Antibiotico resistenza: cosa sta migliorando e cosa sta peggiorando. I nuovi dati ECDC 

Un documento pubblicato in questi giorni dall’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie dell’Unione Europea, evidenzia progressi nella riduzione della resistenza antimicrobica (AMR) nell’Escherichia coli da animali destinati alla produzione alimentare in diversi Stati membri dell’UE. La resistenza combinata agli antimicrobici di fondamentale importanza per la medicina umana rimane molto bassa, ad eccezione di alcuni tipi di Salmonella e Campylobacter coli in alcuni paesi. Inoltre, si è verificato un aumento della percentuale di isolati di Escherichia coli provenienti da animali destinati alla produzione alimentare che mostrano “completa suscettibilità” o “resistenza zero” ai principali antimicrobici. Si tratta di un monitoraggio della resistenza antimicrobica nel biennio 2021-2022 in Salmonella spp., Campylobacter jejuni ed E. coli negli esseri umani e animali da produzione alimentare.

Ci basta questo per essere pienamente ottimisti? No.

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Approvata negli Stati Uniti la prima terapia con linfociti T per i tumori solidi

Un risultato significativo: è stata approvata negli Stati Uniti la prima terapia con linfociti T per i tumori solidi.

Finora i risultati validi dell’immunoterapia (di questo ambito stiamo parlando) avevano riguardato solo i tumori del sangue, mentre qui parliamo di tumori non del sangue, solidi appunto.

Qui trovate una chiacchierata con Vincenzo Bronte, direttore dell’Istituto oncologico veneto (IOV) di Padova, uno dei ricercatori che negli anni novanta ha avuto la possibilità di lavorare con Nicholas Restifo nel gruppo di Steven Rosenberg a Bethesda che oggi ha prodotto questo risultato.

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mio) La grande domanda: perché gli ospedali continuano a dare prosciutto e formaggio ai degenti contro qualsiasi evidenza scientifica?

Siamo in un momento interessantissimo in cui per la prima volta l’umanità sta riflettendo potentemente su come si alimenta, ma purtroppo ci sono ancora due luoghi dove questo scarsamente accade, ed è paradossale: le facoltà di medicina e gli ospedali” ci racconta Silvia Goggi, medica e nutrizionista che da anni studia i presupposti scientifici della dieta vegana e propone regimi personalizzati ai propri pazienti.

Sesta puntata della nostra inchiesta sull’alimentazione vegetale.

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I ragazzi nelle grandi città sono meno cosmopoliti che in provincia. Lo dicono i dati GPS 

L’idea comune è che chi “va in città” diventa cosmopolita, impara a conoscere il mondo e incontra persone diverse. Che i grossi centri urbani siano il luogo dell’incontro. I dati che oggi siamo in grado di raccogliere grazie ai GPS mostrano che non è così. Le grandi città favoriscono la segregazione, altro che melting pot. È più facile che gruppi sociali diversi non si mescolino in una grande città rispetto alla provincia.

Una domanda a cui la sociologia fatica a rispondere riguarda la mobilità sociale: quanto e dove si spostano le persone a seconda delle loro caratteristiche demografiche e socio-economiche: i giovani, le donne, le persone con redditi alti, i laureati, gli anziani, gli stranieri?

A gennaio 2024 Nature ha pubblicato i risultati di una ricerca che rimescola le carte fornendo una nuova misura della socializzazione che cattura la diversità socioeconomica, grazie ai dati sulla mobilità dei telefoni cellulari (GPS). Il database ha compreso 1,6 miliardi di incontri nel mondo reale tra 9,6 milioni di persone negli Stati Uniti, per 382 aree metropolitane e 2.829 contee. Risultato: la segregazione dell’esposizione a persone di gruppi sociali diversi è più alta del 67% nelle dieci grandi città più grandi rispetto città più piccole, quelle cioè con meno di 100.000 residenti.

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