Curarsi con l’intelligenza artificiale? Le novità in ambito salute, tra limiti e benefici 

Il lancio di GPT Health e Claude for Healthcare apre nuove prospettive, anche per le malattie rare, ma la scarsità di dati e la complessità della cura richiedono ricerca e prudenza 

Il 2026 si è aperto con due annunci – non a caso all’unisono – da parte di due fra le principali Big Tech che si occupano di intelligenza artificiale generativa. Entrambe le aziende hanno lanciato sul mercato un prodotto di GenIA dedicato alla medicina. O meglio, rivolto a medici e a persone comuni, per ciò che già fanno da almeno 15 anni: cercare informazioni sanitarie su internet (secondo un’analisi anonima delle conversazioni condotta da OpenAI, oltre 230 milioni di persone in tutto il mondo pongono domande su salute e benessere su ChatGPT ogni settimana).

Stiamo parlando di GPT Health, lanciato da OpenAI il 7 gennaio 2026, e di Claude for Healthcare, di Anthropic, annunciato il giorno dopo, l’8 gennaio. Anthropic, uno dei maggiori sistemi sanitari no-profit degli Stati Uniti, conta già oltre 22mila operatori sanitari che utilizzano Claude nella pratica quotidiana.

Qual è la differenza di questa versione Premium rispetto a ChatGPT “tradizionale”? GPT Salute permette per la prima volta nella storia agli utenti di caricare le proprie cartelle cliniche, così da basare le conversazioni con il sistema sulle informazioni sanitarie personali e ottenere risposte più mirate e utili. Si possono inoltre integrare i dati provenienti da app di salute. 

Un tema su cui si tende a sorvolare è che cosa contengano davvero le nostre cartelle cliniche. 

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Stanford Agentic Review prova ad accorciare i tempi della peer review 

Chi legge abitualmente le principali riviste scientifiche o segue profili che si occupano di questo tema non può non aver notato che nell’ultimo anno il numero di articoli dedicati a come l’IA sta impattando sulla modalità attraverso la quale la ricerca pubblica i propri risultati è cresciuto in maniera evidente.

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L’eccesso di peso in giovane età aumenta il rischio di tumore al colon-retto in età adulta

Una delle domande ancora aperte della ricerca oncologica riguarda se ciò che accade nei primissimi anni di vita può influenzare il rischio di ammalarsi di tumore decenni dopo, e quanto. Nello studio dei possibili fattori di rischio del tumore del colon-retto, la terza neoplasia più diffusa al mondo, gli studi sono concentrati principalmente su indicatori antropometrici, come altezza e obesità, e su persone in età adulta. Meno chiaro e studiato era invece il possibile contributo di questi fattori nelle fasi precoci della vita, dalla nascita fino ai 25 anni.

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Ricerca vs Big Tech: chi sta scrivendo la medicina?

Oggi non possiamo più seguire la ricerca scientifica limitandoci a quello che esce dai laboratori universitari. L’intelligenza artificiale e i big tech stanno entrando nel cuore della scienza, influenzando chi decide quali domande porre, quali esperimenti fare e come interpretare i dati.

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