Il ciclo mestruale nonostante siano una componente fondamentale della salute e della vita di miliardi di persone, resta ancora oggi un tema spesso trascurato nella ricerca scientifica. È raro che le mestruazioni vengano considerate nella ricerca epidemiologica ambientale, e ancora più raro che si indaghino i potenziali effetti di inquinanti atmosferici sulla salute del ciclo mestruale. In questo contesto, uno studio recentepubblicato nientemeno che su The Lancet Planetary Health e condotto su una vasta coorte internazionale di utenti dell’app Clue – una piattaforma digitale per il monitoraggio mestruale – ha esaminato, per la prima volta, l’associazione tra l’esposizione al particolato fine (PM2.5) e la regolarità del ciclo mestruale.
Disuguaglianze sociali e di salute
COVID-19. Ci siamo vaccinati non per salvare “i vecchi”, ma gli over 60. I risultati dello studio più ampio sul tema
Tra il 2020 e il 2024, la vaccinazione contro il COVID-19 ha avuto un impatto significativo,
anche se complessivamente inferiore rispetto alle prime previsioni modellistiche quando si
considera tutta la popolazione. Per gli anziani, invece, il beneficio è stato molto marcato:
quasi il 90% dei circa 2,5 milioni di decessi evitati ha riguardato persone con più di 60
anni. Tra questi, solo il 2% degli anni di vita salvati riguarda chi vive in strutture di lungo
degenza, a causa di una minore aspettativa di vita, mentre la maggior parte dei vantaggi si
è concentrata sugli anziani che abitavano nelle proprie case.
È questa la conclusione di uno studio internazionale pubblicato in questi giorni sulla
prestigiosa rivista JAMA a firma di epidemiologi di spicco, in primis John Ioannidis
dell’Università di Stanford.
Ogni anno, da quasi 40 anni, nascono molti più maschi rispetto alle femmine. Che cosa significa?
Esaminando i dati di Istat, osserviamo che in Italia ogni anno, senza eccezione, continuano a nascere molti più maschi che femmine, e parliamo di sesso assegnato alla nascita. In 25 anni abbiamo 370 mila ragazzi in più delle ragazze della stessa età. Il fatto che consideriamo l’ultimo quarto di secolo è dovuto al fatto che la serie storica di Istat riporta i dati dal 1999 a oggi.
Abbiamo cercato, i dati sulla popolazione residente che nel 2025 aveva dai 30 ai 30 anni, e abbiamo notato che a partire dai nati nel 1982 i maschi residenti in Italia sono più delle donne. Per le fasce d’età che oggi hanno dai 43 anni in su, ci sono molte più donne che uomini. Detta in altro modo, fra i residenti in Italia nel 2025 ci sono più uomini che donne per tutti gli anni di nascita dal 1982 al 2024.
Allora abbiamo cercato il dato mondiale (World Bank), trovando che le cose sono attualmente così grosso modo in tutti i paesi del mondo.
Asili nido, il 60% delle strutture d’estate rimane chiusa. Parte 4
Stando a quanto emerge dall’ultima Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, la fase più critica per restare nel mercato del lavoro per le donne continua ad essere il primo anno dalla nascita del figlio. Il dato che rimane costante è la prevalenza di coppie con un figlio e l’età del figlio sino ad 1 anno – limite entro cui, per norma, vige il divieto di licenziamento. Nel 2024 si sono contate 60.756 convalide, e 7 su 10 69,5% si riferiscono a donne. Ma attenzione: nelle fasce più giovani, quelle in cui nella maggior parte dei casi si diventa mamme, le donne rappresentano l’80-85% delle dimissioni totali. Il dato del 30% degli uomini dimissionari è dovuto prevalentemente alle fasce d’età più elevate. Il 56% delle convalide di dimissione volontaria sono rese a genitori con un figlio.
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