Per tre persone su dieci la disinformazione non è un grosso problema. Ed è questo il problema 

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio del Pew Research Center, condotto nella primavera del 2025 circa sette italiani su dieci considerano la disinformazione online la principale minaccia. Seguono la paura per il cambiamento climatico e per il terrorismo.

Sembra impossibile ma in media ci fanno apparentemente più paura la disinformazione e il cambiamento climatico del terrorismo, delle malattie infettive, della situazione economica. Lo stesso vale nel complesso negli altri 24 paesi esaminati dal sondaggio, fra i quali Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Corea del Sud, Paesi Bassi, Polonia e Svezia: la preoccupazione per le notizie false supera quella per qualsiasi altra questione.

Sembra un dato positivo, ma forse dovremmo ribaltarlo. Il problema è quel 30% di cittadini, uno su tre, che non vede la disinformazione come una minaccia.

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Il cancro in carcere. Un sistema senza dati.

Questa chiacchierata con Nicola Cocco, che da anni segue la salute nelle carceri, mi ha molto colpita.

A oggi non esiste un database nazionale sui tumori di detenuti e sulle cure oncologiche effettuate da chi è in carcere. Non sappiamo, insomma, quante diagnosi di tumore vengono registrate ogni anno, non conosciamo la prevalenza delle diverse patologie oncologiche, né l’esito delle cure di questa popolazione. Per i carcerati, inoltre, non esiste un’offerta coordinata di screening per la diagnosi precoce o di vaccinazione contro patogeni oncogeni a cui la popolazione carceraria può essere particolarmente esposta, come i virus dell’epatite B e del Papillomavirus.

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Italiani: più pillola anticoncezionale (che costa sempre di più) e sempre meno preservativo 

In crescita continua dal 2017 al 2023 l’uso della pillola anticoncezionale e degli altri contraccettivi ormonali fra le italiane, nonostante nel 2024 si registri una lieve inversione di rotta. Le dosi assunte sono diminuisce del 3% rispetto all’anno precedente e si attestano a 140,9 dosi giornaliere per 1000 abitante. Al tempo stesso il costo medio per dose continua a salire, con un incremento del 18% rispetto al 2017. La spesa complessiva per i contraccettivi ormonali rimane elevata: 361,1 milioni di euro, equivalenti a 28,15 euro pro capite nella popolazione femminile tra 12 e 50 anni. La crescita media annua della spesa dal 2017, pari al 4,2%, lascia spazio a una flessione del 2,4% rispetto all’anno precedente.
Sono i dati diffusi dall’ultimo rapporto annuale OSMED di AIFA.

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