Il danno ambientale prodotto dai super-ricchi sui paesi poveri è tre volte gli aiuti erogati 

Il mega-ricco prende il potere e direziona le scelte della comunità.

Lo fa anche senza prendere il potere, ma per il potere che gli viene dal denaro e da chi lo ammira.

In questi giorni raccontiamo i dati Oxfam.

Elon Musk e Jeff Bezos emettono in 90 minuti le emissioni di carbonio che tu produci in tutta la tua vita.

La differenza esponenziale tra le emissioni di carbonio di una persona media e quelle di un miliardario è sbalorditiva. I soli due jet privati di Elon Musk, senza includere le sue emissioni da altre fonti, generano 5.497 tonnellate di anidride carbonica all’anno, ovvero una media di 15 tonnellate al giorno. Ciò equivale alle emissioni medie di 11 persone nell’arco della loro intera vita.

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Malnutriti quasi la metà dei pazienti ospedalizzati 

Dal 30 al 50% dei pazienti ospedalizzati in Europa è malnutrito, che significa spesso, ma non sempre, denutriti. Nella regione europea dell’OMS, circa il 40% dei pazienti ricoverati perde peso involontariamente e la metà non mangia bene ed è a rischio di malnutrizione. Nonostante le evidenze e le linee guida, quasi la metà dei pazienti ricoverati in Europa non riceve assistenza nutrizionale e solo un terzo di chi non è in grado di mangiare da solo a causa della sua condizione riceve integratori alimentari orali o nutrizione artificiale.

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Quanti anni guadagno se smetto di fumare a 40 anni o a 70? Ecco nuovi dati 

“Ormai… alla mia età è indifferente se continuo a fumare”. Invece no.

Una ricerca pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine ha scoperto che, che smettere di fumare si traduce in un vantaggio in termini di potenziali anni di vita, sia che si smetta a 35 anni che a 75 anni. Non si è mai troppo vecchi, insomma. Certo: prima si smette meglio è: il fumo di sigaretta è un cancerogeno certo, non solo per il cancro ai polmoni, ed è correlato a patologie cardiovascolari e polmonari, quindi a un invecchiamento meno in salute.

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Decodificata una mutazione chiave comune a molte forme tumorali

Circa una persona su cinque sperimenterà una diagnosi di tumore nel corso della propria vita, secondo le stime sul 2022 del Global Cancer Statistics dell’American Cancer Association. In Italia sono più di 3,7 milioni le persone in vita dopo una diagnosi: il 6,4 per cento circa della popolazione italiana.

Ma perché a un certo punto in una cellula cambia qualcosa e si sviluppa il cancro? Si tratta di una domanda centrale per l’essere umano, ma a cui ancora non è stata data una risposta esaustiva. Di recente su “Nature” è apparso un lavoro importante, a firma di un gruppo di ricercatori dell’Università di Chicago, che rivela una parte della “danza” finora sconosciuta che avviene all’interno di ogni nostra cellula, e che fa sì che essa continui a rimanere in vita prima di essere eliminata.

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