Perché le donne con infarto che arrivano all’ospedale velocemente sono così poche rispetto agli uomini? 

Le donne che arrivano in ospedale entro i 90 minuti dall’infarto sono la metà degli uomini, in alcune aziende territoriali anche molto meno, e in generale nella maggior parte delle ASL/ATS italiane per le donne non si raggiungono gli standard indicati dal Ministero della Salute, che ha stabilito che almeno il 60% dei pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) dovrebbe essere sottoposto a una procedura di angioplastica entro 90 minuti dall’ingresso in ospedale. Anche per gli uomini in circa un terzo delle realtà territoriali non si raggiunge quota 60%, ma per le donne siamo a oltre due terzi.
Sembrerebbe che le donne chiamino più facilmente un’ambulanza per mariti, padri, fratelli con sintomi di infarto ma meno il viceversa.

Continua su Il Sole 24 Ore

Primo parere positivo dell’EMA per uno strumento di AI

Per la prima volta il Comitato per i Medicinali per uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha emesso una “Qualification Opinion” per una metodologia innovativa basata  sull’intelligenza artificiale (AI). Lo strumento si chiama AIM-NASH e aiuta i patologi ad analizzare le scansioni di biopsie epatiche per determinare la gravità della MASH, steatoepatite associata a disfunzione metabolica. La promessa è di migliorare l’affidabilità e l’efficienza degli studi clinici sui nuovi trattamenti, riducendo la variabilità nella misurazione dell’attività della malattia (infiammazione e fibrosi). Le evidenze presentate al CHMP dimostrano che le letture delle biopsie effettuate con AIM-NASH, verificate da un unico patologo esperto, sono in grado di determinare in modo affidabile l’attività della MASH con minore variabilità rispetto allo standard attuale, che prevede un consenso tra tre patologi indipendenti. 

Continua su Osservatorio Terapie Avanzate

Antibiotico resistenza: se non abbassiamo i consumi non ci resta che sperare nell’IA

L’antibiotico resistenza sarà un serio problema per i decenni a venire. Non a caso uno dei tre ambiti sui quali è stato testato Co-Scientist di Google è proprio la resistenza dei batteri ai farmaci attualmente a disposizione. Le mutazioni dei patogeni in conseguenza di un contatto massiccio con i farmaci avvengono molto più velocemente rispetto ai tempi di cui abbisogna la ricerca per produrre nuovi antibiotici. Ne consegue che dobbiamo trovare il modo di accelerare la ricerca – ed è la prospettiva dell’IA applicata a questo campo – ma al tempo stesso ridurre la nostra esposizione agli antibiotici. Fra le due forse la seconda è la sfida più difficile, perché la verità è che anno dopo anno il consumo di antibiotici aumenta notevolmente.

Fra il 2022 e il 2023 la crescita in Italia è stata del 5,4%. Siamo dunque ancora lontani dall’obiettivo del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2022-2025 che era quello di ridurre del 10% il consumo di antibiotici sistemici entro il 2025.

Continua su Il Sole 24 Ore