Che fine ha fatto COVID-19 in questa estate 2025?

Nelle scorse settimane è stato individuato il primo caso di infezione da variante “nimbus” di SARS-CoV-2, che in realtà è una variante della variante omicron (NB.1.8.1), e rilevata in Asia in altri Paesi del mondo, anche Europei, da alcune settimane. Si tratta di un paziente considerato fragile di 69 anni, ligure. dati del Ministero della Salute, aggiornati al 25 giugno 2025, ci dicono che negli ultimi 30 giorni si sono contati 1356 casi (il 40% ha più di 70 anni), di cui 30 fra operatori sanitari, e 11 decessi correlati anche a COVID-19. Fra gli under 60 sostanzialmente non ci sono stati casi severi di malattia, mentre fra le fasce più anziane i casi severi sono stati intorno al 10%.

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L’Ai per trovare gli errori della scienza. A che punto siamo 

Sì, queste piattaforme esistono già, sono operative, si stanno espandendo. Al momento (marzo 2025) i risultati che abbiamo sono preliminarissimi, ma ci suggeriscono che ci sono più errori negli studi scientifici pubblicati di quanti – forse – immaginiamo. Black Spatula, Yesnoerror, TruLyzer, ScholarlyAI: sono solo alcune delle iniziative nate “dal basso” ossia non in seno a istituzioni scientifiche, con l’obiettivo di passare al setaccio gli articoli scientifici pubblicati per individuare eventuali errori metodologici, o addirittura di calcolo.

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Se un abstract scientifico contiene parole come “delves” o “crucial”, forse l’ha scritto l’IA 

Il 14% degli abstract in ambito biomedico ha tracce di IA. Uno su sette – oltre 200.000 – include infatti parole rivelatrici, comuni nei testi generati da modelli linguistici di grandi dimensioni. La percentuale di abstract manipolati con l’IA sale al 40% per alcuni ambiti. Lo evidenzia un articolo pubblicato su Science, che ha studiato i cambiamenti del vocabolario in oltre 15 milioni di abstract di articoli in ambito biomedico dal 2010 al 2024 indicizzati da PubMed.
L’effetto dell’utilizzo degli LLM sulla scrittura scientifica è davvero senza precedenti e supera persino i notevoli cambiamenti nel vocabolario indotti dalla pandemia di COVID-19.

Tra tutte le 26.657 parole esaminate, i ricercatori ne hanno individuare 454 che sono apparse molto più spesso nel 2024 che in qualsiasi altro anno dal 2010. Si trattava principalmente di termini di “stile” non correlate al contenuto della ricerca e tendevano a essere verbi e aggettivi. Fra queste le più usate sono risultate essere: delves, underscores, showcasing, potential, findings, e crucial.

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Dati statunitensi suggeriscono che il vaccino contro l’HPV funziona molto bene

Dal 2006 la vaccinazione contro il Papillomavirus umano (HPV) è raccomandata negli Stati Uniti per le ragazze, con l’obiettivo di prevenire le infezioni da ceppi del virus responsabili della maggior parte dei tumori del collo dell’utero. Dopo quasi due decenni iniziano ad arrivare prove concrete e importanti dell’impatto positivo di questa vaccinazione, non solo sull’incidenza del cancro, ma anche sulla mortalità che ne deriva. È quanto emerge in uno studio recente, i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA.

A partire dai dati del National Center for Health Statistics, i ricercatori hanno analizzato l’andamento dei decessi per tumore cervicale nelle giovani donne sotto i 25 anni tra il 1992 e il 2021. Tra il 2012 e il 2019, l’incidenza del cancro cervicale nelle persone sotto i 25 anni è risultata più bassa del 65% circa. Nei primi vent’anni, cioè dal 1992-1994 al 2013-2015, il tasso di mortalità è emerso essere calato del 3,7% circa ogni anno. Questa tendenza sarebbe attribuibile soprattutto al miglioramento dei programmi di screening. Dal 2013-2015 al 2019-2021 la riduzione della mortalità è risultata ancora più importante, con un calo medio annuo del 15,2%, che corrisponde a una riduzione complessiva del 62% in soli 6 anni. In termini assoluti, il numero dei decessi è sceso da 55 nel triennio 1992-1994 a 35 nel 2013-2015, fino ad arrivare a soli 13 casi nel 2019-2021.

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