I nuovi dati sul gap salariale fra uomini e donne. Continua a non cambiare niente 

Quando si dice che le donne ogni mese guadagnano in media meno degli uomini c’è sempre chi alza la mano per obiettare che “ok, ma perché è tanto diffuso il part time fra la popolazione femminile”, come se si trattasse di di un aspetto di per sé non problematico.
In realtà però è la retribuzione oraria media delle donne che è più bassa di quella degli uomini. L’ultima nota di Istat (fine gennaio 2025) ci dice che fra i dipendenti le donne guadagnano il 5,6% in meno rispetto ai colleghi uomini. La retribuzione oraria media maschile nel 2022 è stata pari a 16,8 euro, mentre quella femminile a 15,9 euro.
Attenzione: il gap tende ad ampliarsi tra i laureati tra i quali la retribuzione media oraria è di 20,3 euro lordi per le donne e di 24,3 euro lordi per gli uomini, che significa una differenza del 16%. In parole povere in un’azienda è come se un impegato laureato portasse a casa 30 mila eurolordi e una donna laureata 25.200 euro lordi, cioè se i maschi avessero a fine anno a disposizione 4.800 euro in più delle colleghe.

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Crollo della percentuale di giovani in soli 10 anni 

Una proiezione della società McCrindle ci fa riflettere: in appena 10 anni, nel 2035, la fascia degli under 30 sarà molto più esigua rispetto a oggi. Ma non è colpa del fatto che facciamo meno figli.
L’anno 2025 segna l’inizio della Generazione Beta, che secondo le statistiche dovrebbe includere i nati nel corso dei prossimi 14 anni, ossia fino al 2039. Stando a un’elaborazione statistica basata sui dati della società McCrindle aggiornati a maggio 2024, la Generazione Beta raggiungerà il 16% della Popolazione entro il 2035, che significa che i bambini e i ragazzi con meno di 15 anni saranno solo il 16% della popolazione mondiale. Oggi, nel 2024, gli under 15 sono il 23% del totale degli esseri umani abitanti il pianeta.

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Le 30 enni libere professioniste fatturano ancora la metà dei coetanei 

La prima di due puntate: una sui redditi delle donne libere professioniste e una su quelli delle dipendenti.

Stessa storia, stesso posto, stesso bar.

Le donne in età da famiglia guadagnano taaaanto meno.

Aggiungo che leggevo proprio ieri, e ne uscirà un pezzo, un rapporto del Ministero della Salute sulle condizioni dei parti in Italia. Fra le altre cose, una donna italiana su tre (straniere a parte dunque) fra quelle che hanno partorito nel 2023 non lavora.

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Cosa conta di più per la longevità: i geni o lo stile di vita? 

Sono innumerevoli le storie di persone che raggiungono i 100 anni, e le loro abitudini quotidiane spesso contraddicono i consigli convenzionali su dieta, esercizio fisico e consumo di alcol e tabacco. Eppure, decenni di ricerche dimostrano che ignorare questi consigli può influire negativamente sulla salute di molte persone e accorciare la loro vita. Al tempo stesso ci sono persone giovani che vengono colpite da tumori incurabili. Quanto l’invecchiamento dipende da noi e quanto dai nostri geni è una domanda da un milione di dollari a cui la scienza sta cercando di dare una risposta.

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