Fino a qualche anno fa la miosite e la dermatomiosite in forma grave avevano quasi sempre una prognosi molto difficile. Oggi, grazie a nuovi farmaci quali gli anticorpi monoclonali, le cose sono diverse. A fine febbraio Marco, 52 anni, non si alzava più dal letto, neanche per andare in bagno. In appena due mesi dall’esordio dei sintomi aveva perso oltre 20 chili, non riusciva più a mangiare, tanto che gli hanno dovuto inserire una PEG per l’alimentazione, poiché i muscoli esofagei non funzionavano perfettamente e c’era il rischio che pezzi di cibo andassero a finire nel canale respiratorio, fatto che causerebbe un’infezione molto grave da gestire.
Disuguaglianze sociali e di salute
Completare gli studi fa bene alla salute come mangiare sano o non fumare
In media, un adulto con 6 anni di istruzione (all’incirca un livello di scuola primaria nella maggior parte delle aree del mondo) mostra il 13,1% del rischio di mortalità in meno rispetto a chi non ha mai ricevuto alcuna istruzione. Dopo 12 anni di istruzione, (quasi alla fine delle scuole superiori) il rischio di mortalità è più basso del 24,5% e dopo 18 anni di scuola (alla laurea) addirittura del 34,3%. Altrimenti detto: una riduzione media del rischio di mortalità dell’2% per anno di istruzione.
Discriminazione e salute mentale delle persone LGBTQ+: ancora nessun dato
La rivista medica The Lancet ha pubblicato un ampio lavoro di analisi della letteratura sulla salute mentale delle persone LGBTQ+, e in particolare sull’impatto che lo stigma sociale ha sul loro benessere percepito. Risultato: gli articoli rintracciati sono stati 98 e hanno evidenziato che la discriminazione sociale incide sulla salute mentale di queste persone. Le condizioni a livello sociale, le norme culturali e le politiche istituzionali che limitano le opportunità, le risorse e il benessere – contribuiscono al carico sanitario tra gli individui LGBTQ+. 57 di questi 98 articoli collegavano misure oggettive (cioè non auto-riferite) dello stigma strutturale a quelle mentali, 27 a uso di sostanze, 20 a HIV/AIDS o altre infezioni sessualmente trasmissibili e 20 rilevavano impatti sulla salute fisica complessiva.
I ragazzi nelle grandi città sono meno cosmopoliti che in provincia. Lo dicono i dati GPS
L’idea comune è che chi “va in città” diventa cosmopolita, impara a conoscere il mondo e incontra persone diverse. Che i grossi centri urbani siano il luogo dell’incontro. I dati che oggi siamo in grado di raccogliere grazie ai GPS mostrano che non è così. Le grandi città favoriscono la segregazione, altro che melting pot. È più facile che gruppi sociali diversi non si mescolino in una grande città rispetto alla provincia.
Una domanda a cui la sociologia fatica a rispondere riguarda la mobilità sociale: quanto e dove si spostano le persone a seconda delle loro caratteristiche demografiche e socio-economiche: i giovani, le donne, le persone con redditi alti, i laureati, gli anziani, gli stranieri?
A gennaio 2024 Nature ha pubblicato i risultati di una ricerca che rimescola le carte fornendo una nuova misura della socializzazione che cattura la diversità socioeconomica, grazie ai dati sulla mobilità dei telefoni cellulari (GPS). Il database ha compreso 1,6 miliardi di incontri nel mondo reale tra 9,6 milioni di persone negli Stati Uniti, per 382 aree metropolitane e 2.829 contee. Risultato: la segregazione dell’esposizione a persone di gruppi sociali diversi è più alta del 67% nelle dieci grandi città più grandi rispetto città più piccole, quelle cioè con meno di 100.000 residenti.