Gli scienziati non madrelingua inglese sono penalizzati 

Monsignore, mi permetta, lei dovrebbe curare un po’ di più il suo inglese, è essenziale.
Non credo! Non mi pare che Gesù Cristo sapesse l’inglese!
Mi perdoni la libertà monsignore… ma lei non è nostro Signore Gesù Cristo.
No, su questo siamo d’accordo. Ma allora, figliolo, perché lei insiste a mettermi in croce di continuo con i suoi rimproveri?

Epica scena di Don Camillo, monsignore ma non troppo, ma c’è poco da riderne oggi. Uno studio pubblicato su Plos Biology e condotto da un team dell’Università del Queensland e dell’Università della California su circa novecento ricercatori di diversa nazionalità ha evidenziato che gli scienziati non madrelingua inglese vivono o hanno vissuto, degli svantaggi tangibili durante la loro carriera. I loro articoli scientifici vengono rifiutati più di frequente dalle riviste importanti e che spesso questi ricercatori non partecipano o non fanno presentazioni orali a conferenze internazionali condotte in inglese proprio per un tema di lingua.

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Ecco quanto variano le liste d’attesa per interventi oncologici da regione a regione 

Gli interventi chirurgici non prorogabili sono stati grosso modo garantiti durante la pandemia, in tutte le regioni italiane. O meglio: in quasi tutte le regioni non si sono registrate variazioni significative fra il numero di interventi urgenti da fare ed effettivamente eseguiti, dal 2019 al 2021. Questo non significa che le regioni sono in grado di effettuare entro 30 giorni tutti gli interventi che dovrebbero essere garantiti, anzi le differenze regionali sono enormi. Diciamo solo che su questo aspetto non possiamo dare la colpa alla pandemia.

Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ci ha inviato i dati presenti come grafici nel proprio portale statistico riguardanti l’impatto che la pandemia ha avuto sulle liste d’attesa per interventi oncologici e di area cardio-vascolare di classe di priorità A, che stando al Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021, prevedono un ricovero entro 30 giorni per i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti o, comunque da recare grave pregiudizio alla prognosi.

Abbiamo elaborato questi dati relativi al 2019, 2020 e 2021.

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Quante sono le infezioni ospedaliere? In Italia meno della media europea 

L’ECDC, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, ha misurato il fenomeno, non semplice da quantificare, delle infezioni ospedaliere. I dati sono interessanti anche perché riguardano il periodo fra il 2018 e il 2020, cioè includono anche il primo anno di pandemia. In questo periodo sono state segnalate quasi 20.000 infezioni (SSI) su un totale di oltre 1,2 milioni di interventi chirurgici eseguiti in 2.500 ospedali dei 13 paesi UE/SEE che partecipano alla sorveglianza coordinata dall’ECDC. Il numero di paesi UE/EEA partecipanti è rimasto lo stesso nel 2018-2019 rispetto al 2017, ma sia il numero di paesi segnalanti che il numero di procedure chirurgiche segnalate sono diminuiti nel 2020. Questo perché la pandemia di COVID-19 ha influenzato la raccolta di dati per le SSI sorveglianza, simile ad altre attività di sorveglianza della salute pubblica in tutti i paesi considerati.Le SSI sono associate a degenze ospedaliere postoperatorie più lunghe, possono richiedere ulteriori procedure chirurgiche, cure intensive e possono comportare una maggiore morbilità e mortalità.

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La metà dei casi di cancro è dovuta a fattori di rischio. Ecco i tumori più impattati 

Il fumo in primis, ma anche il consumo di alcolici e il sovrappeso sono fra i responsabili di quasi la metà – il 44% – di tutti i decessi per cancro nel mondo: 4,45 milioni di morti l’anno. Anche per quanto riguarda gli anni di vita liberi da malattia, l’uso del tabacco è il principale fattore di rischio comportamentale nei maschi, seguito dall’uso di alcol, dai rischi legati alla cattiva alimentazione e dall’inquinamento atmosferico. Anche fra le donne al primo posto fra i fattori che impattano sul cancro troviamo l’uso del tabacco, seppur in misura numericamente minore in termini di anni di vita persi in salute, seguito da sesso non protetto, cattiva alimentazione, sovrappeso/obesità e diabete.

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