All’Università di Oxford c’è un team che si occupa di misurare seriamente l’impatto dell’alimentazione di onnivori, vegetariani e vegani sull’ambiente. Recentemente è uscito sulla rivista NatureFood un nuovo studio, il primo a individuare la differenza che le diete ricche e povere di carne hanno sulle emissioni di gas serra, di uso del suolo, di consumo di acqua, e del suo inquinamento con conseguente perdita di specie. In tutti i casi, i grandi mangiatori di carne hanno avuto un impatto negativo significativamente più elevato rispetto ad altri gruppi. Una differenza enorme, ben maggiore di quanto altri scienziati avevano stimato precedentemente.
Ambiente & epidemiologia
Ora sappiamo quanti antibiotici vengono usati davvero negli allevamenti italiani.
(mio) Ora sappiamo quanti antibiotici vengono usati davvero negli allevamenti italiani.
Una seconda chiacchierata con il responsabile di Classyfarm. Conoscete? Eppure…
Antibiotico resistenza: due buone notizie, una cattiva e un falso mito
L’ultimo rapporto dell’ECDC fornisce una misura nuova dell’antibiotico resistenza negli allevamenti, e che ci permette di dire due buone notizie e una meno buona. Le due buone notizie sono che considerando il complesso dei paesi europei si osserva una tendenza di riduzione della percentuale di batteri multiresistenti presenti negli animali da allevamento, e che anche in Italia riscontriamo un trend favorevole sia per la multiresistenza, che per la prevalenza di Escherichia coli contenenti un enzima che li rende resistente ai farmaci di ultima generazione. Per quest’ultimo aspetto si evidenzia per il nostro paese una riduzione del 27% della presenza di batteri con questo enzima, che sale al 50% nei polli da carne.
La notizia meno buona è che parlare di media europea significa appiattire una situazione estremamente eterogenea, con paesi dove il problema è in crescita.
“Il falso mito, oramai luogo comune ma che non ha fondamenta è invece che gli antibiotici utilizzati finiscano nella carne che viene venduta e che mangiamo. In realtà i residui che riscontriamo nelle nostre analisi sono a livelli irrisori” ci spiega Antonia Ricci, Direttrice dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – IZSVe. “Questo perché i regolamenti obbligano gli allevamenti ad attendere il tempo necessario fra la somministrazione di un antibiotico a un animale malato e la sua macellazione, affinché l’antibiotico venga metabolizzato ed eliminato dall’organismo dell’animale. Uno dei nostri compiti come Istituto Zooprofilattico è proprio svolgere analisi a campione sui residui di antibiotici nelle carni. Inoltre in Italia esiste un monitoraggio su quanti antibiotici vengono usati da ogni allevamento e quando, ad opera di un sistema nazionale chiamato Classyfarm. ”
La diffusione senza precedenti dell’influenza aviaria in Europa
Il virus H5N1 ha fatto un salto di specie verso i visoni. Allo stato attuale il rischio per l’essere umano dovrebbe rimanere basso, ma la sua crescente diffusione negli allevamenti avicoli in Europa rappresenta comunque un problema.