Evo 2 è l’intelligenza artificiale più potente mai creata per la biologia

(mio)🛑 IMPORTANTE

Oggi raccontiamo l’intelligenza artificiale più potente mai creata per la biologia, che è già una realtà, pubblicata il 19 febbraio 2025.

Battezzato Evo 2, questo modello di IA è stato addestrato su 128.000 genomi provenienti da tutto l’albero della vita, dagli esseri umani ai batteri unicellulari. È in grado di scrivere interi cromosomi e piccoli genomi da zero, oltre a decifrare il Dna esistente, compresi quei tratti non codificanti spesso associati a malattie ma difficili da interpretare.

In sintesi, Evo 2 rappresenta un salto evolutivo per la biologia computazionale, con enormi potenzialità nella ricerca scientifica e nella medicina. Tuttavia, sarà cruciale monitorarne gli sviluppi e garantire un uso responsabile di una tecnologia così potente.

Questo genere di tecnologia susciterà però un forte interesse in paesi dove non sono impensabili esperimenti controversi come la modifica del Dna di embrioni umani con Crispr (il caso He Jiankui, ad esempio). Con un modello come Evo 2, potrebbero accelerare lo sviluppo di tecnologie legate all’eugenetica, al potenziamento umano o ad applicazioni militari della biologia sintetica.

La trasparenza e il controllo etico saranno fondamentali per evitare scenari preoccupanti. Tuttavia, essendo Evo 2 open source, è difficile impedire che chiunque lo utilizzi per scopi non etici. In ogni caso, le tecnologie avanzano, e il vero punto è come vengono regolamentate e da chi.

Cent’anni fa uno studioso del fenomeno religioso – Rudolf Otto – scrisse un testo titolato “Il Sacro”, Das Heilige, che descrive coniando un binomio: Tremendum et fascinans. Vi è, per Otto, una duplice polarità dell’esperienza del “totalmente altro”, che per un verso intimorisce e respinge (è il momento del tremendum) e per l’altro affascina ed attrae (è il momento del fascinosum).
Evo2 è a mio avviso tremendum et fascinans, come li intendeva Otto.

Per fortuna questa definizione non è quella che ha ‘vinto’, non è piaciuta come descrizione del Sacro. Questa è la definizione di qualcosa d’altro, qualcosa che ci modificherà ben più ‘tremendamente’.

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I nuovi dati sul gap salariale fra uomini e donne. Continua a non cambiare niente 

Quando si dice che le donne ogni mese guadagnano in media meno degli uomini c’è sempre chi alza la mano per obiettare che “ok, ma perché è tanto diffuso il part time fra la popolazione femminile”, come se si trattasse di di un aspetto di per sé non problematico.
In realtà però è la retribuzione oraria media delle donne che è più bassa di quella degli uomini. L’ultima nota di Istat (fine gennaio 2025) ci dice che fra i dipendenti le donne guadagnano il 5,6% in meno rispetto ai colleghi uomini. La retribuzione oraria media maschile nel 2022 è stata pari a 16,8 euro, mentre quella femminile a 15,9 euro.
Attenzione: il gap tende ad ampliarsi tra i laureati tra i quali la retribuzione media oraria è di 20,3 euro lordi per le donne e di 24,3 euro lordi per gli uomini, che significa una differenza del 16%. In parole povere in un’azienda è come se un impegato laureato portasse a casa 30 mila eurolordi e una donna laureata 25.200 euro lordi, cioè se i maschi avessero a fine anno a disposizione 4.800 euro in più delle colleghe.

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Tuo figlio probabilmente mangia troppi zuccheri ma forse non te ne rendi conto 

Un recente studio italiano, pubblicato sulla rivista Nutrients ha indagato la relazione tra le abitudini alimentari dei bambini italiani della scuola dell’infanzia e lo stato nutrizionale dei loro genitori. I risultati hanno rivelato che i bambini con genitori sovrappeso o obesi tendono a consumare maggiori quantità di carboidrati e a scegliere alimenti meno salutari. Il campione esaminato non è molto ampio, ma è un primo tentativo di raccolta dati di questo tipo in Italia. Sono stati considerati 171 bambini con un’età media di 4,6 anni, per i quali sono stati raccolti dati sia sulle abitudini alimentari che sullo stato nutrizionale dei genitori. I risultati hanno evidenziato che i figli di genitori sovrappeso o obesi tendono a consumare maggiormente bevande zuccherate e sono più inclini a rifiutare cibi sani, come verdure e pesce.

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La probabilità di sviluppare demenza dopo i 55 anni è oggi del 42%, 

La probabilità di sviluppare demenza dopo i 55 anni sarebbe oggi del 42%, più del doppio rispetto ai dati riportati da studi precedenti, che significa che nei prossimi 40 anni, da qui al 2060, i casi di demenza potrebbero letteralmente raddoppiare.
Sono i risultati di un’ampia ricerca pubblicata su Nature Medicine e e condotta dalla New York University insieme nientemeno che alla Johns Hopkins University e ad altre istituzioni americane, che si basa su un ampio studio longitudinale: l’Atherosclerosis Risk in Communities Neurocognitive Study (ARIC-NCS), che dal 1987 segue la salute vascolare e la funzione cognitiva di quasi 16.000 partecipanti mentre invecchiano. Il progetto ha anche il merito di essere la coorte più longeva che abbia monitorato la salute cognitiva e cardiovascolare degli afroamericani.

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