perché di fatto quello che chiamiamo piano vaccinale, non è un piano, ma un documento di indirizzo nazionale. E non è un vezzo lessicale. Il documento dice sostanzialmente che le regioni devono rispettare due pilastri: mettere a riparo e proteggere i fragili e mantenere il funzionamento della società. La logica di come attuare questi desiderata è stata lasciata in mano alle regioni, che hanno dovuto adattare in corsa le proprie strutture, con una certa dose di interpretazione. E farlo in fretta e in più occasioni. Il primo “piano vaccinale”, aggiornato il 12 dicembre, era diverso rispetto alla seconda versione, datata 8 febbraio 2021, che ha dovuto tenere conto delle caratteristiche del nuovo vaccino di AstraZeneca.

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Virus e varianti, il ruolo della scuola nei contagi. Cosa sappiamo finora?

Nell’ultima analisi settimanale, quella del 26 febbraio 2021, Giovanni Rezza ha dichiarato che l’età media dei contagiati COVID-19 si sta abbassando. Nella settimana fra il 15 e il 21 febbraio infatti, l’età media dei positivi è 44 anni. Abbiamo provato a capire qual è l’età media dei nuovi contagiati COVID-19 da ogni monitoraggio settimanale , e possiamo dire che dalla settimana del 30 novembre l’età mediana è inferiore ai 50 anni, con un trend in lieve ma costante calo. In ogni modo 44 anni come età mediana non è affatto un record: da metà giugno a metà novembre l’età mediana dei nuovi positivi è stata anche più bassa. 

La prima domanda ovvia che viene da porsi è se le scuole riaperte possono aver avuto un ruolo in questo senso. A questa ne segue però subito un’altra, e cioè se il problema in caso di risposta affermativa, sono le scuole o i comportamenti individuali dei ragazzi fuori dalla scuola?

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Anche nella sanità le donne guadagnano meno degli uomini

Se vi recate in un centro per la fisioterapia e vi trovate davanti un neolaureato e una neolaureata, sappiate che il primo guadagna 200 euro netti in più al mese della seconda, senza particolari meriti. Un neo-logopedista percepisce 133 euro in più di una collega, un igienista dentale 119 euro mensili aggiuntivi, un infermiere 84 euro in più.

L’11 febbraio 2021, in occasione della Giornata Internazionale su Donne e Scienza, il consorzio Almalaurea ha pubblicato i dati sul divario retributivo fra laureati e laureate nelle professioni sanitarie. No, non è “colpa” del fatto che gli uomini fanno statisticamente più carriera delle donne e quindi guadagnano di più: qui parliamo di 18.249 neolaureati di primo livello nel 2018 contattati nel 2019 a un anno dal conseguimento del titolo. 9 ragazzi e ragazze su 10 infatti non si iscrivono a un altro corso di studi terminata la laurea triennale in questo ambito.
I dati riguardano 22 diverse professioni sanitarie (sono esclusi ovviamente i laureati in Medicina che hanno un percorso di studi di sei anni), in contesti professionali sia pubblici che privati.

Nel 2019 i neolaureati guadagnavano a un anno dalla laurea in media 1.313 euro (si parla qui di retribuzioni mensili nette). Va precisato però che oltre un quarto dei ragazzi e delle ragazze (il 26,6%) lavora part-time, guadagnando in media 921 euro, contro i 1.458 euro di chi lavora a tempo pieno già a un anno dalla laurea. Nel complesso gli stipendi sono leggermente in crescita rispetto al 2014, anche se non siamo ancora riusciti a recuperare la caduta dovuta alla crisi del 2008. Tra il 2008 e il 2014, infatti, le retribuzioni dei laureati nelle professioni sanitarie erano diminuite del 24,8%.
Il problema è che 7 neolaureati su 10 sono donne (addirittura 9 su 10 in Ostetricia, Infermieristica Pediatrica, Logopedia e Terapia della Neuropsicomotricità dell’Età evolutiva), ma le ragazze guadagnano in media1.283 euro netti mensili mentre gli uomini 1.387. 100 euro in uno stipendio di questa grandezza significa che i ragazzi percepiscono l’8,1% di soldi in più. Non bisogna nemmeno essere sconcertati: nel complesso dei laureati di primo livello, quindi non solo nel contesto sanitario, gli uomini percepiscono il 18% in più delle donne (1.334 e 1.131 euro, rispettivamente). Oh yes.

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