Un interruttore molecolare che controlla lo sviluppo della memoria

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che un recettore presente nelle cellule immunitarie del cervello, note come microglia, controlla lo sviluppo e la maturazione delle aree della memoria e potrebbe avere un ruolo nella malattia di Alzheimer. Il risultato va ad aggiungersi alle molte prove del fatto che le cellule immunitarie del cervello non solo proteggono i neuroni dai danni, ma comunicano con loro per garantire il corretto funzionamento del cervello.

“Abbiamo scoperto che quando un recettore della microglia chiamato TREM2 non funziona correttamente, i neuroni della memoria nell’ippocampo mostrano anomalie nel loro metabolismo energetico durante lo sviluppo, con conseguenze a lungo termine”, spiega Michela Matteoli, docente di Humanitas University a Milano e coordinatrice dello studio, pubblicato su Immunity1. L’ippocampo è coinvolto nel consolidamento dei ricordi ed è spesso danneggiato nei cervelli dei pazienti affetti da Alzheimer. I ricercatori hanno condotto studi su modelli animali e hanno scoperto che quando TREM2 manca nella microglia, i neuroni hanno meno mitocondri – gli organelli che fanno da “centrali energetiche” delle cellule – e con funzionalità ridotta.

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Ho scritto un podcast sulle Dolomiti

🌲Qualche mese fa ho avuto l’occasione di cimentarmi in una cosa che desideravo fare da diverso tempo: scrivere un PODCAST.

In questi giorni esce Ri-sguardi, un podcast in sei puntate curato dall’agenzia Heads Collective con il contributo della Regione Veneto per raccontare i luoghi UNESCO della nostra regione. Grazie alla stima spero meritata dell’amico Antonio G. Bortoluzzi è stato chiesto a me di curare la puntata sulle Dolomiti Bellunesi.

🎧Trovate le sei puntate di Ri-sguardi su Spotify

Questo invece il sito del progetto: https://risguardipodcast.it

🙏Sono pervasa di gratitudine per diversi motivi.

Anzitutto perché mi è caduta dal cielo questa occasione proprio in un momento in cui da tempo meditavo di scrivere un podcast sulle mie montagne (chiedete a Flavio che ne è testimone!).

Ma soprattutto perché mi è stata data carta bianca. Alla prima email risposi subito che avrei volentieri partecipato al progetto, ma che non ero una scrittrice. “Se Toni dice che sei adatta, per noi sei adatta.” Bòn, se al dis lu. Aggiunsi che avrei partecipato solo se potevo non scrivere delle montagne patinate, delle cartoline, ma raccontare i miei luoghi, Longarone, Castellavazzo, la Schiara, la Val Tovanella… “Scrivi quello che vuoi, quello che hai vissuto, come lo hai vissuto” è stata la risposta. “Però vi avverto che ho una visione molto critica del turismo di massa in montagna, dello sci a tutti i costi e via dicendo. Se si tratta di qualcosa di pubblicitario non sono la persona giusta”. “Benissimo, ci interessa l’autorialità, il racconto, non il marketing”.

Non avevo altre obiezioni.

Quello che trovate qui siamo io e Silvio Zoldan – a cui voglio un bene dell’anima e a cui devo tanto – che saliamo sul monte Toc, sopra la frattura che si staccò la notte dannata del 1963, le chiacchiere sul futuro delle nostre terre alte con Toni Bortoluzzi, le impressioni di chi la domenica sera naviga contro corrente in Alemagna, e di chi in montagna ci va per camminare.

💚La firma la metto io, ma quelle che racconto non sono cose mie. Nelle settimane in cui ho scritto la sceneggiatura ho avuto modo di confrontarmi con amici che mi hanno aiutata e stimolata, gli stessi con cui condivido da anni passi in salita e riflessioni sulle nostre crode. Li ringrazio tutti, in ordine alfabetico.

– Paolo Barp e il CAI – Club Alpino Italiano – Sezione di Belluno

– Antonio G. Bortoluzzi

Diego Cason

Elettra De Biasi

Flavio Faoro

Axel Melchiorri

Adriana Zoldan

– Silvio Zoldan

Ringrazio anche il coro longaronese Voci delle Dolomiti e in particolare Michele Feltrin, autore de L’inno delle Dolomiti, che mi ha non solo dato il permesso di usarlo nel podcast, ma che si è preso a cuore la cosa tanto da costringere il coro a numerose registrazioni per darmi quella migliore.

E grazie a Belluno Alza la Voce per avermi permesso di usare la canzone da loro scritta e cantata in occasione della tempesta Vaia. Peraltro spicca nel ritornello la forte voce di un altro paesano, Michele De Bona, cosa che mi fa ancor più piacere.

📚Infine, i libri che cito sono:

– Dematteis M, Nardelli M., Inverno liquido. La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa (DeriveApprodi Editore, 2022)

– Varotto M., Montagne di mezzo. Una nuova geografia (Einaudi 2020)

In foto: io Silvio e Adri che saliamo sul Toc, la vista dalla cima del Toc sulla nostra Longarone, e infine io e Toni che registriamo comodamente dai prati della cava della Gardona.

Le altre puntate di Ri-sguardi:

– Fulvio Ervas – Il prosecco e le colline di Conegliano Valdobbiadene

– Emanuela Canepa – Venezia San Servolo. Il recinto della follia

– Paolo Zardi – La creazione più meravigliosa dell’Orto Botanico di Padova

– Germana Urbani – Le ville palladiane, l’oro di Vicenza

– Alessandro Cinquegrani – Padova Urbs Picta. “D” o la salvezza

Con i contributi di Dario Sorgato, blogger e attivista sociale, fondatore di “NoisyVision Onlus”, Antonio Padovan, regista cinematografico e sceneggiatore di “Finché c’è prosecco c’è speranza”

introduce:

Simonetta Nardi, speaker e conduttrice radiofonica

Cauto ottimismo per un nuovo farmaco contro la schizofrenia

“Un nuovo ottimismo per la cura della schizofrenia?” titola il commento a un articolo pubblicato su “The Lancet” a gennaio. È probabile. La rivista ha infatti pubblicato i risultati promettenti di uno studio di fase 3 (una fase molto avanzata del percorso della sperimentazione di un farmaco su soggetti umani) su KarXT, un agonista dei recettori muscarinici, che ha ridotto significativamente i sintomi psicotici acuti nelle persone con schizofrenia.

“L’entusiasmo è dato dal fatto che si tratta della prima molecola che supera la fase 3 della sperimentazione raggiungendo gli obiettivi primari senza i noti, pesanti effetti collaterali dei normali antipsicotici”, spiega a Le Scienze Giorgio Pigato, psichiatra presso l’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova, che da trent’anni si occupa anche di ricerca farmacologica sulla schizofrenia.

“Non possiamo ancora dire che questo farmaco funzioni meglio di quelli attualmente in commercio nel gestire la schizofrenia: per fare questa affermazione bisognerà attendere i risultati degli altri studi con KarXT, peraltro già in corso”, spiega Pigato. “La grande novità che genera entusiasmo è che si è visto che questo farmaco, caratterizzato da un meccanismo di azione diverso rispetto agli antipsicotici finora in uso, porta ottimi risultati con minori effetti collaterali. Trattandosi di uno studio randomizzato positivo, l’ottimismo, seppur sempre cauto fino a prova contraria, è giustificato.”

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Quando un corso interamente in IA? Al via un progetto per valutare ChatGPT in medicina 

Un corso di formazione interamente messo a punto e gestito da ChatGPT: sembra fantascienza e invece è qualcosa su cui vale la pena interrogarsi per capire in cosa ci si avventura affidando all’intelligenza artificiale questo delicato compito, specie se la formazione è rivolta a professionisti come gli operatori sanitari. Un team di Zadig, società benefit di Milano leader nella formazione medica da oltre trent’anni, ha dato il via ad AI-CHECK, un progetto scientifico volto a valutare le competenze di questi sistemi in ambito dermatologico per vagliare la possibilità di mettere a punto un corso di formazione per operatori sanitari interamente basato sull’Intelligenza Artificiale. Un obiettivo non da poco.

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