Il curioso caso mediatico dell’inquinamento atmosferico del Nord Italia

Meno di dieci anni le iniziative di Cittadini per l’Aria –  nota associazione milanese nata con lo scopo di promuovere politiche per una migliore qualità dell’aria – erano scarsamente prese in considerazione dall’opinione pubblica. Molte famiglie partecipavano al monitoraggio della qualità dell’aria, vedendo le conseguenze dell’inquinamento oltre soglia sulla salute respiratoria dei propri figli, ma certamente l’argomento non riempiva le prime pagine dei giornali né i telegiornali come avviene ultimamente.

Nelle ultime settimane è balzata su tutti i giornali un’analisi di IQAir, un’azienda svizzera, secondo la quale Milano sarebbe la terza città più inquinata dal mondo. Poco dopo ARPA Lombardia-Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha dichiarato a La7 che quei dati sono poco attendibili perché mostrano una fotografia su base oraria, che quindi varia molto velocemente, e perché mettono insieme dati provenienti da fonti diverse quindi poco confrontabili tra loro. E infatti già il 21 febbraio Milano era al nono posto, non più al terzo.

A Torino l’emergenza aria in questi giorni è diventata addirittura materia giudiziaria con gli ex sindaci, Chiara Appendino e Piero Fassino e l’ex governatore della Regione Sergio Chiamparino, imputati nel processo in cui viene contestato loro il reato di inquinamento ambientale. Per loro i pubblici ministeri Vincenzo Pacileo e Gianfranco Colace hanno disposto la citazione diretta a giudizio nel processo ordinato dalla Procura che si aprirà il 18 giugno a Palazzo di Giustizia. L’accusa è quella di non aver preso delle contromisure adeguate nel corso degli anni.

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Particolati e Ozono: respirarli insieme a lungo uccide. I dati di un grande studio mondiale su 372 città 

Per la prima volta nella storia, il 3 dicembre 2023, la COP28 sui cambiamenti climatici ha dedicato un’intera giornata alla salute. Questa giornata è incentrata sulla necessità di adattare i sistemi sanitari a livello mondiale in risposta ai cambiamenti climatici e agli oneri finanziari derivanti dalle crisi climatiche e sanitarie.

Variazioni percentuali (stime centrali e intervallo di confidenza al 95%) nella mortalità totale, cardiovascolare e respiratoria si associano a un aumento di 10 μg/m3 di PM2,5 e O3 nelle analisi stratificate e nelle regioni ad alta e bassa latitudine. Latitudine elevata (n=186), latitudine superiore alla media (valore assoluto di 40,3°) in tutte le città; latitudine bassa (n=186), latitudine inferiore alla media in tutte le città. I valori P per le interazioni sono stati ottenuti dai test del rapporto di verosimiglianza. CI=intervallo di confidenza; CVD=mortalità cardiovascolare; O3=ozono; PM2,5=particolari fini con diametro aerodinamico ≤2,5 μm

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Climate change e inondazioni. Gli effetti sulla mortalità a lungo termine sono più di quanto si immagina 

Il clima cambia, e gli episodi di inondazioni stanno già aumentando e sono destinati ad aumentare sempre di più, con effetti significativi sulla mortalità che vanno ben al di là delle conseguenze dirette dell’alluvione, cioè dei decessi per annegamenti o crolli.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che oggi fra l’80 e il 90% di tutti i disastri documentati derivanti da rischi naturali negli ultimi 10 anni siano stati causati da inondazioni, siccità, cicloni tropicali, ondate di caldo e forti tempeste. Le inondazioni sono i disastri naturali più comuni a livello mondiale, rappresentando ben il 43% degli eventi. Si stima che oggi 1,81 miliardi di persone, ossia un quarto della popolazione mondiale, siano esposte a probabili inondazioni almeno una volta ogni 100 anni.

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Che cosa accadrebbe se decidessimo di mangiare carne solo la domenica? 

All’Università di Oxford c’è un team che si occupa di misurare seriamente l’impatto dell’alimentazione di onnivori, vegetariani e vegani sull’ambiente. Recentemente  è uscito sulla rivista NatureFood un nuovo studio, il primo a individuare la differenza che le diete ricche e povere di carne hanno sulle emissioni di gas serra, di uso del suolo, di consumo di acqua, e del suo inquinamento con conseguente perdita di specie. In tutti i casi, i grandi mangiatori di carne hanno avuto un impatto negativo significativamente più elevato rispetto ad altri gruppi. Una differenza enorme, ben maggiore di quanto altri scienziati avevano stimato precedentemente.

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