Sposarsi seguendo i canoni imposti da mode e social network è diventato sempre più impegnativo dal punto di vista economico. Oggi tutto diventa evento, e il matrimonio non fa eccezione. L’organizzazione richiede in media un anno di tempo, e solo il 20% delle coppie riesce a completare i preparativi in meno di sei mesi. Da un lato, il numero di matrimoni continua a diminuire; dall’altro, chi decide di compiere questo passo tende a organizzare cerimonie sempre più sfarzose. Non esistono dati certi che spieghino se questi due fenomeni siano collegati, che il costo rappresenti cioè un vero deterrente o soltanto un alibi.
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Letture & appunti
Quanto è importante la religione per sentirsi italiani?
Per il 33% degli italiani sì, è importante, per il 18% addirittura moltissimo, che ci pone fra i paesi europei con la maggiore convinzione che l’appartenenza a una nazione dipenda in buona misura dalla religione (prima ancora che dalla fede, ma questo è un tema oramai solo per teologi purtroppo).
Consideriamo gli altri due principali paesi cattolici europei. In Francia solo il 14% dei cristiani intervistati considera la religione come fondamento dell’identità nazionale, in Spagna il 13%. Altri paesi cristiani ma non di tradizione cattolica quali Germania, Regno Unito, Svezia, raggiungono percentuali intorno al 20% con una fetta però significativamente più ampia di popolazione (intorno al 70%) che dichiara che la religione non deve essere assolutamente parte dell’identità di un paese, mentre in Italia lo pensa solo il 44% degli intervistati, mentre il 22% dice mantiene sul diniego toni più moderati.
È interessante notare che i giovani italiani sono molto meno tradizionalisti dei loro genitori: solo il 7-8% dei 18-49 enni afferma che essere cristiano (cattolico peraltro ça va sans dire) è importante per dirsi italiano, contro il 23% degli over 50.
Crollo della percentuale di giovani in soli 10 anni
Una proiezione della società McCrindle ci fa riflettere: in appena 10 anni, nel 2035, la fascia degli under 30 sarà molto più esigua rispetto a oggi. Ma non è colpa del fatto che facciamo meno figli.
L’anno 2025 segna l’inizio della Generazione Beta, che secondo le statistiche dovrebbe includere i nati nel corso dei prossimi 14 anni, ossia fino al 2039. Stando a un’elaborazione statistica basata sui dati della società McCrindle aggiornati a maggio 2024, la Generazione Beta raggiungerà il 16% della Popolazione entro il 2035, che significa che i bambini e i ragazzi con meno di 15 anni saranno solo il 16% della popolazione mondiale. Oggi, nel 2024, gli under 15 sono il 23% del totale degli esseri umani abitanti il pianeta.
[VIDEO] Dolomiti: Racconto della montagna
Grazie a Il Bo Live, la rivista dell’Università di Padova, per dedicare spesso spazio al dibattito sulla montagna bellunese. Lo fece lo scorso anno con un documentario sulla Longarone post-disastro, e lo fa oggi con un altro documentario sul senso di vivere qui.
Grata per essere stata coinvolta anche questa volta per raccontare qualche piccolo pensiero, specie rispetto all’importanza di parlare di lavoro in montagna.
Grazie a Pietro Lacasella e a Matteo Righetto per le loro interessanti considerazioni.
Lo so, è uno strazio guardarmi mentre dondolo senza freno lungo tutto il video però è stato bello portare la “troupe” a San Liberale! Gli occhi corrucciati sono dovuti principalmente al sole in faccia, ma anche all’arrabbiatura per chi vuol portare aerei a Cortina.
Grazie ancora