Conflitti di interesse e salute, un libro per capire meglio il rapporto tra medici e case farmaceutiche

In questi giorni è balzata di nuovo alle cronache, come avviene ciclicamente, la questione delconflitto di interesse in ambito biomedico. A riportare l’attenzione sulla faccenda è stata una puntata della nota trasmissione Le Iene, che metteva sotto i riflettori il presunto conflitto di interesse del Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, che il 19 dicembre ha annunciato che lascerà la guida dell’istituto ben prima della naturale scadenza del suo incarico nell’agosto 2019. La motivazione fornita è “per potersi dedicare pienamente all’attività di ricerca e accademica”, anche se non si esclude che al centro della decisione non ci sia anche un rapporto non felice con l’attuale governo. Non ci sono dunque relazioni con l’attacco mediatico subito.

La puntata de Le Iene ha lasciato nei giorni successivi una scia importante di commenti e considerazioni. In particolare, al centro della diatriba sono state le domande che la giornalista scientifica Amelia Beltramini, che da una vita si occupa di conflitti di interesse in ambito sanitario, ha sollevato dai microfoni del programma. A partire dal fatto che nelle pagine dell’ISS non è pubblicato un elenco completo dei conflitti di interesse del suo presidente, né questi ultimi sono stati elencati all’atto della nomina.

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Dialoghi socratici (sur)reali sull’ immigrazione

Dialoghi socratici (sur)reali
[è tutto vero, soprattutto che la razionalità non vince quasi mai]

– A me sembra che il concetto di razza sia presente nelle tue considerazioni, o Eugippo.
– No che non sono razzista. Solo penso che non possano venire qua tutti quanti. Chi scappa dalla guerra ok, è un altro discorso. Purché non sia un delinquente.
– Ovviamente.
– Però anche là, mica possiamo accogliere tutti, se no come facciamo.
– Giusto. Però converrai con me – o Eugippo – che un italiano ha diritto di trasferirsi dove vuole, anche in Africa o in Pakistan. Anzi, spingiamo che i nostri ragazzi vadano all’estero.
– È così, o Socrate. È giusto fare esperienze.
– Tuttavia, riguardo all’accoglienza tu non ne fai un fatto di razza, ma di numero: in Europa non c’è spazio e lavoro per tutti.
– Esatto.
– Bene. Però mi concedi che in una situazione assurda, se tutti gli americani decidessero di venire in Europa, legalmente, potrebbero e non sarebbe ingiusto per te. Così come se tutti i tedeschi decidessero di venire a vivere in Italia o i danesi in Francia.
– Te lo concedo. Però l’americano ci arriva con l’aereo qua da noi e con il documento. E tedeschi e danesi sono europei quindi è legale che si spostino.
– Quindi, Eugippo, la ragione per cui secondo te gli extracomunitari vanno espulsi non è numerica, ma un fatto di documento.
– È così, o Socrate.
– Quindi di nazionalità.
– Esatto. Se arriva un americano nero mica gli dico di andare via. Purché non sia un delinquente.
– Ovviamente, certo.

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Pic: Rene Magritte – La Victoire

Belluno alza la Voce – Una canzone per raccogliere fondi dopo il maltempo

Eccola, la canzone che 50 giovani artisti bellunesi hanno scritto e inciso per raccogliere fondi per la nostra provincia martoriata dal maltempo.
Il progetto si chiama Belluno Alza la Voce e a me un “grop” è venuto…

Qui è dove possiamo O comprare il singolo O donare liberamente.

«C’è un tempo per sperare
E un tempo per soffrire
Un altro per andarsene
E uno per restare
C’è un tempo in cui ognuno
può cambiare direzione
A volte basta chiedersi
se è tempo di cambiare
C’è una strada da imboccare
per non sentirsi soli
per non franare a valle
ora stringiamoci le mani
Se questa nostra terra
si merita un domani
dobbiamo riprometterci
che ognuno la consoli.
[…]
Belluno resiste senza far drammi
alberi a terra e tu
contane gli anni
poi chiedilo al vento
come domarli
siamo figli della roccia
come Doro e gli altri
siamo diventati grandi
e forse troppo scaltri
senza mostrarci affranti
anzi
siamo diventati altri
ai piedi delle alpi
senza mai fingerci stanchi
anzi
c’è un mondo
sorretto da queste montagne
da ricostruire
con la nostra nuova forza insieme
una cicatrice
[…]
Alziamo la voce
la voce contro il vento
Quel vento
che ci è rimasto dentro
Alziamo la testa,
non servono parole,
ci basta il coraggio
e niente di più.»

«Ama il prossimo tuo» di Enzo Bianchi e Massimo Cacciari

Schermata 2018-11-14 alle 15.45.48.pngProprio ieri leggevo questo libretto, capitatomi fra le mani un po’ per caso, acciuffato con la coda dell’occhio. Ma come scriveva Alan Bennett parafrasando E.M.Forster “La coda dell’occhio non sbaglia, non inganna. Solo quello che vedi con la coda dell’occhio ti tocca nel profondo.”

Mentre leggevo queste poche pagine mi scorrevano davanti i tweet, i post e le immagini di chi stava testimoniando l’ennesimo disumano sgombero del campo Baobab, a Roma. Uno di quei momenti in cui ti vergogni di essere bianco e ricco, di appartenere ai “vincitori” della storia. Quelli che ieri avevano in mano una spada, oggi una ruspa come arma risolutiva per la povertà.

Questo tweet in particolare mi ha toccato, perché ho pensato che ci sono dei momenti dove alla rabbia e allo sconcerto di fronte alla banalità del male e allo svuotamento di significato dei gesti, si sostituisce come ultima forma di difesa la distanza della disappartenenza. E penso che quando si apre il solco della disappartenenza sia una sconfitta per tutti, anche per chi ha ragione.

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I miei pensieri sull’esperienza del Baobab si accompagnavano – dicevo – alla lettura di questo libretto. Che consiglio specie a chi conosce Cacciari solo per le comparsate in televisione (che pure sono utili) ma che forse lo schiacciano un po’ nel personaggio, lasciandone in ombra la brillantezza del pensiero filosofico.

Oggi va molto di moda parlare di “buonismo”, specie se si prova a dire qualcosa circa il fatto che dobbiamo aiutare chi ha bisogno, quando possiamo, riferendoci al fenomeno migratorio. “Eh, ma mica son tutti bravi sa’?!?”. Qui Bianchi e Cacciari offrono una prospettiva molto onesta, e di certo non tacciabile di buonismo da chi ne fraintende il significato. “Amare” il proprio prossimo, che sia sodale o avversario, buono o cattivo, non deve dipendere da ciò che ci torna indietro da questo nostro gesto. Non è la gratificazione della gratitudine che deve muoverci, non è la filantropia, dicono, ma qualcosa di più originario.

Forse dovremmo allenarci di più a sentirci chiamati in causa e – con Emmanuel Levinas – a sentire la Responsabilità dell’Altro. Anche se c’è il rischio che qualcosa ci deluda.

Mi ha folgorato in particolare questo paragrafo:

«Il Samaritano diviene prossimo non perché filantropo, ma perché il suo cuore si spacca. Alla vista di quell’orribile spettacolo le viscere gli scoppiano in pezzi. Il termine Misericordia è un’esangue traduzione dell’Esplanchnisthé evangelico. La parola del corpo precede ogni logos e ogni azione consapevole. Non vi è amore in nessun senso, che sia puro dal perturbante di questo colpo. Il mezzo morto colpisce al cuore il samaritano ed egli deve rispondergli perché soltanto così può rispondere alla sua stessa ferita».
M. Cacciari

In sintesi, la differenza umana. Per me almeno.
Un piccolo volumetto che pianta qualche semino, in modo molto laico.