Alcune cose da sapere sul primo soccorso

Si conta che in Italia avvengano ogni anno 60 000 arresti cardiaci, ma solo in 6 casi su 10 chi è presente è in grado di intervenire con le manovre salvavita, cioè con massaggio cardiaco e ventilazioni, e solo il 28% di loro sa usare un defibrillatore. Il risultato è che circa l’8% di chi è colpito da arresto cardiaco sopravvive. Per fortuna oggi un arresto cardiaco non significa morte certa. Esistono delle misure salvavita che se imparate possono ribaltare la statistica.

Quando si parla di arresto cardiaco, spesso si sente usare il termine “infarto”. In realtà i termini non sono sinonimi. L’arresto cardiaco avviene quando il cuore smette di pompare sangue e ossigeno al cervello e agli altri organi e tessuti. L’infarto è invece la lesione di un organo, seguita da necrosi dei tessuti, dovuta a interruzione della circolazione locale del sangue, in genere per trombosi o embolia. Può avvenire nel cuore e allora si parla di infarto del miocardio, ma può avvenire anche in altri organi. L’arresto cardiaco può avvenire a causa di un infarto, ma non solo. Per esempio, può avvenire a causa di una fibrillazione ventricolare, cioè un disturbo del ritmo regolare con cui avviene il battito. La fibrillazione ventricolare può avere varie cause, tra cui una prolungata interruzione della respirazione, come in caso di annegamento, soffocamento o trauma. In caso di arresto cardiaco o fibrillazione ventricolare, lo strumento salvavita più efficace è il defibrillatore o DAE, perché aiuta il cuore a riprendere un ritmo regolare nel battito.

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Il numero più importante per il 2025? 

Non è facile scegliere un numero che rappresenti meglio di altri un intero anno, in questo caso in ambito sanitario. Abbiamo scelto di portarci nel 2025 il risultato di uno studio pubblicato su The Lancet – una delle riviste mediche più importanti al mondo – che per la prima volta nella storia ha stimato quante sono le persone che convivono con un disturbo neurologico. Risposta: circa il 40% della popolazione mondiale, ossia 3,4 miliardi di persone.

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Probabilmente pensi di non consumare molto sale. E invece 

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i dati della sorveglianza PASSIrelativi al 2022-23 sul consumo di sale nella nostra quotidianità. Solo la metà degli italiani sta attento a quanto sale usa nelle pietanze, nonostante oramai la letteratura medica sia concorde nel raccomandare un controllo del suo utilizzo, sia per la prevenzione degli eventi cardiovascolari che di alcune forme di cancro. Le cose non sono inoltre migliorate rispetto al 2015, quando il 57% degli intervistati dichiarava di fare attenzione al consumo di sale. 

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